The Taste of Money

Film 2012 | Drammatico

Anno2012
GenereDrammatico
ProduzioneCorea del sud
Regia diIm Sang-soo
AttoriKim Kang-woo, Kim Hyo-jin, Baek Yun-shik, Yoon Yeo-Jung, On Joo-Wan .
MYmonetro Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

Regia di Im Sang-soo. Un film con Kim Kang-woo, Kim Hyo-jin, Baek Yun-shik, Yoon Yeo-Jung, On Joo-Wan. Genere Drammatico - Corea del sud, 2012, Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

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Joo Young-jak è il segretario di Baek Geum-ok. I due hanno una relazione, ma a complicare le cose è l'arrivo della figlia della donna.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 2,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO NÌ
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Trailer
Sequel apocrifo di The Housemaid che calca la mano sul grottesco.
Recensione di Emanuele Sacchi
sabato 26 maggio 2012
Recensione di Emanuele Sacchi
sabato 26 maggio 2012

Young-jak è il tirapiedi di un potente presidente di una multinazionale; sa quando tacere e chiudere gli occhi e soprattutto conosce i propri limiti. Nel momento in cui scopre accidentalmente che il suo capo ha una relazione con la cameriera filippina il meccanismo comincia a incepparsi, fino alla crisi irreversibile che subentra quando viene a saperlo la moglie del presidente Yoon, l'effettiva detentrice del potere all'interno della gigantesca villa di famiglia.
Per stabilire che cineasta sia Im Sang-soo sono sufficienti il piano sequenza di apertura, che introduce a una montagna di soldi celata in un grattacielo, o le evoluzioni della macchina da presa quando accarezza e poi schiaffeggia i protagonisti girando a 360° intorno al tavolo da pranzo (il luogo in cui l'alta borghesia si concentra e trova il suo habitat ideale da Buñuel in giù). Un virtuoso e un autore, uno che utilizza la tecnica cinematografica come pochi altri in circolazione; fatto che non lo rende esente da scivoloni, di cui The Taste of Money è pieno zeppo, ma che non si può fare a meno di considerare. Trovare molti altri registi che prediligano il campo lunghissimo rispetto al primo piano per risolvere uno degli snodi cruciali del plot, confinando i protagonisti al ruolo di note in calce rispetto alla linea dell'orizzonte, non è faccenda semplice né ovvia.
Quello di Im Sang-soo è un gioco che si svolge su più livelli, che simula la sferzante critica sociale ma si compiace nell'utilizzare il medesimo armamentario visivo dell'oggetto del suo scherno; che calca la mano sul grottesco, smarrendone in parte il controllo quando la voglia di stupire andando sopra le righe gioca brutti scherzi (come nel finale). Ma al di là di chi ha visto nella reiterazione insistita della parola "disprezzo" addirittura una citazione godardiana, Im non fa niente per nascondere i continui rimandi e giochi autoreferenziali che si incuneano in surreali cul-de-sac. Nami sarebbe la bambina di The Housemaid ma contemporaneamente non può esserlo in una realtà che apparirebbe troppo contraddittoria; intanto i personaggi, ignari, assistono nel loro teatro personale alla proiezione tanto di The Housemaid dello stesso Im Sang-soo che dell'originale di Kim Ki-young, così lontano (eppure così vicino) all'estetizzante approdo di Im Sang-soo. Giochi meta-cinematografici incastrati come in una matrioska, che elevano Im Sang-soo a pregevole (o stucchevole) burattinaio, impareggiabile metteur en scène di miserie umane in contesti opulenti, instancabile mistificatore che si serve di specchi e quadri per sovrapposizioni ardite e messe in abisso insistite. E che poggia sull'interpretazione di due grandi come Baek Yoon-sik e Baek Geom-ok, spina dorsale di un cast che può permettersi il lusso di un cameo come quello di Darcy Paquet, critico cinematografico ed esperto di Corea, coinvolto in imbarazzanti scene osé.
Peccato, come si diceva, che la mano del maestro tenda ad eccedere, specie nell'ultima parte, sfilacciando la trama nel tentativo forzato di una nota di speranza, che trasformi i "belli" Nami e Young-jak in vittime e quindi in eroi. Ma l'eccesso, come l'autoindulgenza, è un male necessario, se si considera la natura di un autore irriducibile alla normalizzazione di uno sguardo che non sia intrinsecamente cinematografico.

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Un film che assomiglia a una soap opera in salsa coreana.
Recensione di Giancarlo Zappoli

Young-jak è il segretario di una delle più ricche famiglie coreane e assiste in silenzio ai metodi di corruzione che vi vengono costantemente applicati. I suoi padroni sono Madame Baek (rapace e figlia di un tycoon ormai ridotto su una sedia a rotelle) e suo marito, il Presidente Yoon (che la sposò in passato puntando al denaro). I due hanno due figli: il maschio è giovane e già corrotto mentre la figlia Nami, divorziata, è interessata a Young-jak il quale però ama la cameriera filippina Eva che però ha una relazione con il padrone per poter dare un futuro ai suoi figli. Quando Madame Baek scopre l'adulterio, decide di vendicarsi non senza aver prima preteso un rapporto sessuale dal giovane segretario.
Dopo aver letto la sinossi di cui sopra (che riporta solo una parte delle situazioni da feuilleton che costellano la sceneggiatura) si potrebbe legittimamente pensare di trovarsi davanti a una sintesi della soap tv cult Dynasty in salsa coreana. Trattandosi però di un film in concorso al Festival di Cannes è bene approfondire. Si va allora a consultare il pressbook per verificare se, a causa della diversità di culture, non si fosse colta una sottile ironia finalizzata ad esasperare un genere televisivo per metterlo in ridicolo. Nulla di tutto ciò. Im Sang-soo si prende assolutamente sul serio ed è convinto di avere realizzato non solo un film di denuncia politica ma si spinge più in là affermando: «Con The Taste of Money volevo riportare sulla scena i personaggi classici ed epici di Shakespeare e di Balzac. Volevo anche far emergere un'atmosfera di suspense alla Hitchcock. Mi scuso per avervi citato questi nomi ma, in tutta onestà, questi erano i più vitali punti di riferimento durante la preproduzione del film». Dinanzi ad affermazioni del genere non resta che prenderne atto e consolarsi pensando che chi ha veramente cercato di offrire un senso alto al film è stato lo scenografo. Peccato che fosse il solo.

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