Crimini e misfatti

Film 1989 | Commedia 107 min.

Regia di Woody Allen. Un film Da vedere 1989 con Martin Landau, Mia Farrow, Woody Allen, Alan Alda, Anjelica Huston, Sam Waterston. Cast completo Titolo originale: Crimes and Misdemeanors. Genere Commedia - USA, 1989, durata 107 minuti. - MYmonetro 4,29 su 20 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Il delitto paga, questo è l'imperativo della società in cui viviamo ed è anche quello che sostiene Woody Allen con questo film. Il film ha ottenuto 3 candidature a Premi Oscar e 1 candidatura a Golden Globes.

Consigliato assolutamente sì!
4,29/5
MYMOVIES 4,13
CRITICA N.D.
PUBBLICO 3,89
ASSOLUTAMENTE SÌ
Il delitto paga.

Il delitto paga, questo è l'imperativo della società in cui viviamo ed è anche quello che sostiene Woody Allen con questo film. Con l'inizio da commedia si prosegue col dramma e infine col giallo impunito. Il più bel film di Woody Allen degli ultimi anni. Un regista di documentari ama una regista che gli preferisce un produttore televisivo. Lui sta montando un film su uno psicologo che si uccide. Un borghese sposato ha un'amante che avanza pretese e lui lascia che un sicario la uccida. Privo di rimorsi riprenderà il suo posto. I buoni perdono e i cattivi vincono, come nella vita, fortunatamente "quasi sempre".

Giancarlo Zappoli

Prima parte
Judah Rosenthal è un oculista affermato che viene festeggiato dalla comunità ebraica newyorchese per la sua abilità e la sua filantropia. Judah è sposato e ha una figlia ormai grande. Il medico ha però da due anni una relazione con Dolores Paley, una hostess che vuole giungere a chiarire il rapporto con lui rivelando tutto alla moglie Miriam. Per Judah la situazione si fa insostenibile ogni giorno di più. Clifford Stern è un documentarista poco disposto ai compromessi ed è sposato con Wendy, sorella di Lester, un produttore televisivo di grande successo ma di scarso spessore umano. Cliff è spesso senza lavoro, tanto che trascorre i pomeriggi al cinema con la figlia della sorella. Wendy, con la quale il rapporto coniugale è ormai spento, gli fa ottenere un lavoro dal fratello. Si tratta di un ritratto del "grande" produttore che andrà a far parte della serie "Menti creative americane". Cliff non stima per nulla il cognato ma è costretto ad accettare. In tutt'altra considerazione tiene invece l'altro cognato, Ben. Costui è un rabbino di grande saggezza ed è a lui che si confida Judah avendolo come cliente per una malattia che lo porterà alla cecità. Il religioso consiglia una confessione piena ma il medico teme che la moglie non sarebbe in grado di accettare l'idea. Intanto Cliff (che per parte sua sta lavorando a un interessante documentario sul professor Levy, un filosofo ebreo) incontra sul set di "Menti creative" la coproduttrice Halley Reed. Le mostra parte del materiale girato su Levy e riscontra in lei un forte interesse. Alle timide avances di Cliff e alla pressante corte di Lester risponde con cortesi dinieghi. Cliff nel frattempo è anche preoccupato per la sorella che, in cerca di un rimedio alla solitudine, accetta incontri con sconosciuti che si rivelano spesso pericolosi. Judah è sempre più preoccupato per le pressanti richieste di Dolores e ne parla con il fratello Jack che ha ormai da tempo imboccato la strada del crimine organizzato. Jack gli fa capire che, in cambio di favori economici ottenuti da lui nel passato, è ora pronto a risolvergli il problema radicalmente. Judah è lacerato interiormente ma a un certo punto prende una decisione: accetta la proposta del fratello. Mentre a casa sta tranquillamente discutendo con la figlia, il suo fidanzato e degli amici sul futuro viaggio di nozze, riceve una chiamata da Jack che lo informa che è tutto risolto. Il medico trova una scusa per recarsi immediatamente a casa dell'amante per recuperare scritti e fotografie che potrebbero comprometterlo. Intanto Ben è divenuto completamente cieco e il professor Levy si è suicidato "uscendo per la finestra". Cliff vede crollare tutta la speranza che aveva nelle lucide idee positive dello studioso e teme che la possibilità che il documentario venga acquistato per la serie "Menti creative" sia ormai vanificata. Inoltre Halley, che lo ha subito raggiunto alla notizia, gli chiede di non forzarla sul piano dei sentmenti, non avendo ancora superato il trauma del suo matrimonio fallito. Qualche tempo dopo lo informerà dell'intenzione di lasciare gli Stati Uniti per un lavoro a Londra della durata di alcuni mesi.
Cliff ha montato il documentario su Lester e glielo mostra mandandolo su tutte le furie: ha inserito le riprese da candid camera del produttore che fa proposte a un'attricetta, lo ha paragonato a Mussolini e ha conservato le sequenze in cui l'uomo fa la figura del megalomane. Ovviamente Lester lo caccia e decide di rimontare lo speciale. Judah è sempre più teso. Va addirittura a cercare la casa in cui ha vissuto da bambino e qui intreccia un dialogo con i suoi parenti dell'epoca sulla religione e i principi morali. Intanto la polizia arriva sino a lui che afferma che Dolores era una sua paziente ansiosa che lo chiamava anche a casa perché convinta di essere affetta da disturbi visivi in realtà inesistenti. Sull'affermato medico non c'è alcun sospetto tanto che per l'omicidio verrà arrestato un criminale già imputato per altre uccisioni.
Il matrimonio della figlia di Ben è l'occasione per ritrovare tutti i personaggi. A pagare le spese per la festa sontuosa è Lester. Ormai sua sorella e Cliff stanno per divorziare e la donna ha già un nuovo compagno. Cliff compie un'amara scoperta: la corte serrata di Lester ha ottenuto i suoi frutti: il produttore può presentare ufficialmente Halley come la sua nuova fidanzata. La ragazza cerca di spiegare quanto è accaduto. Cliff si troverà a parlare di cinema con Judah che, sotto la forma di un soggetto che potrebbe risultare interessante per un film, gli racconta il proprio crimine.
"Se vuole una storia con il lieto fine vada a vedersi un film hollywoodiano!" dice Judah a Cliff in una delle ultime sue battute di Crimini e misfatti.
... fine prima parte - continua ...

