Il disprezzo

Film 1963 | Drammatico, +13 103 min.

Titolo originaleLe mépris
Anno1963
GenereDrammatico,
ProduzioneFrancia
Durata103 minuti
Regia diJean-Luc Godard
AttoriBrigitte Bardot, Michel Piccoli, Jack Palance, Fritz Lang, Giorgia Moll, Raoul Coutard, Jean-Luc Godard Linda Veras.
Uscitalunedì 6 febbraio 2017
TagDa vedere 1963
DistribuzioneCineteca di Bologna
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 3,60 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Jean-Luc Godard. Un film Da vedere 1963 con Brigitte Bardot, Michel Piccoli, Jack Palance, Fritz Lang, Giorgia Moll, Raoul Coutard, Jean-Luc Godard. Cast completo Titolo originale: Le mépris. Genere Drammatico, - Francia, 1963, durata 103 minuti. Uscita cinema lunedì 6 febbraio 2017 distribuito da Cineteca di Bologna. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,60 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento venerdì 10 febbraio 2017

La moglie di uno scrittore italiano, chiamato da un produttore cinematografico per una sceneggiatura, abbandona il marito per unirsi al ricco uomo di cinema. In Italia al Box Office Il disprezzo ha incassato 63,3 mila euro .

Consigliato assolutamente sì!
3,60/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 3,63
PUBBLICO 3,67
CONSIGLIATO SÌ
Godard rielabora Moravia attraverso la figura di Fritz Lang.
Recensione di Giancarlo Zappoli
Recensione di Giancarlo Zappoli

Lo scrittore Paul Javal vive a Roma con la moglie Camille. Gli viene chiesto dal produttore americano Jerry Prokosch di riscrivere la sceneggiatura di un film ispirato all'Odissea la cui regia è stata affidata a Fritz Lang che Prokosch ritiene troppo intellettuale. Il produttore è attratto da Camille e Paul lascia che i due, nonostante la contrarietà di lei, possano rimanere da soli. Da questa situazione prende forma il disprezzo che Camille inizierà a provare per il marito. Jean-Luc Godard è reduce dal clamoroso insuccesso commerciale di Les Carabiniers quando accetta di girare questo che sarà uno dei film più mutilati (nella versione italiana) della storia del cinema.

Il soggetto nasce da un libro di Alberto Moravia nei cui confronti il regista rilasciò apprezzamenti contradditori che vanno dal totale interesse alla definizione "romanzo da leggere in treno".

Già il casting fu contrastato. Godard voleva Kim Novak e Frank Sinatra mentre Ponti aveva in mente la coppia Loren-Mastroianni (che in quello stesso anno avrebbe dato prova di sé in Ieri,oggi, domani). L'accettazione da parte della Bardot mise d'accordo tutti anche se poi Godard definì lapidariamente il loro rapporto con la frase: "Io non l'interessavo, lei non m'interessava".
Godard però può, grazie anche a un budget decisamente superiore a quelli a cui è abituato, al contempo accettare dei condizionamenti ed irriderli. A partire dal formato di ripresa: il cinemascope che non gli piace e del quale fa dire a Lang che si tratta di una tecnica di ripresa funzionale a riprendere solo serpenti e funerali.

Proprio grazie alla presenza di Fritz Lang può permettersi poi uno sdoppiamento in due personaggi che lo rappresentino sullo schermo. Il Maestro tedesco nel ruolo di se stesso può mostrare come un regista che ha diretto dei capolavori continui ad essere comunque alla mercé di produttori che nascondono la loro scarsa cultura dietro frasi rubate dai libri. Sull'altro versante c'è Michel Piccoli, con il suo cappello in testa anche in casa 'alla Godard', che nella lunghissima sequenza nell'appartamento in fase di sistemazione discute con la moglie utilizzando battute che il regista scriveva di giorno in giorno trasferendovi spesso i battibecchi che aveva con la moglie Anna Karina.

Su tutto domina il 'farsi' di un film con la sua quotidianità, gli scontri, la materia informe che troverà un proprio senso compiuto solo in una fase successiva dovendo superare un'infinità di ostacoli. Godard riesce anche a spostare di senso la nudità della Bardot, pretesa da Ponti, con una sequenza che segue i titoli di testa recitati. La allora icona di bellezza BB chiede al proprio compagno sullo schermo di dichiararle l'attrattiva delle parti del suo corpo quasi avesse bisogno di una conferma. Ponti taglierà, tra le altre manomissioni, l'intera sequenza nella versione italiana in cui quasi nulla verrà risparmiato, a partire dalla colonna sonora musicale che dalla incombente drammaticità dell'originale di Georges Delerue si trasforma, grazie a Piero Piccioni, in una partitura allegra e movimentata.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
domenica 23 ottobre 2011
pisciulino

Premessa: questa critica vale per l'edizione originale francese con sottotitoli (disponibile in dvd e vista in tv su "Fuori orario") poichè quella italiana, cambiando i colori (e annullando la differenza cromatica tra le scene girate a Roma e a Capri) scema l'interessantissimo tentativo di Godard di una narrazione in chiave pop sostituendo anche la colonna sonora e rimontando [...] Vai alla recensione »

FOCUS
FOCUS
lunedì 13 febbraio 2017
Roy Menarini

Al suo sesto lungometraggio, Godard con Il disprezzo forse non immaginava di girare un film epocale, letteralmente un'opera-mito che sarebbe poi stata saccheggiata in tutti i modi negli anni a venire. Tra i molti film-nel-film della storia del cinema - Il disprezzo è coetaneo di 8 ½ ma non potrebbero esistere due pellicole più diverse, né due registi più inconciliabili di Godard e Fellini - questo è certamente il meno retorico, il più sincero, quello che "dice la verità" su come funziona la settima arte.

Anche per questo motivo, quando l'ex amico Truffaut girò Effetto notte, Godard lo accusò di aver girato un film finto, ipocrita, per confermare l'idea che gli spettatori hanno del cinema. Poi è vero che quello di Truffaut è a sua volta un grandissimo film, ma Godard aveva dalla sua la passione dinamitarda di chi sta sabotando creativamente il linguaggio artistico simbolo del Novecento.

Godard trasse la storia da un romanzo di Moravia che non amava molto (e lo scrittore italiano, saputolo, se la prese). Nelle sue mani, diviene subito il pretesto per uno dei suoi racconti più narrativi: la storia di uno sceneggiatore, di un produttore, di un regista e di un'attrice bellissima, dove il paesaggio mediterraneo offre un sontuoso contrasto alla volgarità del mondo cinematografico e all'amarezza della fine di una coppia.

Frasi
Quando sento la parola "cultura", tiro subito fuori il libretto degli assegni.
Una frase di Jerome Prokosch (Jack Palance)
dal film Il disprezzo
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Adelio Ferrero
Cinema Nuovo

Il disprezzo non è uno dei romanzi stilisticamente più belli e risolti di Moravia, ma è certamente tra i suoi più acuti e penetranti, ricco di motivi anticipatori della misura saggistica della sua ultima narrativa: rileggendolo oggi vi si scoprono, a esempio, non poche, suggestive premesse del cinema di Antonioni. Il fascino del libro nasce soprattutto dallo strenuo e implacabile impegno analitico [...] Vai alla recensione »

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