Il grande duello

Film 1973 | Western 90 min.

Regia di Giancarlo Santi. Un film con Horst Frank, Lee Van Cleef, Jess Hahn, Alberto Dentice, Franco Fantasia, Furio Meniconi. Cast completo Genere Western - Italia, 1973, durata 90 minuti. - MYmonetro 3,27 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Un giovane accusato di omicidio, complice un giudice corrotto, si nasconde tra le montagne.

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Consigliato sì!
3,27/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA
PUBBLICO 3,03
CONSIGLIATO SÌ
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Un emozionante giallo in salsa western.
Recensione di Davide Di Finizio
Recensione di Davide Di Finizio

Braccato da torme di bounty killer che vogliono la sua pelle, il giovane pistolero Philip Vermeer è perseguitato per un crimine di cui si dice innocente: l'assassinio del Patriarca, un potente personaggio che ha lasciato un'eredità di sangue e di vendetta ai suoi tre figli, i terribili fratelli Saxon. Aiutato dal misterioso Clayton, Philip riesce a scampare ai persecutori. Ma non per molto. Finito nelle mani dei nemici, è condannato alla forca. E per l'ex sceriffo Clayton sarà il momento di prendere una decisione, di chiudere i conti con quel passato che non gli dà pace.
Esordio registico di Giancarlo Santi, Il grande duello è uno spaghetti western che ha dalla sua almeno due punti di forza: una regia magistrale, che riutilizza con intelligenza la lezione di Sergio Leone, e la buona sceneggiatura di Ernesto Gastaldi, che contamina sapientemente il western con elementi del whodunit, ma senza scadere negli stereotipi. Il teatro dell'azione non è fatto di eroi, solo di vinti: non è un eroe Philip, ingiustamente accusato, ma pur sempre fuorilegge; non lo sono i fratelli Saxon, che meditano vendetta ma abusano della loro posizione; e non lo è nemmeno Clayton, l'enigmatico deus ex machina, che protegge Philip in nome di una verità che dice di conoscere, ma che non si decide a rivelare. È un personaggio tragico, nobilitato dalla superba interpretazione di Lee van Cleef che, se da un lato può facilmente ricordare il colonnello Douglas Mortimer del secondo capitolo della trilogia del dollaro, dall'altro raggiunge una statura drammatica sconosciuta anche allo strepitoso film di Leone: non è per vendicare una sorella suicida che si batte, ma per un atto di giustizia, in uno sporco mondo che di giusto ha molto poco, in cui le autorità sono rappresentate da chi si serve delle regole per i propri scopi (David ed Eli Saxon sono rispettivamente sindaco e sceriffo), in cui vige la legge del più forte, come dimostra la concentrazione di bounty killer a caccia del perseguitato, e in cui non c'è posto per chi si batte per la giustizia, quella vera. Non a caso Clayton è stato destituito dalla sua carica e dovrà agire, come gli altri, fuori dal solco tracciato dalla legge, ricorrendo infine ad uno straordinario regolamento di conti, il grande duello del titolo, che s'oppone alla collaudata dinamica del mexican standoff: è uno sleale 3 contro 1, con un quinto elemento fuori tiro che avrà un ruolo cruciale nella contesa. Ma per fortuna, almeno al cinema, non tutti i mali vengono per nuocere.
Eppure, nonostante la ricchezza dei motivi, Il grande duello è stato un film sostanzialmente sfortunato, sottovalutato dalla critica e anche dal pubblico, forse perchè non figlio del suo tempo. Gli anni '70 infatti conobbero il declino dello spaghetti western, in favore di altri generi, quali il maccheroni combat (testimonianza simbolica di questo passaggio è in Giù la testa di Sergio Leone) e il giallo, come dimostra la suddetta contaminazione che, da un punto di vista artistico, non fa che nobilitarne la materia. Triste metafora di quest'estinzione è anche rappresentata dal coprotagonista Peter O'Brien (pseudonimo dell'italianissimo Alberto Dentice) che, dopo l'incursione nel cinema con la simpatica interpretazione di Philip Vermeer, passò alla carriera giornalistica.
Tuttavia l'esordio di Santi resta una perla per gli appassionati del genere, anche grazie alla deliziosa e struggente colonna sonora di Luis Bacalov. Un'atmosfera di gioiosa malinconia, che culla lo spettatore nell'esecuzione della resa dei conti, e che sarà omaggiata da un uomo perdutamente innamorato del western made in Italy: Quentin Tarantino, in Kill Bill - Volume 1.

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Accusato ingiustamente dai tre fratelli Saxon di aver ucciso il loro padre, detto "Il Patriarca", Philip è condannato da un giudice da loro corrotto. Evade, lo inseguono, lo salva l'ex sceriffo Clayton che cerca poi di proteggerlo ma che è da lui creduto un cacciatore di taglie. Riacciuffato dai Saxon, Philip sta per essere impiccato, ma di nuovo lo salva Clayton che svela a tutti la verità. Grande duello finale. Molti cadaveri. Aiuto regista di Leone, Santi esordisce con un western, genere ormai moribondo, scopiazza il suo maestro e cerca di immettervi una vena comica alla quale il cast non sa adattarsi. Le musiche sembrano di Morricone, ma sono di Bardotti-Bacalov.

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
domenica 22 gennaio 2012
Gianni Lucini

Giancarlo Santi ha lavorato con Sergio Leone e si vede dal taglio delle inquadrature e dalle gestione di questo giallo psicologico ambientato sulla frontiera. Interessante, pur se non nuovo nel western all’italiana nel 1973, l’utilizzo del bianco e nero nei flashback. In qualche passaggio ricorda l’incedere di “L'uomo che uccise Liberty Valance” di John Ford mentre Lee Van Cleef, impeccabile come al [...] Vai alla recensione »

giovedì 25 agosto 2011
fresno1606

Il grande duello è un film che risente certamente dei tempi che cambiano e che si spostano verso un modo molto più "moderno" (nella sua accezione negativa: un altro termine, forse più efficace, potrebbe essere "tamarro") di girare i film: salti ed acrobazie improbabili (si possono capire certamente in un film di Spencer e Hill, non certo in un film del genere, [...] Vai alla recensione »

martedì 19 maggio 2020
Leonardo

Lo reputo un film interessante da vedere. La trama è un po' troppo scontata sotto alcuni aspetti(si capisce immediatamente chi ha ucciso il patriarca nei flashback, perciò non c'è il colpo di scena), la regia è curata ma non magnifica e i personaggi sono interessanti. Gli attori recitano bene, anche se Lee Van Cleef mi è sembrato meno spettacolare del solito. [...] Vai alla recensione »

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