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Iron Man, effetti speciali invisibili

L'armatura di Iron Man è molto più reale di quello che si possa credere.
di Gabriele Niola

Tra reale e virtuale gli effetti di Iron Man sono tra i più invisibili mai visti

lunedì 28 aprile 2008 - Making Of

Tra reale e virtuale gli effetti di Iron Man sono tra i più invisibili mai visti
La bellezza, la potenza e la leggerezza di Iron Man è quella del miglior cinema d'azione, un cinema che fino a pochi anni fa per dirsi e per essere davvero grande doveva appoggiarsi più che altro sugli stuntmen.
Nonostante siano passati tre decenni dall'inizio dell'era della computer grafica al cinema (era il 1977) solo recentemente gli effetti speciali computerizzati hanno cominciato davvero ad essere uno strumento e non un obiettivo, qualcosa usato per mostrare altro e non qualcosa da mettere in mostra.
Iron Man, nella sua grandezza (produttiva e realizzativa) e nella sua piccolezza (rispetto alla storia del cinema), è un passo in avanti per come integra gli effetti speciali (tantissimi) e come li rende "invisibili". Nonostante la loro presenza continua infatti non si notano, su di essi non vi è mai una lente, ma sono loro stessi la lente usata per raccontare.
È un piccolo contributo allo slittamento degli effetti digitali da meraviglia tecnologica a parte effettiva di un linguaggio e lo si capisce bene quando, alla fine del film, ci si accorge di non aver notati gli effetti speciali e di non essersi mai stupiti di ciò che si vedeva (nonostante si siano visti uomini in armature che volano). Eppure realizzare i molti effetti visivi e soprattutto realizzare l'armatura di Tony Stark in maniera realistica e contemporaneamente fantastica, non è stato un lavoro fatto in fretta e con poca attenzione, anzi.
Per la prima volta le parole che molti registi pronunciano: "Non amo utilizzare gli effetti speciali, per questo ho cercato di farne il minor uso possibile e di non incentrare il film su di loro" sembrano veritiere. Nel film infatti non ci sono effetti che non sarebbero realizzabili con una macchina da presa.
Come Jon Favreau sia arrivato ad un simile equilibrio è probabilmente il frutto di una conoscenza approfondita della materia e del mondo della computer grafica, una conoscenza e una padronanza tali da avergli permesso di ideare scene e soluzioni visive che hanno reso invisibili e indolori gli interventi digitali. Iron Man è forse il primo tra i film traboccanti di effetti speciali a dare l'impressione di non averne. Merito di una tecnologia molto avanzata che integra perfettamente fasullo e reale ma merito anche di un lavoro fuori dal comune.

L'armatura, da disegno a fumetti a prototipo in resina
Un esempio perfetto è il lavoro fatto con l'armatura di Iron Man, frutto prima di un attento design per il quale è stato convocato il designer Phil Saunders, che ha realizzato diversi modelli prospettici (fronte, retro e lato), e poi di uno studio da parte di chi agli Stan Winston Studios si è invece occupato di creare un modello tridimensionale. Il lavoro tra designing e modello 3D è stato importante per dare subito un'idea alla produzione di come sarebbe venuta l'armatura e poter discutere con loro del design effettivo.
Anche perchè si è posto subito un problema: l'armatura doveva ovviamente ricalcare quella dei fumetti, ma nei fumetti (specialmente in quelli americani) esistono delle proporzioni auree, delle regole di disegno che vanno seguite, come quella per la quale la testa è sempre un ottavo del corpo. Tali regole funzionano (e bene) su carta ma non sono traducibili nel mondo reale, dunque le proporzioni andavano ripensate se si voleva che l'armatura fosse convincente. Inoltre, dato il fatto che per molte scene l'armatura sarebbe stata il personaggio (non potendosi vedere il volto del protagonista), essa doveva avere un aspetto eroico di suo.
Per creare fisicamente l'armatura poi il processo non è stato meno elaborato e originale. Gli Stan Winston Studios infatti erano solo partiti dal modello 3D quando ancora non era stato scelto un attore per interpretare Tony Stark e dunque si sono dovuti concentrare prima di tutto sui materiali e sulle superfici, calcolando delle proporzioni buone per corporature medie.
Visto che l'armatura non doveva funzionare ma essere solo credibile, il lavoro maggiore è stato quello sulle superfici, le quali dovevano essere del materiale più leggero possibile ma sembrare fatte di acciaio. Per questo i materiali usati sono stati diversi e più precisamente resine epossidiche leggere, uretano, cromo e anche delle sottostrutture di metallo perchè in fondo si trattava pur sempre di un prodotto che doveva essere in grado di resistere a 4 mesi di riprese...