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Giancarlo Zappoli

Seconda parte
"Se volete vedere un film "alla Woody Allen" avete sbagliato" sembra dire il regista al pubblico che ha apprezzato Edipo relitto e ha ritrovato in quello stile una sorta di copyright in precedenza smarrito. Woody si muove ormai a tutto campo e ogni suo film è una mappa su cui sono indicati i terreni più diversi, miracolosamente tenuti insieme da quel piccolo continente che è il suo cinema. Crimini e misfatti (meglio sarebbe dire Crimini e piccole infrazioni o peccati veniali) lo vede impegnato con nuovi attori come Martin Landau, Anjelica Huston e Alan Alda (questi ultimi torneranno in seguito a lavorare con lui). " All'inizio c'era il personaggio di Martin Landau e c'erano idee strettamente religiose: l'universo è un posto senza Dio e, a meno che noi non ci costruiamo una nostra etica, non c'è nessuno che ci punisca (...) La seconda storia, il triangolo fra me, Mia Farrow e Alan Alda, è nata per rinforzare alcuni di questi temi e discutere sul problema, universale, della tremenda adorazione per il successo" (intervista a "L'Espresso", 25 febbraio 1990). Allen torna a riflettere sul tema della colpa come già aveva fatto in Broadway Danny Rose. Se però nel film del 1984 Woody aveva un'immagine del senso di colpa come di un elemento che limita pesantemente e in modo ricattatorio l'evolversi della personalità umana, in questo film la prospettiva è decisamente mutata. Per la prima volta in una sceneggiatura di Allen è prevista una morte violenta per omicidio. Per la prima volta il senso di colpa è richiesto e invocato in un mondo "reale" che invece non può che farlo pian piano scomparire in una dissolvenza in chiusura. Il Dio dei Padri dopo l'Olocausto non è più lo stesso. In quella intensa scena che si svolge nella casa paterna, ora abitata da estranei, per un istante sembra quasi possibile che l'Io adulto di Judah possa "comunicare" col microcosmo familiare proprio nel momento in cui si evidenziano le prime crepe nel monolitico assetto religioso ebraico. L'occhio di Dio sembra essere divenuto cieco dinanzi ai crimini compiuti dell'umanità. L'indifferentismo morale, l'autoassoluzione quotidiana hanno preso il posto della punizione biblica devastante. Crimini e misfatti è un film che lega i due piani della narrazione (la vicenda di Judah e quella di Cliff) sin dall'inizio sul forte tema dello sguardo. L'oculista Judah, che teme lo sguardo inquisitorio di Dio, si ferma a "guardare" il cadavere della donna che dice di avere amato e che ora giace morta ai suoi piedi ma, soprattutto, evita quello sguardo interiore che gli farebbe scoprire sin dall'inizio quell'universo freddo di cui parla il professor Levy prima di "passare per la finestra" invece che per il camino, come i sei milioni di appartenenti al suo popolo. Dolores invece vuole "vedere" Miriam, la moglie di Judah, per un chiarimento che non avrà luogo e che le procurerà una morte "ad occhi aperti'. Il trait d'union tra questa vicenda e quella di Cliff è dato da Ben, il rabbino fratello della moglie e paziente di Judah. La vista dell'uomo di fede si sta spegnendo ma il suo occhio interiore è attento e, in una delle rare concessioni di Allen a una figura religiosa da lui spesso messa in ridicolo, sa vedere in profondità nelle debolezze umane come forse ai suoi predecessori, tutti presi dalla norma e dal rituale, non accadeva. Non a caso è a lui che viene affidata la pur flebile nota di speranza che, esposta dalla voce di un suicida, accompagna la sua danza di non vedente con la figlia che si è sposata in quel giorno. Ed è lui l'unico fratello dei tre della famiglia della moglie che Cliff ammira.
