| Anno | 2009 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 93 minuti |
| Regia di | Alessandro Di Robilant |
| Attori | Giulio Beranek, Anna Ferruzzo, Selenia Orzella, Michele Riondino, Roberto Bovenga Nicola Rignanese, Giorgio Colangeli, Valentina Carnelutti. |
| Uscita | venerdì 6 novembre 2009 |
| Tag | Da vedere 2009 |
| Distribuzione | Bolero Film |
| MYmonetro | 3,16 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 30 novembre 2009
Tiziano vive in un quartiere degradato, in una città soffocata dall'inquinamento, e a 16 anni è già un piccolo gangster. Cadrà e cercherà di rialzarsi. In Italia al Box Office Marpiccolo ha incassato nelle prime 6 settimane di programmazione 148 mila euro e 61,9 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Quartiere Paolo VI, Taranto, Italia. Tiziano vive nel lato sbagliato di una città che spoglia con prepotenza l'ambiente circostante, in una nazione in cui le regole non esistono ma esistono solo le eccezioni. Tiziano è il capofamiglia, a dispetto dei suoi 16 anni: il padre ha abbandonato moglie e figli per un'esistenza disperata cercando il colpo al videopoker; la madre è una popolana impreparata a crescere due figli da sola ma determinata a tenerli fuori dalla malavita e a proteggerli dalle prepotenze di chi vuole installare un'antenna per telefonia cellulare davanti alla scuola della sua piccola. Tiziano è troppo sveglio per andare a scuola, ma non abbastanza da restare lontano dai guai. Tiziano vuole diventare un gangster e cercherà di derubare il boss di zona. Questo, in cambio del perdono, gli ordinerà un omicidio. Se la caverà con sei mesi di riformatorio. Durante la sua mancanza, l'inquinamento della violenza si sarà preso tutto.
La lunga carrellata con cui Di Robilant apre Marpiccolo apre e chiude un mondo: Taranto e il suo entroterra è stato violentato al pari del mare che la fronteggia, stantio e soffocato dai veleni dell'industria. L'uomo ha ammalato la Natura e i suoi stessi simili. Mentre Di Robilant sorvola questo "spettacolo", il suo intento è chiaro e ai nostri occhi tutto è già compiuto. Quando il suo occhio entra nella realtà di uno dei quartieri più degradati della città, vediamo il realismo di un mondo disperato che conosciamo bene, di cui sappiamo già l'epilogo: il destino a cui Tiziano sembra incapace di opporsi se non con la fuga verso un qualcosa di indefinito e incerto. Mentre, entriamo con Tiziano dentro la Gomorra tarantina scopriamo che le cronache disperate di cui rigurgitano ogni giorno giornali e tv del Belpaese possono essere raccontate con una nuova forza, cercando di lasciare una crepa nel muro di gomma e dare uno schiaffo al potere che vive sulla disperazione.
Sullo sfondo sfuocato ed evanescente di una Taranto venefica e dispensatrice di velenosa diossina, assistiamo a vita, morte e resurrezione di un intenso Tiziano, roso dal tarlo della disperazione e contagiato da quello dell’Amore (mi si consenta la “A” maiuscola in quanto si irradia contemporaneamente nei confronti di più soggetti).
Taranto è una città di confine. Non per quel mare che la invade- il Marpiccolo del titolo è quel bacino aperto che si insinua nella città, tra i ponti e il lungomare - ma per quel suo essere archetipo moderno del disagio economico, morale e sociale. E Alessandro Di Robilant, che tutti ricordiamo per Il giudice ragazzino, l'ha scelta per tornare col suo cinema civile gentile, fatto di sentimenti, storie [...] Vai alla recensione »