| Anno | 2008 |
| Genere | Azione, |
| Produzione | USA |
| Durata | 126 minuti |
| Regia di | Jon Favreau |
| Attori | Robert Downey Jr., Terrence Howard, Jeff Bridges, Shaun Toub, Gwyneth Paltrow Leslie Bibb, Faran Tahir, Clark Gregg, Bill Smitrovich, Sayed Badreya, Paul Bettany, Jon Favreau, Peter Billingsley, Tim Guinee, Will Lyman. |
| Uscita | giovedì 1 maggio 2008 |
| Distribuzione | Universal Pictures |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,00 su 21 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 18 gennaio 2019
Argomenti: Iron Man
Uno scienziato milionario dalla personalità tormentata subisce un grave incidente. Per riuscire a sopravvivere inventa una speciale tuta che gli conferisce incredibili poteri per combattere il male. Il film ha ottenuto 2 candidature a Premi Oscar, 1 candidatura a Critics Choice Award, 1 candidatura a SAG Awards, Il film è stato premiato a AFI Awards, In Italia al Box Office Iron Man ha incassato 6,9 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Anthony Stark è un inventore geniale e miliardario col vizio delle donne (tante) e delle attività filantropiche. Ereditato patrimonio e ingegno dal padre scomparso in un incidente d'auto, Tony (per amici e amichette) conduce e amministra le Industrie Stark, produttrici e prime fornitrici di armi per il governo americano. Durante un test in medioriente, per verificare l'efficienza di un'arma sperimentale, viene catturato da un gruppo di estremisti. Ferito al cuore da una scheggia è soccorso e curato da Yinsen, un fisico esperto di cibernetica che gli applica un organo artificiale. Obbligato dai guerriglieri a costruire un'arma invincibile per la loro causa, Tony progetta in segreto un'armatura per fuggire alla prigionia. Rientrato negli Stati Uniti è deciso a cambiare vita, a riparare alle ingiustizie e a "industriarsi" a favore dei più deboli. Perfezionata l'armatura con la tecnologia avanzata diventa Iron Man, un (super)eroe "umano, troppo umano".
Fumetto e cinema nascono insieme più di un secolo fa e si spiano da subito. Due linguaggi con origini diverse e identità distinte che pure hanno saputo dialogare intensamente: confrontandosi, convivendo, divorziando, riconciliandosi e riconfigurando le reciproche estetiche. L'Iron Man di Jon Favreu, nell'intensa economia di scambio tra fumetto e cinema, realizza un enorme salto di qualità, dimostrando la reciprocità produttiva dei due linguaggi, che nell'ultimo decennio si era spinta in direzione di un'autentica cannibalizzazione.
L'archivio "eroico" della Marvel è diventato un vero e proprio laboratorio per la creazione, anche se non sempre riuscita e puntuale, di nuovi modelli estetico-narrativi dell'industria cinematografica, come dimostra l'insistita trasposizione sullo schermo di un esteso repertorio dei loro personaggi: da Spider Man agli X-Men, dai Fantastici Quattro ad Iron Man, e per continuare nel futuro prossimo con Hulk e Capitan America.
Creato da Stan Lee, Don Heck e Jack Kirby nel 1963 per la rivista "Tales of Suspense", Iron Man è un eroe conservatore che ieri ha "armato" il Vietnam ed oggi "attrezza" l'intervento afgano. Come Batman è orfano di padre e madre, come Batman si ritrova sul tetto di casa vestito da eroe mascherato (e non da supereroe) contro una luna rotonda, come Bruce Wayne è industriale multimiliardario, playboy incallito e filantropo svagato. Le affinità terminano qui, perché Tony Stark e il suo alter ego metallico sono tutt'altro che rabbuiati, non hanno paura di cadere (ci si può sempre rialzare), non hanno paura di sbagliare.
Iron Man è l'esoscheletro (quasi) invincibile di un reduce che ha deciso di risarcire il mondo. Jon Favreu, subito dopo i titoli di testa, gira la scena originaria, quella che origina il film e dà origine all'eroe. Come tutti i suoi compagni di supervite e superavventure, Tony Stark ha subito un incidente e una perdita traumatica (quella del cuore). Di questa scena primaria la caverna dei ribelli è lo scenario, il luogo in cui avviene l'esperienza dello smarrimento, il processo di apprendimento dell'uomo e la conversione nell'eroe.
Dopo essere stato un disegno animato in A Scanner Darkly, Robert Downey Jr. torna a recitare con sfondi agitati, indossando un'armatura, sviluppando una doppia identità e combattendo il supervillain di Jeff Bridges. Soltanto la sua performance glamour (e "in carne e ossa") poteva trovare l'equivalente plastico-dinamico del personaggio disegnato su carta, restituendone l'aura ed eliminando la seccatura del ridicolo, che si ripresenta a ogni traduzione del fumetto al cinema.
Tony Stark è un industriale multimilionario che ha costruito un impero finanziario fabbricando armi per l'esercito americano. Mentre si trova in Afghanistan per presentare un nuovo tipo di missili, Stark subisce una grave ferita al cuore e viene fatto prigioniero da una banda di guerriglieri, intenzionati a servirsi di lui per i propri fini; così, per riuscire a fuggire, Stark progetta una potentissima armatura, trasformandosi in Iron Man.
