| Titolo originale | Reversal of Fortune |
| Anno | 1990 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | USA |
| Durata | 111 minuti |
| Regia di | Barbet Schroeder |
| Attori | Glenn Close, Jeremy Irons, Ron Silver, Annabella Sciorra, Jack Gilpin Uta Hagen, Fisher Stevens, Lisa Gay Hamilton, Christine Baranski, Felicity Huffman, Tom Wright, Johann Carlo, Leo Leyden, Malachy McCourt, Jad Mager, Christine Dunford, Mitchell Whitfield, Stephen Mailer, Mano Singh, Keith Reddin, Alan Pottinger, Gordon Joseph Weiss, Michael Lord, Bill Camp, John David Cullum, Sarah Fearon, Kristi Hundt, Kara Emerson, Michael Wikes, Thomas Dorff, Bruno Eyron, Bernt Kuhlmann, Redman Maxfield, Frederick Neumann, Conrad McLaren, Edwin McDonough, Brian Delate, Dess Philpot, Steven Black, Kender Jones, Haes Hill, Dan Rea, Jessika Cardinahl, Ericka Klein, Joko Zohrer. |
| MYmonetro | 3,39 su 2 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 22 settembre 2017
Si tratta di una storia vera narrata in un romanzo dell'avvocato Alan Dershowitz. Il film ha ottenuto 3 candidature e vinto un premio ai Premi Oscar, ha vinto un premio ai David di Donatello, 4 candidature e vinto un premio ai Golden Globes,
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CONSIGLIATO SÌ
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Si tratta di una storia vera narrata in un romanzo dell'avvocato Alan Dershowitz. Il film inizia subito con un involontario riferimento a Viale del tramonto, infatti in entrambi è la vittima che narra: nel film di Wilder, William Holden ucciso, mentre in questo è Glenn Close in coma. Lei è Sunny e per due volte il marito Claus von Bulow ha cercato di ucciderla. Dopo il coma, durante un processo l'uomo viene ritenuto colpevole ma in un successivo appello Dershowitz riesce a scagionarlo. Schroeder, grande produttore del cinema francese anni Sessanta e regista di vari film interessanti tra i quali Barfly è il più recente, costruisce la pellicola con indubbia bravura e con grande misura. Per un eccesso di precisione tuttavia aleggia una certa freddezza che preclude buona parte di pubblico. Contagiati anche gli attori. Jeremy Irons ha vinto l'Oscar come migliore attore protagonista, sorta di compensazione alla sua ben più meritevole interpretazione nel doppio ruolo di Inseparabili di David Cronenberg.
Nel dicembre 1980, la ricchissima ereditiera Sunny von Bülow entra in coma irreversibile per cause misteriose; i suoi figli sospettano che a provocare il coma sia stato il secondo marito della donna, Claus von Bülow, e lo trascinano in tribunale con l'accusa di tentato omicidio. Condannato dalla sentenza di primo grado, von Bülow si rivolge al noto avvocato Alan Dershowitz affinché assuma la sua difesa.
Il "mistero von Bülow" è stato uno degli eventi più clamorosi e discussi nella cronaca americana degli ultimi decenni: personaggio centrale della vicenda è la ricca Sunny von Bülow, regina dei salotti dell'alta società, che dal 1980 giace in uno stato vegetativo permanente in un letto d'ospedale. Nel 1982 il marito della donna, un aristocratico di origine danese di nome Claus von Bülow, fu processato per il tentato omicidio di Sunny; condannato in primo grado, venne assolto in appello nel 1984 grazie alla brillante difesa di Alan Dershowitz, professore di legge ad Harvard. Dershowitz raccontò le fasi del processo nel libro Reversal of fortune, dal quale nel 1990 è stato tratto il film Il mistero von Bulow, diretto dal regista francese Barbet Schroeder e sceneggiato da Nicholas Kazan, con Jeremy Irons nel ruolo di Claus von Bülow, Glenn Close in quello di sua moglie Sunny e Ron Silver nei panni dell'avvocato Dershowitz.
Rispetto alla maggior parte dei titoli appartenenti al genere processuale, la pellicola di Schroeder si presenta piuttosto come un sottile dramma psicologico che, attraverso un'analitica ricostruzione del "giallo" dei von Bülow, pone una serie di interrogativi morali lasciando che sia lo spettatore a dare una risposta. La voce narrante del film è quella di Sunny, che dal proprio letto d'ospedale ripercorre i suoi quattordici anni di matrimonio con l'affascinante playboy Claus von Bülow, i loro problemi coniugali e la depressione che l'affliggeva da tempo; è la voce di una donna che giace in un coma dal quale non si risveglierà mai più, e che assomiglia in maniera sinistra alla voce del "morto che parla" in Viale del tramonto. Ma il nostro punto di osservazione è quello di Alan Dershowitz, avvocato idealista che, dopo un'iniziale riluttanza ad assumere la difesa del mellifluo von Bülow, accetta di diventare "l'avvocato del diavolo", sulla base del principio che chiunque ha diritto ad un giusto processo.
L'originalità del film di Schroeder sta proprio nel non voler sciogliere l'ambiguità di fondo della storia, rifiutandosi di offrire soluzioni consolatorie per proporre piuttosto un giallo destinato a rimanere senza risposta. Von Bülow è colpevole oppure no? La pellicola ci mostra entrambe le possibilità, ma non cancella i dubbi dello spettatore, tenendoci in una sgradevole sensazione di incertezza che si prolunga anche dopo la fine del film. Alla precisione della sceneggiatura e all'eleganza della confezione (inclusa la fotografia dai toni freddi di Luciano Tovoli) va aggiunto un magistrale terzetto di protagonisti; due anni dopo Inseparabili di Cronenberg, l'inglese Jeremy Irons si è aggiudicato il premio Oscar come miglior attore ed il Golden Globe per la sua superba e misurata interpretazione nella parte di von Bülow.
Dramma giudiziario che non riesce a coinvolgere. Il difetto della pellicola è costituito dalla scelta (obbligata in realtà, trattandosi del grado d'appello) di mettere in scena l'attività di studio e preparatoria del collegio di difesa, anziché puntare sulle fasi processuali che cinematograficamente rendono sempre molto.