La maschera di Halloween più bella del mondo
Per far poi sì che il prodotto finale calzasse addosso a Robert Downey Jr. e alle sue controfigure è stato necessario prendere il modello computerizzato e ingrandirlo (o ridurlo) di scala, giuntura per giuntura, e adeguare ogni pezzo al suo corpo.
"Vedere Robert nell'armatura per la prima volta è stato come guardare un bambino in un negozio di dolci. Era meraviglioso. E quando si è alzato si poteva vedere l'eroe trasformarsi dentro di lui", emblematiche parole di Kevin Feige (uno dei produttori) che rendono bene il momento in cui tutto il lavoro di costruzione del prototipo materiale di qualcosa fino a quel momento esistito solo nei fumetti è arrivato al culmine, cioè alla sua applicazione pratica.
A lui ha fatto eco anche un esaltato Robert Downey Jr.: "La prima mezz'ora con l'armatura di Iron Man è stata come mettersi la più bella maschera di Halloween del mondo. Ti metti il costume, ti guardi allo specchio e dici 'Si, nonno sarebbe fiero di me'".
L'esaltazione non è però durata molto, almeno fino a quando è stato il momento di indossarla a lungo durante le riprese. Proprio per la difficoltà di calzare sempre il pesante e ingombrante prototipo ne è stata creata anche una versione di gomma, più leggera per le riprese più lontane, mentre per quelle più ravvicinate, dov'era indispensabile, il realismo spesso l'armatura non era indossata tutta, ma solo le parti inquadrate, questo anche per facilitare i movimenti.
Infine è stato da subito chiaro che Robert Downey Jr. non avrebbe potuto stare dentro l'armatura per tutte le riprese: "Quando siamo entrati nel vivo delle riprese mi sono accorto che potevo indossare l'armatura per tutto il tempo ma che non potevo sempre indossare l'armatura ed essere anche un attore efficace. Abbiamo solo un'energia limitata ogni giorno, per questo indossavo la mezza versione dell'armatura oppure una controfigura prendeva il mio posto quando per me diventava critico essere dentro l'armatura intera".

Interventi digitali per muovere le pesanti armature
Per molte scene d'azione era poi indispensabile muoversi liberamente e dunque l'armatura non poteva essere indossata tutta ma necessariamente a pezzi. Qui è intervenuta l'Industrial Light & Magic che ha in molti casi creato al computer le parti che non erano indossate.
Solitamente il set leggero dell'armatura prevedeva casco, petto e sezioni per le braccia, sotto poi c'era una tuta nera con i classici sensori per il motion capture. È questo il tipico mix di reale e finzionale cui tendeva fin dall'inizio Jon Favreau, una modalità di lavoro che costringe chi lavora agli effetti reali a pensare a farli simili a quelli al computer e viceversa, in modo che il passaggio sia il più invisibile possibile. E lo è.
Cosa che si vede anche per Iron Monger, l'altra armatura del film, decisamente più grossa e irreale di quella di Iron Man. Per realizzarla è stata infatti indispensabile fin dall'inizio una collaborazione tra Stan Winston Studios e Industrial Light And Magic.
La massiccia armatura è stata prima costruita effettivamente (alta 3 metri e pesante 360 Kg), ma date le misure i suoi movimenti non potevano essere comandati da un uomo inserito al suo interno: è stato necessario un sistema meccanico per comandarla, un sistema gestito da un minimo di 5 operatori nel caso fosse necessario muovere entrambe le braccia di Iron Monger. I movimenti erano dunque tutti frutto di stuntmen, cavi e uomini, niente di elettronico.
Solo per le scene più complesse è stata necessaria l'animazione computerizzata della ILM, che come già detto ha dovuto integrarsi perfettamente con l'armatura realmente costruita in modo da non far percepire alcuno stacco.

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L'armatura, da disegno a fumetti a prototipo in resina
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Interventi digitali per muovere le pesanti armature
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