Donnie Darko

Film 2001 | Drammatico, 108 min.

Regia di Richard Kelly. Un film Da vedere 2001 con Jake Gyllenhaal, Noah Wyle, Drew Barrymore, Patrick Swayze, Holmes Osborne. Cast completo Genere Drammatico, - USA, 2001, durata 108 minuti. Uscita cinema lunedì 3 giugno 2024 distribuito da Notorious Pictures. - MYmonetro 3,40 su 16 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento giovedì 30 maggio 2024

È il 1988 e "il mondo si avvicina alla fine", sostiene Frank, una visione da incubo che solo Donnie Darko può vedere. In Italia al Box Office Donnie Darko ha incassato nelle prime 11 settimane di programmazione 307 mila euro e 297 mila euro nel primo weekend.

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Consigliato sì!
3,40/5
MYMOVIES 3,67
CRITICA
PUBBLICO 3,53
CONSIGLIATO SÌ
Onirico, angosciante e beffardo. Un cult di ribellismo giovanile e cinema "mind-bender".
Recensione di Andrea Fornasiero
giovedì 30 maggio 2024
Recensione di Andrea Fornasiero
giovedì 30 maggio 2024

Donald "Donnie" Darko è un teenager difficile, che una notte sonnambulo esce di casa guidato dalla voce di una mostruosa figura in costume da coniglio. Donnie si risveglia al mattino in un campo da golf e quando torna a casa la trova devastata dal motore di un jet, che dal cielo è precipitato sull'abitazione e in particolare sulla sua camera da letto. Nei giorni successivi Donnie continua ad avere visioni dell'uomo coniglio, che gli predice una imminente apocalisse, tanto che i suoi genitori lo mandano da uno psicologo. Ossessionato dall'idea dai paradossi temporali, il giovane leggerà il libro "La filosofia del viaggio nel tempo" di Roberta Sparrow, una insegnante in pensione che vive ai margini della città e che i ragazzi del luogo chiamano Nonna Morte. Donnie inoltre inizia una relazione con Gretchen Ross, una ragazza che si è da poco trasferita in città.

Il cult movie del 2001 Donnie Darko di Richard Kelly non ha imposto il suo regista come nuovo grande autore americano, ma rimane uno dei più fulgidi esempi di ribellismo giovanile e cinema "mind-bender".

A differenza della dilagante nostalgia per gli anni Ottanta che sarebbe esplosa non molti anni più tardi, in Donnie Darko, ambientato nel 1988, questo momento della cultura americana è rappresentato come un incubo di conformismo esasperante. Un'immagine senz'altro più corretta, considerata anche la situazione politica del tempo con la imminente presidenza di George Bush Sr. e il dilagare di guru televisivi con le loro filosofie new age. Nel film un personaggio del genere è incarnato da Patrick Swayze, che con il suo look da star del cinema rappresenta perfettamente l'ossessione per il benessere e il bell'aspetto che dilagavano allora. Al contrario il protagonista incarnato da Jake Gyllenhall (che qui fu lanciato verso la celebrità) è un giovane apatico, dallo sguardo spento e disinteressato eppure beffardo, una figura disturbante capace di rivelarsi profondamente inquieta quando è in preda alle sue allucinazioni.

Le sue visioni hanno per protagonista una sorta di mostruoso bianconiglio, che fa naturalmente da guida verso un abisso, come in Alice nel Paese delle meraviglie e come solo due anni prima accadeva anche in Matrix. Ma in quest'ultimo film il coniglio non appariva mentre quello presente in Donnie Darko richiama il cinema straniante e perturbante di David Lynch - che pure ha un debole per i conigli, protagonisti di una sua sinistra sit-com. Non a caso tutti quelli che abbiamo appena citato sono registi che hanno sovvertito l'idea di una società ben ordinata, che funziona come un orologio svizzero, mostrandola invece come un incubo distopico oppure come un velo incapace di sopire le più orribili pulsioni.

