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Ultimo aggiornamento venerdì 9 novembre 2018
L'antologia western dei Fratelli Coen che segue sei differenti storie. Il film ha ottenuto 3 candidature a Premi Oscar, Il film è stato premiato a Venezia, 1 candidatura a SAG Awards,
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CONSIGLIATO SÌ
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Un vecchio libro che contiene sei storie sul vecchio West apre le sue pagine per trasferirle, una dopo l'altra sullo schermo. Si va da Buster Scruggs pistolero cantante fino a una diligenza stipata di persone dirette passando attraverso impiccagioni e filoni d'oro.
I Coen, come è praticamente loro regola, minimizzano. Affermano di aver scritto dei racconti western e di aver poi desiderato di metterli insieme come nei film a episodi degli anni Sessanta italiani. Volevano i migliori registi disponibili e sono lieti che entrambi (cioè loro) abbiano accettato.
Dietro questo umorismo auto/ironico si nasconde di fatto un'operazione di qualità che si colloca alla perfezione nella linea del loro modo di fare cinema.
C'è infatti in ogni loro opera una cultura profonda e si potrebbe quasi dire maniacale che ama trovare opportunità di dissimulazione di volta in volta diverse. In questa occasione tocca a un genere, il western, che viene rivisitato in gran parte dei suoi elementi fondativi senza però cadere mai nella parodia o nella citazione di uno specifico film (altri direbbero 'omaggio') fine a se stessa. A partire dal primo episodio in cui il Buster Scruggs del titolo è un cowboy canterino che rimanda a una tipologia del western che risale all'introduzione del sonoro nel cinema e che già John Landis aveva bonariamente preso in giro ne I tre amigos. Qui però da subito le variazioni sul tema sono numerose e tutte riuscite. Il protagonista non solo è paragonabile a un usignolo ma è anche uno che sa come usare le armi e che sa come difendersi anche in loro assenza.
I Coen strutturano la loro antologia prendendosi dei rischi strutturali. Perché si ride e lo si fa più volte nei primi due 'racconti'. Poi il riso va progressivamente scemando salvo riemergere a tratti all'improvviso. Non scema però il livello qualitativo che consente alla narrazione di svariare dallo spaghetti western alle carovane senza dimenticare i nativi americani, il cercatore d'oro e, last but not least, la diligenza di fordiana memoria. Ed è qui che si rivela, in favore di chi non lo avesse già colto in precedenza, il fil rouge tematico declinato sotto i suoi più vari aspetti.
Nel cosiddetto Far West (quello reale) si moriva spesso e non per morte naturale. La vita poteva essere persa in innumerevoli modi e con modalità anche del tutto inaspettate. I Coen ce lo ricordano cantando, piantando geometrici buchi in fronte e portandoci a bordo di una diligenza su cui a cassetta siede un conducente che fa pensare al Sjöström de Il carretto fantasma in corsa verso una meta bergmaniana.
Davanti agli occhi dello spettatore una mano sfoglia un libro a partire dalla copertina e dal frontespizio: così comincia l'ultimo film dei fratelli Coen, un film ad episodi (genere una volta molto in voga, oggi quasi completamente abbandonato) che illustra la grande epopea americana della conquista del West da molti punti di vista diversi e soprattutto, cosa che farà la gioia di [...] Vai alla recensione »
Un cowboy canterino (Tim Blake Nelson) dal grilletto fin troppo facile. Un rapinatore (James Franco) che subisce rocambolesche disavventure. Un imbonitore con un carro di Tespi (Liam Neeson) che porta in giro un tronco umano declamante Shakespeare, la Bibbia e altro. Un ostinato cercatore d'oro (Tom Waits). Una soave fanciulla (Zoe Kazan) in viaggio verso l'Oregon con una carovana.