Il resto della notte

Film 2008 | Drammatico, 100 min.

Anno2008
GenereDrammatico,
ProduzioneItalia
Durata100 minuti
Regia diFrancesco Munzi
AttoriSandra Ceccarelli, Aurélien Recoing, Stefano Cassetti, Laura Vasiliu, Victor Cosma, Constantin Lupescu, Teresa Acerbis Susy Laude, Valentina Cervi, Corrado Invernizzi.
Uscitamercoledì 11 giugno 2008
Distribuzione01 Distribution
MYmonetro 2,69 su 19 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Francesco Munzi. Un film con Sandra Ceccarelli, Aurélien Recoing, Stefano Cassetti, Laura Vasiliu, Victor Cosma, Constantin Lupescu, Teresa Acerbis. Cast completo Genere Drammatico, - Italia, 2008, durata 100 minuti. Uscita cinema mercoledì 11 giugno 2008 distribuito da 01 Distribution. - MYmonetro 2,69 su 19 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Silvana Boarin, moglie di un industriale spesso lontano da casa, caccia di casa la colf rumena accusanola di furto. Ma questa si vendicherà. In Italia al Box Office Il resto della notte ha incassato 195 mila euro .

Consigliato nì!
2,69/5
MYMOVIES 2,00
CRITICA 2,93
PUBBLICO 3,13
CONSIGLIATO NÌ
Un ritratto in nero, dalle buone intenzioni ma stereotipato, dell'immigrazione in Italia.
Recensione di Giancarlo Zappoli
giovedì 22 maggio 2008
Recensione di Giancarlo Zappoli
giovedì 22 maggio 2008

Silvana Boarin è la moglie di Giovanni, un industriale bresciano, spesso assente per motivi di lavoro che coprono anche l'esistenza di un'amante. Silvana ha un acceso scontro con la figlia adolescente che difende Maria, la colf rumena accusata dalla madre del furto di un paio di orecchini preziosi. Maria cerca alloggio presso Ianut, suo ex fidanzato appena uscito dal carcere il quale abita in un edificio degradato insieme a Victor, il fratello più giovane. Ianut ha trovato un complice in Marco, un tossicodipendente a cui è stata tolta la custodia del figlio di otto anni. I due, venuti a conoscenza della refurtiva di Maria decidono di andare oltre e di tentare un colpo nella villa dell'industriale.
Una prima premessa necessaria: chi scrive ha talmente apprezzato il primo lungometraggio di Munzi Saimir da inserirlo nella competizione di un festival.
Una seconda premessa ancor più necessaria: le conferenze stampa e i pressbook servono a spiegare le intenzioni del regista ma poi i film debbono parlare da soli e a volte capita che le intenzioni siano una cosa e i risultati un'altra.
È quanto accade con Il resto della notte che parte dalla buona intenzione di voler descrivere il complesso quadro del Nord Italia e finisce con il diventare una descrizione stereotipa della borghesia arricchita e un ritratto in nero di qualsiasi tipologia di immigrato. Intendiamoci: non penso che il cinema debba edulcorare i dati reali sui problemi dell'immigrazione. Quando l'ha fatto mi sono dichiarato contrario (vedi Lettere dal Sahara). Il problema si pone però anche in senso opposto. In questo film gli immigrati rappresentano una minaccia sin dall'inizio, quando Silvana viene circondata da un nugolo di bambini rom che hanno l'unico scopo di derubarla. A costoro fanno seguito la faccia d'angelo di Maria (nei confronti della quale solo la padrona di casa un po' nevrotica nutre sospetti) che si rivelerà una ladra così come il suo rude compagno il quale trova in un microcriminale italiano un degno partner. L'unico che potrebbe rappresentare un segno di speranza nell'ambito degli immigrati è il giovane Victor inserito in un gioco tragico più grande di lui. Sul versante dei 'ricchi' troviamo la positiva figlia dei Boarin quasi che in fase di sceneggiatura ci si fosse sentiti in dovere di lasciare un briciolo di speranza.
Questo però non è il ritratto del Nord con le sue luci e le sue ombre è, molto più banalmente, il confronto tra due amoralità che si confrontano e si scontrano pregiudizialmente e con una delle due (quella degli immigrati alleati con schegge impazzite locali) decisamente più minacciosa. Piacerà sicuramente molto proprio agli spettatori da cui il regista sembrerebbe (secondo le sue dichiarazioni) essere più lontano.