Assai di frequente, soprattutto negli ultimi anni, gli storici eroi dei fumetti (in particolare i personaggi della Marvel) sono sbarcati al cinema come protagonisti di fortunati blockbuster. Nel 2008, insieme con la nuova versione de L'incredibile Hulk, è stata la volta di Iron Man, il supereroe creato dalla penna di Stan Lee nel 1963: una mega-produzione realizzata con un budget faraonico di 180 milioni di dollari, che vede Jon Favreau (Elf) al timone di regia e il redivido Robert Downey Jr nel ruolo del miliardario Tony Stark, alias Iron Man. Preceduto da un immenso battage pubblicitario, il film di Favreau è stato pensato come il primo capitolo di una trilogia dedicata all'uomo d'acciaio, e si è rivelato come uno dei titoli di punta al botteghino del 2008, con oltre 500 milioni di dollari d'incasso.
Dal punto di vista della confezione, la Marvel e la Paramount non hanno certo badato a spese: cast di lusso, ambientazioni e scenari iper-tecnologici ed effetti speciali in (sovr)abbondanza. Robert Downey Jr interpreta con una discreta dose d'ironia la parte di Tony Stark, ricchissimo industriale che all'improvviso (e in maniera fin troppo repentina) scopre di avere una coscienza, decidendo di dedicare la propria vita ad aiutare gli altri e a proteggere il mondo dalla violenza. E se in origine Iron Man era una creatura partorita in tempi di Guerra Fredda per difendere l'America dalla minaccia comunista, anche oggi Favreau non rinuncia a richiamarsi all'attualità, scegliendo di ambientare parte della storia in Afghanistan, e di fare riferimento alla presenza militare in Medio Oriente e alla lotta al terrorismo. Ed è su questo aspetto che la pellicola finisce per prendersi decisamente troppo sul serio, pretendendo di mischiare le suddette tematiche (trattate fra l'altro in modo a dir poco superficiale) ad una tipica avventura da supereroe, infarcita di umorismo e di gag non proprio nuove, ma comunque efficaci.
La sensazione complessiva è quella di assistere ad una chiassosa baracconata indecisa sul ritmo e sul tono da assumere, popolata da computer che agiscono e parlano come esseri umani, con alcune imponenti (esagerate?) scene d'azione e perfino un combattimento ad alta quota in stile Top Gun. I problemi principali, però, arrivano dal versante della sceneggiatura, che in diversi passaggi opta per soluzioni quanto mai inverosimili (come faccia un uomo, prigioniero in una caverna nel bel mezzo del deserto, a fabbricarsi una micidiale macchina da guerra, usando quattro pezzi di ferro, resta un autentico mistero). L'altra nota dolente riguarda i "cattivi" del film, ovvero una banda di ferocissimi ribelli dalla stupidità quasi imbarazzante con il proposito di conquistare il pianeta (ma va?!); e sorge il sospetto che nella rappresentazione delle vicende (il prode eroe made in Usa che piomba dall'alto per salvare in quattro e quattr'otto l'inerme popolazione locale dalle grinfie di perfidi guerriglieri, distruggendo le armi a loro disposizione) si nasconda una neanche tanto velata celebrazione della politica estera dell'era di Bush.
Non a caso, del resto, le sezioni più riuscite sono quelle ambientate nella metropoli abitata dal protagonista, mentre durante le trasferte asiatiche si verificano spesso delle imperdonabili cadute di stile (Stark che nella sua fuga si ferma a soccorrere l'amico morente, che si è sacrificato per lui). Parlando del cast, Downey Jr se la cava piuttosto bene nei panni dell'uomo d'acciaio; la più simpatica è senza dubbio Pepper Potts, la segretaria tuttofare di Stark, interpretata da una deliziosa Gwyneth Paltrow, mentre il meno convincente è Obadiah Stane, il losco socio di Stark (Jeff Bridges, che sfoggia un'inedita zucca pelata). In definitiva, un discreto prodotto d'intrattenimento che però non riesce ad emergere rispetto alla media degli altri film di supereroi visti al cinema in tempi recenti. Sorpresina finale dopo i titoli di coda.
Devo ammettere di essere un pò fazioso nei fumetti,io sono un sostenitore DC e la Marvel raramente mi attrae così anche le loro trasposizioni cinematografiche nonostante abbia visto quasi tutti i loro film,bisogna anche dire che obbiettivamente molti di questi film risultano ridicoli e inverosimili mentre per i film DC sono molto più adulti. Superman Returns (di quelli vecchi è degno solo il 2) risulta [...] Vai alla recensione »
La Marvel entra direttamente nel campo del cinema traducendo uno dei suoi più fortunati supereroi a fumetti: Iron Man. Che in realtà non è di ferro ma di oro e titanio. Comincia come un film realistico e impegnato sul tema della guerra (Afganisthan?) per poi diventare sorprendentemente un fuoco d'artificio di effetti e prodezze soprannaturali. Ma resta ben saldo il tono da commedia sofisticata.