| Titolo originale | Intimacy |
| Anno | 2001 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Francia, Italia |
| Durata | 119 minuti |
| Regia di | Patrice Chéreau |
| Attori | Kerry Fox, Mark Rylance, Timothy Spall . |
| Tag | Da vedere 2001 |
| MYmonetro | 3,27 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 30 gennaio 2015
Un uomo ed una donna si incontrano ogni mercoledì pomeriggio: il sesso è l'unica ragione che li spinge l'una tra le braccia dell'altro. Nessuno dei du... Il film è stato premiato al Festival di Berlino, In Italia al Box Office Intimacy - Nell'Intimità ha incassato 981 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Londra, inizio del Ventunesimo secolo. Un uomo e una donna intorno ai quarant'anni si incontrano tutti i mercoledì nello scantinato dell'appartamento spoglio di lui e fanno sesso: con intensità, affamati l'uno dell'altra, praticamentesenza parole. Quello che manca, fra di loro, non è la passione ma l'intimità. Non sanno nulla l'uno dell'altra, nemmeno i rispettivi nomi, ma si cercano ogni settimana, senza chiedersi niente. Finché all'uomo questa ripetitività dei gesti e delle azioni in totale anonimato non basta più.
Patrice Chereau, regista soprattutto teatrale, ricrea all'interno di una stanza una lotta grecoromana fra due solitudini, mettendo a nudo i corpi e, parzialmente, le anime dei protagonisti. Il sesso fra loro non è patinato o "cinematografico", ma crudo, imbarazzante, reale, e proprio per questo profondamente erotico. Anche i corpi in questione sono imperfetti, "cinematograficamente" poco attraenti, ma estremamente seduttivi perché riconoscibili nei loro odori, umori, cedimenti fisici e goffaggini.
Chereau insegue la verità delle relazioni contemporanee con un'empatia che rispecchia quella di Hanif Kureishi, autore del romanzo su cui Intimacy è basato (con innesti dal racconto Nightlight, sempre di Kureishi), ed entrambi descrivono in particolare un maschio moderno fragile, vulnerabile ai sentimenti, disperato, emerso dal disfacimento della famiglia borghese coperto di lividi e annullato dall'incertezza.
L'archetipo cinematografico è Ultimo tango a Parigi, ma i tempi sono cambiati, ed è diversissimo soprattutto il personaggio femminile: non più una ragazza tosta ma ingenua, bensì una donna di mezza età dolorosamente consapevole e in controllo della propria infelicità. Quello che rimane simile è il ritratto dell'isolamento contemporaneo e la volontà di costruire un teatro del sesso (se non dei sentimenti) in uno spazio urbano squallido perché privo di contenuto umano.
La fotografia di Eric Gautier è livida ma mai algida, e restituisce quel senso estetico che a Chereau deriva dall'essere figlio di pittori ed esperto in allestimenti teatrali, soprattutto opere liriche, il genere che - a ben guardare - Intimacy richiama più da vicino, per intensità melodrammatica e anelito romantico inespresso a parole, ma elevato al cielo come un'aria tragica dal basso dell'accoppiamento ossessivo. In questo senso, Intimacy è il progenitore diretto di Shame (che infatti aveva anche un dolente intermezzo musicale), essenzialmente pittorico e profondamente lirico pur mantenendosi al grado zero della sessualità.
La recitazione dei due protagonisti, e ancor di più quella di Timothy Spall in un terzo ruolo fondamentale, è straziante per onestà di emozioni e autenticità della sofferenza. Ma ciò che resta memorabile di questo piccolo grande film, Orso d'Oro al Festival di Berlino (e Orso d'Argento alla protagonista Kerry Fox), è il richiamo primordiale fra due corpi estranei che si divorano a vicenda, nella ricerca senza fine di un senso, e di un modo per sopravvivere.
Questo film ha realizzato un piccolo miracolo. Mostrare il sesso, quello vero tra il corpo di un uomo e quello di una donna, con una grande naturalezza. Si vede tutto (se ci tenete a saperlo...) ma nessuno che abbia mai fatto l'amore potrebbe mai scandalizzarsi di ciò che gli si mostra perché nello sguardo della cinepresa c'è davvero solo la registrazione di un evento e [...] Vai alla recensione »
Ogni mercoledì a Londra, nel primo pomeriggio, un uomo e una donna giovani (lui barista, lei teatrante) si incontrano nella casa sporca e brutta di lui, e fanno l'amore. Non dicono una parola, non si conoscono, ignorano anche i rispettivi nomi, lavori, condizioni sociali e famigliari. Non desiderano parlare, soltanto possedersi. Poi lui viene preso dalla curiosità (ma forse è una specie d'amore), la [...] Vai alla recensione »