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Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

2° film sull'immigrazione, dopo il pluripremiato Saimir (2004), del romano Munzi. Ambientata a Torino, l'azione segue 2 linee narrative, fittamente intrecciate, che fanno capo a due luoghi: una ricca villa dove abita un industriale con moglie e figlia adolescente e una vecchia casa nel degradato centro cittadino, occupata da emigranti di ogni etnia. Comincia e finisce nella villa con una rapina di tragiche conseguenze. Prodotto da Donatella Botti per Bianca Film e Rai Cinema, è un film cupo e ambiguo come il suo titolo. Italiani ricchi chiusi nella solitudine e rumeni poveri, spinti al crimine per uscire dalla miseria, si somigliano. Nessuno è innocente, indenne dalla corruzione morale. Nessuno si salva se non, forse, l'orfano Victor che potrebbe trovare la forza per ricominciare. La paura per l'insicurezza degli uni contagia gli altri. Lo sguardo di Munzi è pessimista. Indiscutibile la sua attualità nell'Italia classista, razzista e xenofoba del 2008, ma forte è il sospetto che, nonostante le qualità, non sia un film riuscito. Presentato alla Quinzaine di Cannes 2008.

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
giovedì 14 marzo 2013
molenga

Maria viene licenziata dalla sua nervosissima datrice di lavoro, piemontese falsa e cortese che l'accusa di averle rubato un paio di orecchini di perle. La donna è sola: il marito ha una relazione con un'altra ex domestica( cacciata chissà perché...ma la padrona è realmente così paranoica) e la figlia, scout con un ragazzo più grande, comincia ad allontanars [...] Vai alla recensione »

venerdì 24 settembre 2010
Francesco2

A qualche anno di distanza da "Samir", è tornato Munzi. Lo sguardo sugli immigrati mira meno ad una tragedia individuale, anzi non è neanche un d specifico su di loro, ma una riflessione più ad un ampio raggio su un (nord?)Italia specchio di eterogenee frustrazioni(varie) e gioie(poche) quotidiane. L'inizio in realtà sembrerebbe promettente: una riflessione, magari didascalica, che non condanna [...] Vai alla recensione »

venerdì 26 agosto 2011
Filippo Catani

Una giovane ragazza rumena lavora come domestica per una ricca famiglia fino a quando non viene licenziata con l'accusa di aver rubato. Alla ragazza non resterà che ricongiungersi con il vecchio fidanzato con cui ha dei conti in sospeso. Il film è duro e tagliente come una rasoiata e rispecchia alla perfezione quelle che sono le paure di molti nei confronti degli stranieri e non [...] Vai alla recensione »

sabato 11 ottobre 2014
maggie69

Il film è bello. Molto forte. L'assenza di colonna sonora crea un effetto-attesa magistrale... bellissimo innanzitutto lo strano ambiente familiare...ed in mezzo un ragazzo che, crescendo in mezzo a due culture diverse, cresce a metà... cioè poco... Il film somiglia a Gomorra, se vogliamo ma "anime nere" rende ancora meglio.

