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Ultimo aggiornamento venerdì 20 giugno 2014
Dopo una tempesta Jafaar, pescatore palestinese di Gaza, ritrova per caso nella sua rete un maialino caduto da un cargo. Ha vinto un premio ai Cesar, In Italia al Box Office Un insolito naufrago nell'inquieto mare d'Oriente ha incassato 174 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Jafaar è uno pescatore palestinese che pesca sardine e vive con la moglie lungo il muro della Striscia di Gaza. Dimenticato da Allah, incalzato dai creditori e avvilito da una vita sorvegliata da Israele e dai suoi militari, che 'bazzicano' la sua casa e controllano ogni suo respiro, Jafaar butta la rete in mare e una mattina pesca l'impensabile: un grosso maiale vietnamita. Considerato animale impuro dalla sua religione, decide subito di sbarazzarsene. Il desiderio di qualcosa di meglio per lui e la sua consorte tuttavia lo fa desistere e il maiale diventa una fonte inaspettata di guadagno. Dopo numerosi tentativi falliti al di là e al di qua del muro, Jafaar trova in una giovane colona russa e nella capacità riproduttiva del suo maiale il business e la risposta alle sue preghiere. Quando tutto sembra andare finalmente per il verso giusto, un gruppo di terroristi integralisti lo recluta suo malgrado, mandando letteralmente in aria il suo commercio e la sua vita.
Opera prima di Sylvain Estibal, giornalista, scrittore e realizzatore francese di origine uruguaiana, Un insolito naufrago nell'inquieto mare d'Oriente è una commedia che azzarda in un territorio delicato e suscettibile come la Striscia di Gaza. Estibal si prende il rischio e (lo) fa bene, lasciando che il suo protagonista agisca maldestramente dentro gli spazi ridotti, della vita e della pesca, da Israele. Motore della storia è un grande e grosso maiale vietnamita, il cui consumo è tabù tanto per i palestinesi quanto per gli ebrei. Di nuovo sono le 'restrizioni', questa volta religiose, a costringere Jaafar, accrescendone la creatività e provocando la comicità. Nel suo svolgersi rocambolesco il film incrementa il nonsense, indotto dalla paranoia delle due parti, giocando sulle corrispondenze tra israeliani e palestinesi e senza fermarsi davanti alle differenze. Che sia imposta militarmente dall'esercito israeliano o congiurata dagli estremisti islamici, la violenza non è mai nascosta, piuttosto è scoperta, visibile e moderata dal tono farsesco che sfoga le ipocrisie, come i calzini calzati dal maiale di Jafaar sul territorio israeliano o l'allevamento di maiali dei coloni ebrei tollerato per la capacità che hanno questi mammiferi di fiutare gli esplosivi.
Piccola commedia umanista e 'fraterna', premiata nel 2012 con un César al miglior debutto, Un insolito naufrago nell'inquieto mare d'Oriente trova il giusto equilibrio tra farsa e fiaba, giudaismo e islamismo, tra ḥarām e ṭaref (il cibo proibito secondo le prescrizioni alimentari di ebrei e musulmani), rinnovando il discorso su un conflitto infinito e attivo da più di sessant'anni. Adottando un punto di vista originale e poetico che 'approda' nella visione onirica, Sylvain Estibal realizza un ritratto sensibile dove niente è eluso e dove le due fazioni sono calate, con la propria umanità e la reciproca indulgenza, dentro la loro realtà complessa e davanti agli immutabili (e immutati) affanni quotidiani. Fatta eccezione per il leader del movimento estremista che beve il tè indifferente agli uomini a cui chiede l'estremo sacrificio in vece sua e in nome di Allah e della Palestina.
Interpretato con sentimento dal coinvolgente Sasson Gabai, il celebre protagonista de La banda, Un insolito naufrago nell'inquieto mare d'Oriente rientra nella tradizione del cinema israeliano (La sposa siriana, Il giardino di limoni) che tratta con umorismo, poesia e stravaganza l'antagonismo arabo-israeliano. Un film che denuncia una volta di più una situazione irragionevole e trova nel maiale del titolo originale (Le cochon de Gaza) l'ideale 'legame' tra due popoli, la medesima inquietudine di due popoli.
C’era una volta un panciuto e buffo maiale vietnamita. In una notte tempestosa cadde in mare e, portato dalle onde, arrivò in una terra lontana. I due popoli che abitavano questa terra erano in guerra tra loro e si odiavano da secoli e secoli. Entrambi disprezzavano anche il povero maiale perché le loro millenarie tradizioni lo consideravano un animale impuro e reietto … [...] Vai alla recensione »
Prima o poi qualcuno scriverà una storia del cinema dal punto di vista degli animali, nel senso degli animali usati come personaggi a tutto tondo, e ne vedremo delle belle. Dalla vacca di Buster Keaton all'asino di Bresson fino ai compagni di sventura del naufrago in Vita di Pi, passando per chissà quanti cani, gatti, scimmie e cavalli (perfino Godard ha messo il cane di casa al centro del suo ultimo [...] Vai alla recensione »