Flemish Heaven

Film 2016 | Drammatico 112 min.

Titolo originaleLe ciel flamand
Anno2016
GenereDrammatico
ProduzioneBelgio
Durata112 minuti
Regia diPeter Monsaert
AttoriSara Vertongen, Wim Willaert, Esra Vandenbussche, Ingrid De Vos, Isabelle van Hecke Tom Ternest, Naïma Rodric, Serge Larivière, Mathias Sercu.
MYmonetro Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Peter Monsaert. Un film con Sara Vertongen, Wim Willaert, Esra Vandenbussche, Ingrid De Vos, Isabelle van Hecke. Cast completo Titolo originale: Le ciel flamand. Genere Drammatico - Belgio, 2016, durata 112 minuti. Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Una donna gestisce un bordello insieme alla madre. I guai cominciano quando la figlia comincia a interessarsi troppo al suo lavoro.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Lontano dal paradiso, un film inscritto in un quadro che traspira il vero.
Recensione di Marzia Gandolfi
venerdì 16 novembre 2018
Recensione di Marzia Gandolfi
venerdì 16 novembre 2018

Sylvie e sua madre gestiscono un bordello sul confine tra le Fiandre e la Francia. Frequentato da uomini in cerca di sesso e champagne, "Le Ciel Flamand" affascina Eline, figlia di Sylvie a cui è proibito l'accesso e taciuta la realtà dei fatti e del luogo. Il giorno del suo sesto compleanno la curiosità ha la meglio e il destino è in agguato. Un cliente abusa della bambina e Sylvie è costretta a fare i conti con la polizia, la sua professione, la sua vita e (soprattutto) il dolore di sua figlia. Con l'aiuto di Dirk, lo 'zio paterno' che si occupa di Eline quando mamma e nonna sono al lavoro, Sylvie cerca vendetta e redenzione.

A dispetto del titolo, Flemish Heaven è lontano dal paradiso. È un film duro da guardare, un dramma familiare che non lascia indenni malgrado il desiderio permanente di mostrare la luce in fondo al tunnel e a un racconto crudo che investe tre generazioni.

Tre generazioni di donne, madre, figlia e nipote, colpite dalla sfortuna e vincolate a un bordello sul confine tra due paesi, tra uomo e donna, tra adulto e bambino, tra bene e male. La casa chiusa, dove le donne "accolgono uomini in cerca di coccole", così Sylvie racconta alla sua bambina la sua professione, resta inaccessibile a Eline, che aspetta ogni giorno in macchina l'arrivo della madre. Ma come tutti i bambini, Eline è curiosa e non perde occasione per provare a capire quale sia il misterioso mestiere della sua mamma. Approfittando di un momento di disattenzione, varca la frontiera tra l'auto e la casa dove le coccole assumono un'altra dimensione (e un altro odore). Peter Monsaert descrive questo momento chiave dal punto di vista della bimba che non comprende quello che sta accadendo e non ha un'immagine completa dell'uomo che l'approccia, perché la sua attenzione è centrata su dettagli che mitigherebbero il peggiore dei mostri.

Non ci sono soluzioni facili per un crimine di tale portata. Davanti al fallimento dell'indagine ufficiale, Sylvie e Dirk ne avviano una privata per stanare il lupo che ha precipitato la loro bambina nell'oscurità. La costruzione quasi organica del film, bagnato da una luce al neon che impasta di rosso gli interni e gli esterni, avvicenda i punti di vista e conduce una riflessione frammentata sulla validità morale dell'atto di farsi giustizia da soli.

Su una materia intensa e tragica, il regista belga disegna un ritratto plurale, che si fa progressivamente famiglia, volgendo in padre chi non lo era prima. Peter Monsaert si concentra sulla cellula familiare, sui legami paterni e materni, accompagnando il percorso di due adulti verso la consapevolezza di sé e del ruolo genitoriale. Sara Vertongen, già vista nel sublime A Quiet Passion di Terence Davies, è una madre dura in superficie e consumata dentro, Wim Willaert un padre declassato a zio e autorizzato da un trauma a riprendersi pienamente il suo ruolo con l'emozione e la goffaggine che implica.

Il regista, alla seconda prova (Offline), sceglie daccapo un soggetto doloroso. Come il film precedente, storia del reinserimento di un uomo in famiglia e nella società dopo sette anni di prigione, Flemish Heaven racconta la ricomposizione dei legami familiari contro la durezza della vita. Sostenitore acceso del realismo, Monsaert ha un passato da documentarista, l'autore iscrive il film in un quadro che traspira il vero, in paesaggi grigi e sordidi abitati da personaggi di carne e sangue che si battono per conservare la propria dignità in una società che li abusa e poi li condanna. Su di loro il film getta uno sguardo benevolo, senza giudizio, guardandoli fare la scelta sbagliata e trovando un lieto fine istintivo e malsano. Sara Vertongen e Esra Vandenbussche, che sono madre e figlia (anche) nella vita, compongono insieme una performance complessa e piena di nuance che illumina una tragedia sorda dove, a immagine del primo piano di un cane chiuso in gabbia, i personaggi provano a fuggire il loro tragico destino.

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
martedì 11 dicembre 2018
angelo umana

 Un ottimo film, di grandi emozioni e di comprensione dello stato altrui, di come attività varie procurano il cibo o uno stato d'agiatezza. E' uno degli otto film, tutti di buona qualità, che ArteKino Festival ha messo a disposizione in streaming, gratuitamente, per votarli e poi, magari, vincere un viaggio al prossimo Locarno.

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