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RECENSIONI DELLA CRITICA
Boris Sollazzo
Liberazione

Difficile alzarsi dalla sedia dopo Il resto della notte . E non perché la sala del Palais Stephanie che ospita la Quinzaine des Realizateurs è un po' scomoda, ma perché Francesco Munzi (unico italiano in questa sezione), con il suo secondo film ti prende a pugni senza mai ricattarti. Una storia di integrazione fallita, un nord Italia ricco e meschino, vicende fatte di affetti speciali ed eventi drammatici. [...] Vai alla recensione »

Callisto Cosulich
Left

Il resto della notte, quarto film italiano dato a Cannes, inserito nella Quinzaine des Réalisateurs, ha un titolo passibile di più interpretazioni. L'abbiamo tradotto "La scomparsa del giorno", in quanto il giorno ci sembra qui "il resto della notte" perché il sole nel film di Francesco Munzi non si vede mai e, se qualche volta c'è, è come se non ci fosse.

Boris Sollazzo
Liberazione

Stasera Italia-Romania, agli europei di calcio, scatenerà gli istinti più bassi dei tifosi, anni di odio troveranno il canale sportivo per scatenarsi (speriamo solo con sfottò e battutacce). Stasera, chi non vorrà sostenere gli azzurri, potrà andarsene al cinema. Lì c'è un altro Italia- Romania, un pareggio fatto di gol irregolari, brutto, sporco e cattivo.

Valerio Caprara
Il Mattino

Il tema clou dei film di quest'anno non è tanto quello della sicurezza, quanto quello della «paura». Un sentimento viscido, repulsivo, ossessivo e tuttavia concreto nonostante gli inutili (perché retorici e ideologici) richiami delle anime belle alla solidarietà e alla tolleranza. Alla Quinzaine des Réalisateurs è ancora un prodotto italiano - «Il resto della notte» di Francesco Munzi - a sondare l'umanissi [...] Vai alla recensione »

Stenio Solinas
Il Giornale

Il resto della notte di Francesco Munzi arriva a Cannes proprio mentre in Italia il tema politico dei clandestini tiene banco e tutto si potrà dire questa volta del nostro cinema, salvo accusarlo di occuparsi del proprio ombelico e di non guardare e/o non capire che cosa stia accadendo nel Paese. «Il mio film non è nato politico, ma lo sta diventando.

Camilla Bernacchioni
Left

Con Saimir ha ricevuto premi e apprezzamenti un po' ovunque. Ora con il suo secondo film, Il resto della notte Francesco Munzi, romano, 39 anni, ha allargato lo sguardo verso classi sociali diverse per mostrare una «umanità che anela a un futuro migliore ma ha perso la strada e ha paura». E con questa "umanità" si presenta alla Quinzaine des realizateurs del Festival di Cannes.

Roberto Silvestri
Il Manifesto

Ambientato nella glaciale Torino, tra lussureggianti colline, quartieracci malavitosi e un centro storico ora arcobaleno, Il resto della notte, opera seconda di Francesco Munzi (reduce da Cannes) è un noir dell'immigrazione, un «primo piano» sulla paura e sul materialismo che uccide l'anima.. Jonul (Aureien Recoing) e il fratellino operaio, rumeni immigrati, e un italiano, giovane cocainomane pregiudicato [...] Vai alla recensione »

Fabio Ferzetti
Il Messaggero

Un padre drogato e delinquente che farebbe qualsiasi cosa per il figlio bambino, ma riesce solo a spaventarlo. Una figlia adolescente che disprezza i genitori e soprattutto la madre borghese, divisa fra slanci mistici e nevrosi da signora bene. Una cameriera rumena licenziata in tronco perché sospettata di aver rubato dei gioielli. Un altro rumeno che vive di traffici e furtarelli, accampato in una [...] Vai alla recensione »

Marcello Garofalo
Ciak

Nel Nord Italia di questi anni si incrociano i destini di una ricca famiglia borghese e di un gruppo di rumeni che vive pericolosamente tra amori, gelosie tra fratelli e iniziative delinquenziali. A provocare un tragico evento contribuisce anche un giovane cocainomane con un matrimonio fallito alle spalle, un figlio di otto anni affidato alla ex moglie e una vocazione autodistruttiva.