Cliff è uno che "guarda" per mestiere ma spesso ciò che vede non gli piace. Si chiude allora in un suo mondo fatto di un documentario su una vera personalità della cultura di cui nessuno sa nulla (il professor Levy) e di proiezioni pomeridiane. Con la prima figura di adolescente a cui Allen sembra interessato nel suo cinema, avviene una specie di passaggio di testimone. Cliff insegna alla nipote a "guardare'. Non solo i film, che spesso anticipano o spiegano la vita reale ma anche il mondo. "Non ascoltare i tuoi insegnanti. Guardali. E imparerai molto sulla vita che ti aspetta." Cliff è dotato dell'occhio di un dio minore ma molto potente: la macchina da presa. Con quell'occhio "giudica" Lester e ne scrive la condanna con un montaggio che ne sottolinea la prosopopea e la sostanziale pochezza. Quando Cliff gira e monta nel film la scena dell'approccio falsamente soft del produttore con l'attricetta non sta compiendo un'operazione da candid camera scandalistica. Sta mettendo a nudo la meschinità del personaggio ma, come angelo ribelle del paradiso della scalata al successo, viene scacciato e precipitato negli Inferi dei "falliti" come Lester lo definisce.
In un mondo in cui si è alla ricerca di una Morale che sostituisca quella ormai consunta che è stata spazzata via, l'amore e la fiducia non hanno più spazio. La stessa sessualità ha assunto connotazioni negative. Il sesso per Judah significa tensione e poi angoscia, per Cliff non c'è più ("L'ultima donna in cui sono entrato da un anno a questa parte è la Statua della Libertà"), per sua sorella è fatto di esperienze sconvolgenti a catena, per Lester è una conquista in più da segnare nel proprio "carniere" personale. Cliff riflette sulla complessità delle estrinsecazioni della sessualità dandone una lettura positiva ma, al contempo, carica di perplessità e di quesiti senza risposta. Il sentimento dell'amore segue la stessa sorte. O è una merce di scambio deteriorata per assicurarsi la tranquillità
e la ricchezza (Judah con la moglie) oppure è un rapporto ormai deteriorato (quello tra Cliff e sua moglie) in cui la donna è giunta più rapidamente alla meta ("Ho una persona" dice a tavola al fratello nel finale suscitando la sua entusiastica approvazione).
Ma quel che più conta è che lo sguardo dell'uomo si poggia su troppe maschere (ricordiamo Un'altra donna) e gli è difficile, se non quasi impossibile, saper vedere. "Gli occhi non sono uno specchio, perlomeno non dell'anima" dice Judah. Cliff lo sperimenta a
sua spese con Harley. Questa sorella maggiore della Tracy di Manhattan si reca a sua volta a Londra. Ma in questa occasione nessuno l'ha spinta a partire e, soprattutto, non è il caso di darle "fiducia'. La parola magica che ha guidato Allen in alcuni film qui perde di qualsiasi potere positivo. Harley è contraddittoria come tutti; critica il magnate della televisione ma cede alla sua corte serrata ("Lui non vuole uno scambio di idee. Vuole solo uno scambio di sudate" l'aveva avvertita Cliff). Non resta allora altro da fare che mascherarsi dietro uno smoking preso a nolo per ascoltare una storia troppo "da film" per essere vera e, contemporaneamente, troppo "vera" per divenire un film che il pubblico possa amare. Dinanzi all'Alta Corte del proprio Io gli uomini (intesi soprattutto come sesso maschile) di oggi, a differenza del kleistiano "Principe di Homburg", sembrano incapaci di riconoscere le loro colpe o, se lo fanno, riescono poi rapidamente ad autoassolversi. È quello che non riuscirà a fare Alice.

