| Anno | 2010 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | USA |
| Durata | 138 minuti |
| Regia di | Alejandro G. Iñárritu |
| Attori | Javier Bardem, Maricel Álvarez, Eduard Fernández, Diaryatou Daff, Cheng Taishen Luo Jin, Blanca Portillo, Rubén Ochandiano, Martina García, Manolo Solo, Félix Cubero, Ana Wagener, Violeta Pérez, Raul Moya Juarez, Albert Grabuleda Capdevila, Diana Aymerich, Jesus Puchol, Hanaa Bouchaib, Guillermo Estrella, Cheikh Ndiaye, George Chibuikwem Chukwuma, Lang Sofia Lin, Yodian Yang, Tuo Lin, Xueheng Chen, Xiaoyan Zhang, Ailie Ye, Xianlin Bao, Karra Elejalde, Nasser Saleh, Tomás del Estal. |
| Uscita | venerdì 4 febbraio 2011 |
| Tag | Da vedere 2010 |
| Distribuzione | Universal Pictures |
| MYmonetro | 3,43 su 16 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 8 febbraio 2017
La storia di un uomo in caduta libera. Sulla strada verso la redenzione, l'oscurità illumina la sua via. Il film ha ottenuto 2 candidature a Premi Oscar, Il film è stato premiato al Festival di Cannes, 1 candidatura a Golden Globes, 2 candidature a BAFTA, 1 candidatura a Critics Choice Award, In Italia al Box Office Biutiful ha incassato 344 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Uxbal ha due figli, Ana e Mateo che ama profondamente e una moglie, Marambra, con la quale c'è un rapporto conflittuale che li spinge a separazioni e a tentativi di riappacificamento. Uxbal vive di manodopera clandestina che sopravvive ammassata in tuguri (i cinesi) o cerca di far crescere il proprio figlio in condizioni comunque estremamente precarie come l'africana Ige. Uxbal si trova a confronto con la morte anche di minorenni. Uxbal attende la morte, la sua. Uxbal ha un cancro che gli lascia poco da vivere.
Per Alejandro Gonzales Iñárritu è finalmente arrivato il film della maturità. Liberatosi dell'autoimposta necessità di far prevalere gli incastri di montaggio sulla qualità della sceneggiatura si autorizza in Biutiful a portare sullo schermo una storia tanto lineare quanto complessa e profonda. È come se quell'anello che Uxbal dona all'inizio del film (si scoprirà molto più tardi a chi) affermandone l'autenticità a dispetto di quello che ne ha detto la moglie, fosse un patto con lo spettatore. Non si cercherà più di mescolare le carte, di lavorare sulla dimensione degli scarti temporali per occultare eventuali vuoti di scrittura. Grazie al corpo/cinema di Javier Bardem Inarritu si mette a nudo e ci costringe a 'guardare' il dolore, a sentirlo penetrare in noi, a condividerlo. Scegliendo però sin dall'inizio una delle città 'da cartolina' per eccellenza: Barcellona.
Se Woody Allen, spinto da esigenze di budget e con una punta di autoironia, ci aveva portato a spasso per i luoghi cari al turismo di massa Iñárritu fa l'opposto. La Barcellona di Gaudì sta racchiusa in un lontano panorama. La città di cui percorriamo strade e vicoli è un organismo divorato, come quello del protagonista, da un cancro sociale che ha prodotto metastasi ovunque. Non c'è nulla di 'biutiful' se non forse, la speranza che cova nello sguardo di Mateo e in quella sua attesa di un viaggio premio sui Pirenei.
Pochi film hanno saputo far 'sentire' in modo così partecipe e lucido il magma ribollente di un animo in cui ai molteplici sensi di colpa sociale si mescola inestricabilmente la mancanza di una figura paterna (che si spera di ritrovare nell'aldilà) e, al contempo, il sentirsi padre fino all'estremo, fino all'ultimo. Fino a oltre la morte.
Di Iňárritu ho visto "21 grammi" e "Babel", due film eccellenti, in cui la rappresentazione del tempo è circolare e quella dello spazio e dei contesti narrativi -soprattutto in "Babel"- scomposta e frammentata. Ancora prima, ho seguito, nella versione originale "Amores perros", la sua opera prima, un film adrenalico ambientato a Città del Messico, una pellicola dura, veloce e spietata che traccia [...] Vai alla recensione »
Un uomo che parla coi morti per capire come restare vivi - malgrado tutto - nel mondo di oggi. Un film che fa il giro del pianeta senza mai uscire da una Barcellona mai vista, miserabile e segreta, mistica e corporale, sordida e grandiosa. Ma soprattutto un regista che mescola passato e presente, economia e affetti, visione e realtà, per mostrare che tutto circola e si trasmette allo stesso modo, l’amore, [...] Vai alla recensione »