Maggie Gyllenhaal, che interpreta la sorella di Donnie, dice a inizio film che voterà per Dukakis, suscitando le ire paterne e dando voce all'anticonformismo di una nuova generazione, quella che presto avrebbe finito per identificarsi con il grunge e il suo martire Kurt Cobain. E dal grunge viene sicuramente un'altra delle ispirazioni di Kelly: il videoclip di culto del brano "Black Hole Sun" dei Soundgarden, pubblicato nel 1994 e firmato dal regista inglese Howard Greenhalgh. Non solo il video preconizzava una rappresentazione satirica e disillusa dei sobborghi americani, ma soprattutto li virava in chiave grottesca e apocalittica, con tanto di buco nero nel cielo, ossia qualcosa di molto vicino, figurativamente, al finale del film di Kelly.

Donnie Darko arriva al cinema un anno dopo Memento di Christopher Nolan, quando gli enigmi vanno di gran moda, e una buona parte del pubblico vi si dedica intensamente, utilizzando l'iperconnessione, da poco matura, della Rete per scambiarsi teorie di ogni tipo. Il culto di Donnie Darko nasce dal passaparola, dal successo del film non in America - dove un incidente aereo era immagine sgradita dopo l'11 settembre - bensì in Inghilterra. Da lì la fama del film si diffonde come un virus, in infinite discussioni sulle molte possibili interpretazioni del film, ulteriormente alimentate da una successiva versione director's cut e poi dalla pubblicazione reale (come contenuto di una edizione home video) del fittizio libro del film: "La filosofia del viaggio nel tempo".

Ma il film non coglie solo questa moda passeggera e anzi rimane importante ancora oggi per come abbia saputo intercettare lo "spirito del tempo", con un protagonista che odia la società perbenista borghese, ma può trovare un senso ulteriore solo in una sorta di sacrificio cristologico. Simbolo di un'angoscia senza uscita fuori dalla morte, Donnie è davvero un figlio dell'apocalisse, lo spettro di una società americana che con l'11 settembre iniziava a non sentirsi più invincibile.

Il brano di chiusura di Donnie Darko pure divenne di culto: la cover al pianoforte di Gary Jules della canzone "Mad World" dei Tears For Fears fu un tormentone generazionale. E il testo, cantato come una ballad dolente, si sposava perfettamente al tono onirico, angosciante e beffardo del film: «trovo triste e divertente che i sogni in cui muoio siano i migliori che ho mai avuto».

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Un'opera che penetra la mente offrendo infiniti spunti di riflessione.
Recensione di Giovanni Idili
martedì 30 novembre 2004

Richard Kelly ha vinto la propria scommessa con il mondo (del cinema): Donnie Darko torna sugli schermi Usa in versione estesa e giunge finalmente in Italia in versione originale. Comparso per la prima volta nel 2001 sugli schermi americani, tagliuzzato quà e là causa imposizioni commerciali, il film si è in breve tempo ritagliato un ampio spazio tra gli appassionati di surreale, fantascienza ed esoterismo imponendosi come fenomeno di culto.

Donnie è un adolescente afflitto da turbe psichiche, disadattato per natura, frustrato dalla sua condizione ma dotato di una vivacità intellettuale fuori dal comune. Sottoposto a terapia psichiatrica e analisi, è perseguitato da frequenti allucinazioni: in una di queste un gigantesco coniglio bianco, suo assiduo visitatore, gli comunica la data della fine del mondo. Comincerà così un surreale conto alla rovescia, durante il quale paradosso e realtà si confonderanno. Tra folli suggerimenti e sospetti di realtà parallele, in bilico tra fantascienza, surreale ed epico/catastrofico il singolare risultato finale sfugge a qualsiasi controllo, ammettendo molteplici chiavi di lettura.

