| Anno | 2002 |
| Genere | Guerra |
| Produzione | Italia |
| Durata | 117 minuti |
| Regia di | Enzo Monteleone |
| Attori | Paolo Briguglia, Pierfrancesco Favino, Emilio Solfrizzi, Silvio Orlando, Giuseppe Cederna Roberto Citran, Marco Guglielmi, Matteo Spinola, Gabriele Tinti, Walter Santesso, Livio Lorenzon (II), Sergio Albelli. |
| Tag | Da vedere 2002 |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,72 su 2 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 25 novembre 2022
Un grande film italiano. Italiano buono per il mondo. Era tempo. Monteleone si è informato per anni e poi ha centrato tutte le misure, della vita in trincea, dei discorsi, del dolore. Ha vinto 3 David di Donatello,
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CONSIGLIATO SÌ
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Nell'ottobre del 1942 l'esercito italiano è bloccato presso El Alamein a un centinaio di chilometri da Alessandria. L'avanzata dell'Asse è stata fermata dalla depressione di El-Qattara, una striscia desertica che si è rivelata insuperabile. La storia segue le vicende di alcuni soldati della divisione Pavia ed è narrata in una sorta di diario, dal soldato Serra, un V.U., volontario universitario, che è partito entusiasta di vedere l'Africa e convinto che la vittoria fosse una formalità. Sappiamo invece che El Alamein fu una disfatta e determinò, con Stalingrado, l'inversione di tendenza della guerra. Seguiamo le vicende quotidiane del tenente Fiore, del sergente Rizzo e di due soldati: il quotidiano, la noia, la mancanza d'acqua e di tutto, la dissenteria, e improvvisamente la battaglia furibonda, i cannoni i carri e gli aerei (degli altri). El Alamein significa sconfitta eroica con gravi perdite inflitte al nemico, con soldati che affrontarono i carri armati con le bottiglie incendiarie. Significa anche divisione Folgore, diventata leggendaria e citata in questo contesto solo casualmente. Al regista non sta a cuore il mito, ma la povera gente portata via da casa per andare nel deserto. Il sergente veneto dice "che mi manca sono i prati dietro casa mia" e lo dice bene, senza banalità e retorica, come lo diceva un contadino veneto. Nel momento dello sbando il gruppo cammina e cammina, non si sa per dove. Poi arrivano gli inglesi, motivati e organizzati. Dopo la battaglia notturna siamo ai giorni nostri, nel cimitero di El Alamein, con migliaia di nomi e di "ignoto" sulle tombe. Per un momento si intravede un uomo di spalle. Probabilmente è Serra, sopravvissuto. Un grande film italiano. Italiano buono per il mondo. Era tempo. Monteleone si è informato per anni e poi ha centrato tutte le misure, della vita in trincea, dei discorsi, del dolore. I reduci che hanno visto il film piangevano, dicevano "era proprio così". E questo è l'unico avvallo che conta davvero. E anche gli attori: straordinari. Ma c'è di più, ed è incoraggiante: il film è stato finanziato dal Ministero.
El Alamein - La line di fuoco è la dimostrazione che il cinema italiano può ancora stupire; da troppo oramai ci si era abituati solo ed esclusivamente a generi come la commedia ed il drammatico (con risultati spesso scadenti) ma con questo film Monteleone ha cercato di rinnovare il cinema italiano tirando su una pellicola che riesce a non cadere nel ridicolo e a intrattenere e a far pensare [...] Vai alla recensione »
Credo che El Alamein di Enzo Monteleone vada valutato prima di tutto come film di guerra, un genere che, neorealismo a parte, il nostro cinema ha praticato poco, e quasi sempre nascondendo un vago imbarazzo dietro la commedia (infatti è dalla commedia che abbiamo avuto i film di guerra più umani, a partire da La grande guerra). Forse perché, da quando esiste il cinema, nelle grandi guerre siamo sempre [...] Vai alla recensione »