| Titolo originale | Maggie's Plan |
| Anno | 2015 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | USA |
| Durata | 98 minuti |
| Regia di | Rebecca Miller |
| Attori | Greta Gerwig, Julianne Moore, Ethan Hawke, Bill Hader, Maya Rudolph Travis Fimmel, Wallace Shawn, Alex Morf, George Ashiotis, Monte Greene, Fredi Walker-Browne, Brendan Titley, Stephen Lin, Mina Sundwall, Jackson Frazer, Ida Rohatyn, Angela Trento, Sue Jean Kim, Kathleen Hanna, Tommy Buck. |
| Uscita | mercoledì 29 giugno 2016 |
| Tag | Da vedere 2015 |
| Distribuzione | Adler Entertainment |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,24 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 9 novembre 2018
Allegra ed affidabile, la trentenne newyorkese Maggie Hardin pianifica e organizza ogni istante della propria vita. Finchè un giorno impara in prima persona che a volte il destino dovrebbe essere lasciato indisturbato. In Italia al Box Office Il piano di Maggie - A cosa servono gli uomini ha incassato nelle prime 8 settimane di programmazione 274 mila euro e 65,4 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Maggie, insegnante di arte e management, ha un piano: avere un figlio da sola ma poi incontra John e il bambino lo fanno in due. Tre anni dopo però le cose non sembrano girare nel verso giusto. Antropologo che sogna di scrivere un romanzo di fiction, John ha lasciato per Maggie la moglie, accademica egocentrica da cui ha avuto due figli e con cui mantiene un legame morboso. Disamorata e convinta dell'amore ancora vivo tra i coniugi, Maggie ordisce un secondo piano: rimettere insieme la coppia. Tra ritiri in montagna e appartamenti in città, muove i fili di una vita che vorrebbe senza menzogna ma a cui finisce per mentire.
Screwball comedy contemporanea dentro la linea di Allen (non solo perché è ambientata a New York) e di Baumbach (non solo perché c'è Greta Gerwig), Il piano di Maggie porta a ebollizione le intermittenze sentimentali di borghesi inquieti, a cui New York, come in Manhattan, fornisce incipit e linee di fuga. Dal cinema di Woody Allen eredita i personaggi che speculano, interpretano, interrogano tutto il tempo se stessi e il mondo, da quello di Noah Baumbach la rapsodica mobilità, di entrambi l'ironia come modo personale di dare forma alla sofferenza. Motore del film la ricerca della felicità, quella quasi magica delle commedie romantiche americane, che Rebecca Miller aggiorna ai tempi, riposizionando opportunamente lo sguardo.
Abitato sentimentalmente da personaggi ipercolti, professori universitari che vantano innumerevoli pubblicazioni e citano Žižek, Il piano di Maggie organizza scene da rimatrimonio a tre con bambini e dei bambini condivide la propensione ludica quanto la lampeggiante cattiveria. Maestra di crudeltà è soprattutto la Georgette di Julianne Moore, consorte abbandonata che rielabora il tradimento con l'ennesimo libro dal titolo suggestivo: "Bringing back the Geisha". Alla lettura pubblica non manca la sua rivale, la Maggie di Greta Gerwig, eroina comica cresciuta nei film di Baumbach e agente biondo d'instabilità che semina suo malgrado tempesta. Maggie, affetta da delirio di onnipotenza e predisposta a storie sentimentali 'lunghe' tre mesi, pianifica con la gravidanza l'amore, la cui naturale mercurialità finisce per sorprenderla e condurla dove non si aspettava. Magari insieme al marito di un'altra.