Stenio Solinas
Il Giornale

Il resto della notte racconta l'Italia del benessere, ma un benessere malato, impaurito, costretto a fare i conti con la paura di poterlo perdere, che qualcuno glielo porti via. Racconta una famiglia borghese benestante, marito, moglie, una figlia, una domestica romena, l'idea della padrona di casa che quest'ultima le abbia rubato degli orecchini e vada mandata via.

Irene Bignardi
La Repubblica

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari / e fui contento perché rubacchiavano. / Poi vennero a prendere gli ebrei/ e stetti /zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali /e fui sollevato perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti/ ed io non dissi niente perché non ero comunista» poetava Bertolt Brecht, con una sintesi che anche oggi ci ferisce, [...] Vai alla recensione »

Boris Sollazzo
Liberazione

Del tridente con cui l'Italia ha vinto e convinto in Francia, a Cannes (altro che l'avvilente esordio agli Europei!), Munzi è il centravanti di manovra,concreto e generoso, Garrone il regista alla Pirlo, uomo di tecnica e ordine, Sorrentino il n°10 geniale e fantasioso. Nella foto ricordo del trionfo transalpino vanno pure i tanti applausi ricevuti dal primo alla Quinzaine des Realizateurs, sezione [...] Vai alla recensione »

Luigi Paini
Il Sole-24 Ore

Paura. Dell'altro, del futuro, perfino della persona che ti sta accanto. Il resto della notte, di Francesco Munzi, è un film sulla mancanza di prospettive, sull'aridità, sull'incapacità di parlarsi. Soprattutto, sul senso di smarrimento che l'arrivo di tanti immigrati ha provocato in molti strati della popolazione. Una signora dell'alta borghesia sospetta della sua cameriera rumena: sono scomparsi [...] Vai alla recensione »

Paolo D'Agostini
La Repubblica

Il regista Francesco Munzi, della stessa generazione oppure ondata di Costanzo, Crialese, Garrone, Sorrentino, conferma dopo il brillante debutto con "Saimir" il suo sguardo attento sulla mutazione della nostra società che diventa sempre più multiculturale. Con la particolarità di riuscire a condividere l'angolo di osservazione di chi arriva da fuori e ci guarda.

Andrea Giorgi
Film TV

Scene di lotta di classe nel ricco grigio Nord che produce. Benessere e violenza. Storia di oggi, ritratto senza compiacimenti della società multietnica, impietoso, lucido. Storia di gente che aspira a un futuro migliore, tutti i particolari in cronaca. Da una parte i rumeni disgraziati, Maria una giovane domestica licenziata in tronco per aver rubato un paio di orecchini.

Valerio Caprara
Il Mattino

La paura. «Il resto della notte» tenta di sondare questo sentimento che ci attanaglia tutti, un sentimento viscido e ossessivo e tuttavia concreto nonostante gli inutili (perché retorici e ideologici) appelli delle anime belle alla solidarietà e alla tolleranza. Già autore di «Saimir», Francesco Munzi ambienta il film in un contesto urbano che funge da specchio delle contraddizioni giunte al punto [...] Vai alla recensione »

Alessandra Levantesi
La Stampa

Ultimo a uscire dei «magnifici quattro» che hanno tenuto alti i colori della bandiera all'ultimo Festival di Cannes, Il resto della notte di Francesco Munzi conferma la mano di regia e la sensibilità dell'autore di Saimir, pur rivelandone alcune fragilità. il fatto è che il progetto stavolta è più ambizioso, costruito com'è su un complesso concertato narrativo.

Roberto Silvestri
Il Manifesto

Francesco Munzi rappresenta l'Italia (del nord) alla Quinzaine des Réalisateurs con l'indigesta e religiosa opera seconda Il resto della notte, noir dell'immigrazione, sulla paura e sul materialismo che uccide l'anima, ambientato nella gelida Torino, tra lussureggianti colline e quartieracci della mala, un centro storico ormai pittorescamente «colorato» di nero, bruno, giallo.

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