Impossibile dunque classificare un prodotto che si dirama tra vari generi libero da ogni postulato di sorta. Pregno di una sensibilità vicina ad autori quali Peter Weir e Terry Gilliam, a cui l'autore dichiaratamente si ispira, l'ambizioso progetto si staglia su una efficace e mai eccessiva cornice fotografica lasciandosi ammirare da innumerevoli punti di vista. Una colonna sonora perfettamente calzante accompagna il girato sin dalle prime scene: molte sequenze trovano nelle musiche uno straordinario commento, capace di sottolineare accenti altrimenti impossibili da evidenziare. Il film è un raro esempio di missaggio funzionale ed espressivo e purtroppo lo spettatore italiano non esperto di inglese perderà l'importante elemento narrativo rappresentato dalle stesse parole delle musiche utilizzate. La mano del regista si sente nella pesantezza di alcuni lunghi intermezzi ma la condotta generale rimane sobria ed elegante, in un continuo stop&go capace in media di divagare senza tergiversare e di garantire un ritmo adeguato.

Toni inquietanti, a tratti epici, sono sostenuti da un montaggio ricco di rapidi stacchi, votato a seguire più punti di vista in parallelo. Omaggi e citazioni si sprecano: da Ritorno al Futuro a Stephen King, passando per cultura pop e musiche anni '80, in una critica celebrativa a tutto tondo dell'epoca in cui l'opera è ambientata. I personaggi vengono spogliati dalle proprie maschere, svergognati e spinti alla follia in una cornice nitida ma allucinata, a tratti psichedelica. La sbaloriditiva originalità della sceneggiatura ha modo così di svariare liberamente su un fronte emozionale che poggia su solide basi di caratterizzazione e contestualizzazione. Continui ribaltamenti di fronte ci catapultano attraverso un'esperienza sensoriale, emozionale e intelettuale intensa quanto inattesa.

Esplorando inconsapevolmente le pieghe del tempo Donnie si interroga su destino e predestinazione, divino e profano, convivendo con le debolezze di chi è costretto ad indossare "un ridicolo costume da uomo" ma è condannato ad essere qualcosa di più. Allo stesso tempo Donnie, "supereroe" maledetto, negando le verità prestabilite di una società bigotta, esprime se stesso e comunica l'urgenza di una individualità a misura d'uomo. L'intento è quello di disorientare, stordire, colpire, tramite un tortuoso ma fluido percorso di destrutturazione dell'animo umano, contemplato grazie al paradosso e all'estremizazione.

Dopo tre anni Kelly ripropone l'opera in versione "director's cut", probabilmente da noi destinata al mercato dvd, in una release più lineare e logica (20 min in più) non meno affascinante e ispirata. La versione originale, meno "spiegata", è permeata dall'ineluttabile cadenza dell'esoterico conto alla rovescia e da una complessità quasi proibitiva: quando qualcosa acquista improvvisamente un senso allo stesso tempo qualcos'altro lo perde, stimolando lo spettatore ben oltre la visione. Non esiste univoca interpretazione e come un tarlo l'opera penetra la mente offrendo infiniti spunti di riflessione. Alcuni maestri del passato applaudirebbero. Spiazzante, visionario, grandioso.

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Film culto che non perde con gli anni il suo appeal.
Recensione di Davide Morena

Donald Darko detto Donnie è un ragazzo con dei disturbi mentali che lo hanno portato a dar fuoco ad una casa abbandonata, anni fa. Nonostante sia un tipo in gamba, con una famiglia che lo ama e lo appoggia anche nelle scelte più discutibili. Donnie è in cura da una psicanalista che lo aiuta a combattere la sua schizofrenia; a lei confida del suo nuovo amico immaginario, Frank, un coniglio gigante che lo ha salvato da una morte assurda, ma che in cambio gli chiede di fare cose riprovevoli e sempre più pericolose. Ah, tra l'altro Frank gli ha svelato che la fine del mondo arriverà di lì a 24 giorni.

Donnie Darko è uno di quei film di culto che lentamente si emancipano dalla nicchia e si fanno conoscere ed amare in tutto il mondo, perdendo in parte il loro alone di leggenda.