A questo punto il film fa un salto in avanti di tre anni, sorprendendo Maggie e John sposati con prole. E Il piano di Maggie comincia proprio lì, mettendo le basi per qualcosa di sorprendente. Perché Maggie tre anni dopo non ama più John e nulla va come dovrebbe andare, tantomeno come canone romantico vorrebbe. Se la felicità nella commedia sentimentale americana si prospetta nel godere infine, superati ostacoli, equivoci e inganni, di un amore ricambiato, in Maggie's Plan quell'amore viene convogliato, meglio ri-convogliato sulla coppia di partenza, sciogliendo la mania atavica del controllo della sua protagonista. Protagonista che nell'epilogo pattina all'indietro, affidandosi finalmente al caso, e stupisce davanti all'inesplicabile immaginazione del caos. Tra ellissi e accelerazioni improvvise, la commedia di Rebecca Miller produce dialoghi comici, ironia acida e scambi esilaranti sull'innamorarsi, sull'impossibilità di continuare ad amarsi, sull'impossibilità dello smettere di amarsi. Piacevolmente sgualcito dall'esercizio costante della riflessione, c'è Ethan Hawke, 'precario' e in pulsione di ritorno tra la Moore e la Gerwig, pungente una, smussata l'altra mentre ordiscono il piano del titolo e una scommessa d'amore vinta perdendo. Perché Maggie cede il presunto uomo della sua vita all'ex rivale e la sua vita va altrove, verso direzioni impreviste, oltre la rassicurante tutela delle norme sociali e sentimentali.
Commedia brillante di denegazione romantica, che riconsegna lo sposo alla legittima consorte, Il piano di Maggie introduce schegge di contemporaneo disagio prima di ricomporsi in un ballo siglato da una canzone di Bruce Springsteen ("Dancing in the dark"), che 'canta' il matrimonio quando il fuoco si spegne. Ed è danzando nell'oscurità che John e Georgette (ri)troveranno la scintilla. A bordo pista intanto Maggie si congeda in un clima di rinuncia senza il vero struggimento del mélo e con la cognizione che la vita ha troppa fantasia per forzarla in un disegno ordinato.
In linea con le commedie newyorkesi, senza averne però lo stesso lato umoristico, “Il Piano di Maggie” presenta una ragazza cresciuta con la madre (Greta Gerwig) che vuole riproporre, in qualche misura, la sua vita cercando di fare un figlio in provetta da sola. Vestita come una preppy anni ’60 Maggie Hardin non riesce proprio ad essere sexy.
In Italia il movimento "mumblecore" - di cui Il piano di Maggie è erede alla lontana - è passato abbastanza inosservato. Eppure, nell'ideazione di Mark Duplass e Jay Duplass, e nel fiancheggiamento di Greta Gerwig, il piccolo rinnovamento interno alla produzione indipendente dei primi anni Duemila ha lasciato più tracce di quel che si pensava (oltre a film curiosi come Humpday o A casa con Jeff). In effetti, il ricorso a bassi budget, ai dialoghi incessanti, alla rappresentazione di trentenni indecisi e urbanizzati, non pareva in alcun modo affermare una rivoluzione - caso mai sembrava una appropriazione molto semplificata della lezione anni Settanta di Woody Allen e delle ramificazioni contemporanee, a cominciare da Richard Linklater e Noah Baumbach.
Le strade dei più giovani e dei più esperti, nel reticolare mondo dell'off Hollywood, si è poi saldato. Baumbach ha riconosciuto come musa (e sposato) Greta Gerwig, donandole personaggi formidabili in Greenberg e Frances Ha (e meno in Mistress America), e facendosi ibridare al modello "mumblecore" con le sceneggiature della stessa Greta.
Al tempo stesso, i fratelli Duplass hanno via via ispirato le nuove comedy televisive, come Togetherness (frutto diretto) o a Transparent, Love e tanti altri prodotti (frutti indiretti). Il tutto si mescola poi a autrici di altra estrazione, come Lena Dunham, e alla scuderia di Judd Apatow, più sbilanciati verso la comicità pura, ma non meno interessati a raccontare l'America degli irrisolti.
Greta Gerwig diventa mamma. Avevamo lasciato questa versione molto contemporanea della Svampita capace di tutto alle prese con i vaghi quanto ambiziosi progetti di Mistress America, diretto ancora una volta dal suo compagno Noah Baumbach (e cosceneggiato da lei). La ritroviamo incinta e innamorata in Il piano di Maggie - A cosa servono gli uomini, prima commedia di Rebecca Miller, figlia di Arthur, [...] Vai alla recensione »