| Titolo originale | Eat Pray Love |
| Anno | 2010 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | USA |
| Durata | 140 minuti |
| Regia di | Ryan Murphy |
| Attori | Julia Roberts, James Franco, Richard Jenkins, Viola Davis, Billy Crudup, Javier Bardem Vanessa Marini, Remo Remotti, Alyxx Morgen, Michael Cumpsty, Giuseppe Gandini, Elena Arvigo, Elijah Tucker, Gita Reddy, Lucia Guzzardi, Richard V. Vogt, T.J. Power, Hadi Subiyanto, I. Gusti Ayu Puspawati, Anakia Lapae, Shona Benson, Peter Davis, Micky Dhamejani, Luca Argentero, Sd Pandey, Ritvik Tyagi, Rushita Singh, Sophie Thompson, Chiara Brunetti, Emma Brunetti, Andrea Di Stefano, Silvano Rossi, Stephanie Danielson, David Lyons, Lisa Roberts Gillan, Welker White, Ashlie Atkinson, Roberto Di Palma, Mike O’Malley, Bocker, A. Jay Radcliff, Christine Hakim, James Schram, Lidia Biondi, Tuva Novotny, Arlene Tur. |
| Uscita | venerdì 17 settembre 2010 |
| Distribuzione | Sony Pictures Italia |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 1,91 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 8 marzo 2017
Liz Gilbert, scrittrice newyorkese di successo, lascia marito e lavoro in cerca di se stessa tra Roma, Delhi e Bali. In Italia al Box Office Mangia Prega Ama ha incassato nelle prime 7 settimane di programmazione 3,8 milioni di euro e 1,3 milioni di euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO NÌ
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Liz Gilbert ha una bella casa a New York, un matrimonio fresco, una carriera di successo. Ma improvvisamente scopre che tutto questo non è quello che vuole e che per capire cosa cerca davvero dovrà lasciare tutto e tornare dallo sciamano balinese che le ha messo la pulce dell'insoddisfazione nell'orecchio, passando per Roma, dove vuole imparare a godersi la vita partendo dall'apprezzamento del buon cibo, e dall'India, dove vuole imparare a pregare.
Tratto dal bestseller di Elizabeth Gilbert e diretto dal regista di Nip/Tuck (ma non lo direste mai) Ryan Murphy, Mangia Prega Ama è un titolo sbrigativo, assertivo, a suo modo essenziale, esattamente come il film che introduce. Superata la sindrome Sex and the city per cui si vuol far credere che la crisi dei trent'anni possa stare nel corpo arcinoto di una star più matura, il film sfiora delle corde poco esplorate dalla commedia americana ma rientra in fretta nel giro armonico atteso.
Il capitolo italiano è inutile: un lunghissimo spot di vini, caffè e sottovesti, privo di qualsiasi ripercussione narrativa sul resto del film, in cui per giunta non c'è personaggio che, durante o dopo il pasto, non si pulisca i denti con la lingua (forse un trucco alla Stanislavskij per dare verità all'azione del "mangiare con piacere" sullo schermo?) Ma andiamo oltre. Nel secondo capitolo, quello indiano, solo parzialmente meno ornamentale del precedente, il personaggio di Richard Jenkins confessa alla protagonista le ragioni del suo essere nell'ashram di una guru (che però se ne sta più furbescamente a New York) e racconta perciò dell'ex moglie e del figlio. Il monologo è costruito in modo da lasciar intendere l'esistenza di una tragedia, che poi si rivela scampata. Ora, fare "una finta" su un argomento del genere, per far sobbalzare d'orrore lo spettatore che si stava effettivamente appisolando, è piuttosto scorretto, ma con questo passo falso il film, in realtà, rivela di sé più di quanto vorrebbe: in fondo, è tutta una finta, ci viene fatto credere a lungo che stiamo guardando un film "diverso" ma la verità (che traspare dalla locandina, obbligata alla sintesi estrema) è che si tratta dell'ennesima commedia sentimentale in cui Julia Roberts prima piange e poi ride e che l'unico incontro che conta è quello con l'uomo dei sogni (e, non c'è bisogno di dirlo, non è lo sciamano).
I temi del libro sono seri, complessi ed effettivamente attuali, ma il trattamento che il film riserva loro è sempre molto edulcorato, protetto da una ciambella di sorrisi e bambagia. La solitudine e l'emarginazione a cui la scelta di Liz la espone non dura mai più di un accenno, la sofferenza è annacquata nel gelato, la confusione stemperata nell'esotismo di una seduta di psicoterapia-lampo presso un simpatico vecchietto in mutandoni, che non può prendere l'aereo "perché non ha i denti" (nel suo nonsense, una delle battute migliori del film).
Mangia Prega Ama, una delle più grandi delusioni cinematografiche della stagione, dovrebbe essere preso ad esempio negativo da sceneggiatori e registi in erba poiché costituisce una summa di tutti gli errori immaginabili che si possono commettere nella stesura dei dialoghi, nella distribuzione del ritmo narrativo e in ultima analisi nella comunicazione di significato al pubblico.
Dimenticate le quarantenni tutte edonismo e gioia di vivere di Sex & The City. Alle nuove scrittrici newyorkesi di successo non bastano le avventure con giovani attori off Broadway e una sessione di chiacchiere a colazione per superare una crisi esistenziale. La nuova terapia prevede invece un viaggio intorno al mondo alla riscoperta di se stessi e del piacere legato ai bisogni primari del corpo, dello spirito e del cuore.
Il salto dal cinema alla tv è prassi per molti registi ma il contrario è un'impresa ben più difficile. È nota infatti la ritrosia dei grandi studios ad aprirsi ai professionisti che vengono dalla televisione, anche in un momento come questo in cui le serie televisive sembrano molto più in forma delle stanche produzioni cinematografiche. E Ryan Murphy sta cercando di far proprio questo. Creatore di due tra le più brillanti serie degli ultimi anni (Nip & Tuck e Glee), aveva già tentato il passaggio sul grande schermo con Correndo con le forbici in mano e ora ci riprova con Mangia prega ama, adattamento [...]
Quanti luoghi comuni possono stare in un film di due ore e venti? Parecchi, a giudicare da Mangia Prega Ama. L' ultima mega produzione con Julia Roberts protagonista è un Atlante De Agostini degli stereotipi raccolti a ogni angolo del mondo. Certo, se la regia del televisivo Ryan Murphy non fosse un po' troppo lenta, ce ne sarebbe stato anche qualcuno in più.