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Recensione di Stefano Lo Verme

Judah Rosenthal è uno stimato oculista e un padre di famiglia felice; ma quando la sua amante Dolores, che non accetta di essere messa da parte, minaccia di distruggere la sua reputazione e il suo matrimonio, Judah dovrà ricorrere a una soluzione estrema. Intanto Cliff Stern, un documentarista frustrato nella professione e nella vita privata, alle dipendenze dell'arrogante cognato Lester, si innamora della regista Halley Reed.
Ritenuto un genio della comicità americana del ventesimo secolo, nel 1989 Woody Allen ha cambiato decisamente registro realizzando uno dei film più complessi e pregnanti della sua carriera, il bellissimo Crimini e misfatti, una pellicola che fonde alla perfezione i generi del dramma e della commedia ed è giustamente considerata tra le migliori opere del grande regista newyorkese. Ambientato nella cornice dell'alta borghesia ebraica di Manhattan, colta e benestante, Crimini e misfatti è strutturato secondo due intrecci narrativi indipendenti, che si incroceranno soltanto nel finale. A fare da sfondo c'è, come al solito, una New York dai toni autunnali, meravigliosamente fotografata da Sven Nykvist, collaboratore abituale di Ingmar Bergman; e proprio a Bergman, da sempre suo modello, Allen riserva una raffinata citazione, quando Judah rievoca una scena del passato nella sua casa d'infanzia (come accadeva al protagonista de Il posto delle fragole).
Il tratto comune delle due storie raccontate nel film è che entrambi i personaggi principali si trovano, seppure in maniera diversa, di fronte a delle difficili scelte morali. Il primo caso è quello di Judah Rosenthal (Martin Landau), un uomo rispettabile e facoltoso perseguitato dalla sua possessiva amante Dolores (Anjelica Huston); per liberarsi della donna ed evitare uno scandalo, Judah deciderà di assoldare un killer per ucciderla, ma poi dovrà convivere con i sensi di colpa. L'altra vicenda riguarda invece Cliff Stern (Woody Allen), un maturo documentarista che si interroga a proposito dell'esistenza, cercando la risposta nell'amore per la collega Halley (Mia Farrow) e nelle parole cariche di speranza del professor Levy, un filosofo sopravvissuto ai campi di sterminio. La sua ricerca, però, è destinata ad un doppio fallimento: Halley infatti gli preferirà il cognato Lester (Alan Alda), un volgare produttore televisivo, mentre il professor Levy commetterà un incomprensibile suicidio. Dunque, se da un lato l'umorismo tipico del regista è stemperato da un'ineluttabile amarezza (da non perdere, comunque, l'esilarante documentario anti-celebrativo girato da Cliff), dall'altro il dramma di Judah assume contorni da tragedia; è più che evidente, da questo punto di vista, l'influenza della letteratura di Dostoevskij (in primo luogo Delitto e castigo, per il tema della responsabilità morale dell'individuo) e della filosofia di Nietzsche (la realtà come uno spazio vuoto, la negazione di ogni valore certo). Emblematica la figura del rabbino Ben (Sam Waterston), allegoria della cecità umana, ma anche di una religione incapace di risolvere i nostri dubbi sulla vita e dell'assenza di Dio, indifferente alla sorte dei propri figli. In conclusione, la fiducia in una giustizia assoluta è soltanto un'illusione: il rimorso di Judah svanirà nel nulla ed il suo crimine rimarrà impunito. E a Cliff, dopo il suo confronto con l'altro protagonista, non resterà che aggrapparsi alla passione per il cinema e alla consapevolezza che "siamo solo noi, con la nostra capacità di amare, che diamo significato all'universo indifferente", augurandosi "che le generazioni future possano capire di più". Nel 2005, Woody Allen proseguirà la riflessione sul crimine e la colpa con un film analogo, l'eccellente Match point.