L'Italia detiene il triste primato di riuscire ad arrivare sempre per ultima a scoprire certi fenomeni, ed è per questo che Battle Royale troverà una distribuzione forse solo tra un secolo o giù di lì, ed è sempre per questo che Donnie Darko arriva in Italia con due anni di ritardo.
Due anni che non tolgono al film un'oncia del suo appeal, lasciando inalterato il grande fascino che obiettivamente questa pellicola è in grado di esercitare sul pubblico, soprattutto quello coetaneo del cupo protagonista, poco più che adolescente. Al contrario di molti film che fanno esplicito riferimento al mondo giovanile, Donnie Darko brilla di una luce sinistra e tristemente rara: qui non si parla del primo amore, del primo bacio, dei conflitti con gli adulti, della perdita dell'innocenza, scialbe tematiche che fanno sentire gli adulti (quelli veri) con la coscienza a posto, ma che quasi sempre fanno ridere i ragazzi (sempre quelli veri).

Qui si parla di qualcosa di molto più significativo: si parla di morte. In toni tutt'altro che rassicuranti, Richard Kelly si interroga sull'effetto prorompente che la consapevolezza della morte ha su ogni individuo, e di quanto questo condizioni ogni altra sensazione ed azione: amore, paura, disprezzo, ribellione.
Di morte è imbevuto l'intero tessuto del film, inevitabilmente sbranato qua e là proprio a causa della friabilità del terreno su cui si avventura. Ma si può ben chiudere un occhio, considerato che di contro il film avvince ed appassiona senza essere né moralista né retorico.

E soprattutto considerato che, a pensarci meglio, Donnie Darko è uno dei pochi film di oggi che aiutano i ragazzi a crescere, e non gli adulti a credere che "va tutto bene" (un altro titolo? Mysterious skin - ma anche questo dovremo aspettare parecchio per vederlo...). Un genere dimenticato dall'edonista cinema contemporaneo.

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
domenica 24 ottobre 2010
RONGIU

“Gli studenti più “difficili” hanno diritto ad avere gli insegnanti migliori.” Donnie Darko non è film “facile”, la visione di questo lungometraggio, “pluritematico e pluridisciplinare,” offre una gamma di letture ed interpretazioni diversificate. Di contro, tutto ciò che non risulta facile, non possiamo classificarlo “difficile, [...] Vai alla recensione »

Frasi
Perché indossi quello stupido costume da coniglio?
Perché indossi quello stupido costume da uomo?
Dialogo tra Frank (James Duval) - Donnie Darko (Jake Gyllenhaal)
dal film Donnie Darko
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Oscar Cosulich
L'Espresso

Donnie Darko è un adolescente afflitto da inquietanti visioni: una strana creatura gli annuncia la fine del mondo e lo incita ad allagare la scuola, o a dare fuoco alla casa di un losco predicatore, ma la realtà, scopriremo, è molto diversa da quello che sembra. Questa, in sintesi, è la storia di «Donnie Darko», opera prima scritta e diretta da Richard Kelly, pellicola ambientata nel 1988, all'epoca [...] Vai alla recensione »

NEWS
BOX OFFICE
giovedì 6 giugno 2024
Andrea Chirichelli

A vent’anni dalla sua uscita originale, il film di Richard Kelly con Jake Gyllenhaal raggiunge la vetta del podio della classifica italiana. Scopri la classifica »

BOX OFFICE
mercoledì 5 giugno 2024
Andrea Chirichelli

Buon successo per il ritorno al cinema del film del 2001 anche se gli incassi complessivi sembrano già entrati nel pieno della stagione estiva. Scopri la classifica »

TRAILER
martedì 16 aprile 2024
 

Regia di Richard Kelly. Un film con Jake Gyllenhaal, Noah Wyle, Drew Barrymore, Patrick Swayze, Holmes Osborne. In occasione del 20° anniversario, dal 3 al 5 giugno in versione restaurata in 4k_Director's Cut. Guarda il trailer »

CELEBRITIES
martedì 19 giugno 2007
Stefano Cocci

Quando il cinema è un affare di famiglia Poteva essere l'ennesimo caso di ragazza interrotta, un altro nome sulla lunga lista di figli bruciati sull'altare dell'industria del cinema, di progenie eccellente rimasta vittima di un incidente di percorso: [...]

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