Ecco Taranto, Ilva compresa
di Boris Sollazzo Liberazione
Taranto è una città di confine. Non per quel mare che la invade- il Marpiccolo del titolo è quel bacino aperto che si insinua nella città, tra i ponti e il lungomare - ma per quel suo essere archetipo moderno del disagio economico, morale e sociale. E Alessandro Di Robilant, che tutti ricordiamo per Il giudice ragazzino, l'ha scelta per tornare col suo cinema civile gentile, fatto di sentimenti, storie e grandi temi che rimangono sullo sfondo, come location inevitabili.
Il regista, infatti, non si impelaga in un film didascalico ma in una favola nera con possibile e sofferto lieto fine, un romanzo di formazione di un adolescente (Giulio Beranek, esordiente notevolissimo) che passa la sua Linea d'ombra - libro citato, con una piccola e ingenua forzatura, dalla brava "professoressa" Valentina Carnelutti- tra il quartiere della periferia tarantina Paolo Vi e le vie più centrali, cercando fughe e scorciatoie da una realtà oppressiva come la cappa inquinante che viene dalla mastodontica e onnipresente Ilva. [...]
di Boris Sollazzo, articolo completo (2877 caratteri spazi inclusi) su Liberazione 6 novembre 2009