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
domenica 7 febbraio 2016
tomdoniphon

Due storie parallele: un oculista (Martin Landau, straordinario), perseguitato dall’amante, si rivolge al fratello malavitoso per eliminare la donna; un documentarista (Allen) non ha fortuna né nel lavoro né in amore. Commedia drammatica o dramma comico? Difficile dirlo. Come era riuscito a Billy Wilder in “L’appartamento”, Allen qui trova un magico punto di equilibrio [...] Vai alla recensione »

giovedì 26 febbraio 2015
IuriV

Woody Allen non è per tutti e io conosco almeno una persona che non ama il suo stile. Sfortuna vuole che quella persona sia proprio io. Ed è un vero peccato, perché il potenziale di questo film è a prova di bomba e la forza del suo messaggio sfonda anche la mia ostilità verso il regista newyorkese, facendomi capire che la mia cattiva predisposizione nei suoi confronti [...] Vai alla recensione »

giovedì 28 maggio 2015
paolp78

Ho sempre apprezzato i film di Woody Allen, qualcuno più e qualcuno meno come è normale: in una ipotetica classifica “Crimini e Misfatti” entra nel mio podio personale. La pellicola è divisa in due narrazioni: con quella principale Allen si cimenta nell’ardua impresa di affrontare tematiche filosofico-teologiche complesse e lo fa prendendole di petto, analizzandole [...] Vai alla recensione »

giovedì 20 settembre 2012
fedeleto

Dopo il buon Edipoo relitto,episodio di New York stories,Allen torna con un gran film,pessimista,ironico,giallo, ma ad ogni modo unico.Judah e' un oculista di fama,e da tempo ormai ha un'amante che ormai lo tormenta e lo minaccia di far scoprire tutto alla moglie.Disperato,Judah chiamera' il fratello e la fara' uccidere,non senza enormi sensi di colpa e crisi.

venerdì 15 aprile 2011
Luca Scialo

Due storie parallele. Quella di Judah Rosenthal, oculista rispettato e padre di famiglia, che però ha un'amante. E quella di Cliff Stern, regista squattrinato costretto a montare un film biografico sul fratello della moglie, Lester; mediocre pensatore pieno di sé. Il primo sarà costretto a sbarazzarsi dell'amante - divenuta ormai isterica e invadente dei suoi spazi familiari [...] Vai alla recensione »

venerdì 27 gennaio 2017
johngarfield

Il film più disperato di Allen, molto più che in Manhattan. Là c erano cenni di piacere di vivere, dopo tutto. Qui c è solo disperazione e morte. Tre sono gli argomenti che portano a queste conclusioni : nella vita trionfano i peggiori, il rimorso è una macchia che si lava dopo qualche tempo e non resta nulla, la filosofia sono solo parole che si perdono nel tempo. [...] Vai alla recensione »

lunedì 9 marzo 2015
il befe

ok

Frasi
Io ti volevo restituire questa lettera.
È la mia unica lettera d'amore.
È bellissima. Peccato che io sia la persona sbagliata.
Ma forse fa lo stesso. L'avevo copiata quasi tutta da James Joyce. Non ti eri chiesta il perché di tutti quei riferimenti a Dublino?
Dialogo tra Halley Reed (Mia Farrow) - Cliff Stern (Woody Allen)
dal film Crimini e misfatti
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Luigi Paini
Il Sole-24 Ore

Perché Dio non punisce i malvagi già su questa terra? E perché così spesso il giusto rimane senza premio alcuno alla sua virtù? Non sono interrogativi astratti: ognuno di noi li incontra di continuo nella vita di tutti i giorni, e ben difficilmente riesce a trovare una risposta soddisfacente- Anche Woody Allen si pone in Crimimi e misfatti queste domande.

Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

C’è la Storia e ci sono le storie, in Crimini e misfatti. C’è la dimensione “macro” della vicenda umana: la guerra, i campi di sterminio, la ragione o il torto delle grandi scelte collettive. E c’è la dimensione “micro” delle biografie: le scelte di ognuno, il successo e l’insuccesso, i meriti e gli inganni, gli amori e i tradimenti. Su tutto grava un sospetto: il mordo non ha una struttura morale; [...] Vai alla recensione »

Lietta Tornabuoni
La Stampa

“La gente va in giro coi suoi peccati, si porta appresso azioni spaventose”: sull’anima schizofrenica della borghesia ebraica newyorkese, sull’ambiguità della morale umana nel mondo senza Dio, su vincenti e perdenti, Woody Allen ha fatto un bellissimo film. Commovente, divertente, profondo, ricco d’invenzioni stilistiche, ritmato da citazioni di vecchi film in bianco e nero usate per analogia o come [...] Vai alla recensione »

Irene Bignardi
La Repubblica

Da un autore che ogni anno sforna un film bellissimo (due volte all’anno nei momenti particolarmente fortunati) e che continua a disegnare con intelligenza sopraffina e grandioso divertimento del pubblico il suo universo, è probabilmente sbagliato attendersi ogni volta la riuscita perfetta. E Crimini e misfatti, sotto il suo smalto sempre più elegante e raffinato, non è un film dalla riuscita perfetta. Al [...] Vai alla recensione »

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