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Ultimo aggiornamento giovedì 16 ottobre 2014
La storia di un uomo che viaggia nel tempo e con varie identità. Il film ha ottenuto 9 candidature a Cesar, In Italia al Box Office Holy Motors ha incassato 71 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Una giornata dell'esistenza di Monsieur Oscar, che di professione passa da una vita ad un'altra, da un personaggio ad un altro, scortato ad ogni appuntamento da una limousine bianca, guidata lungo le strade di Parigi da Céline, misteriosa signora bionda. Un'esistenza stimolante e distruttiva, che Oscar sostiene di condurre ancora "per la bellezza del gesto", che gli impone di essere creativo ogni volta, e di quel motore dell'azione di cui il mondo sembra sempre più fare a meno.
Nei differenti appuntamenti di Oscar, che lo vedono affarista finanziario, vecchia mendicante, performer per realtà virtuali, signor Merde, killer dei bassifondi, vecchio morente, padre di famiglia e altro ancora, Carax esplora diversi generi ma soprattutto entra nel cinema che ha amato e che ama, da Tod Browning a Franju, da Cocteau a Bertolucci, da Charles Bronson a Vidor, da Kubrick a René Clair. Ci entra attraverso una porta invisibile com'è una sforbiciata di montaggio, o come quella che lo stesso Leos Carax, all'inizio del film, scova nella scenografia della sua stanza da letto e che lo porta, appunto, dentro una sala cinematografica.
Dopo alcuni sbandamenti, più o meno clamorosi, Carax è orgogliosamente tornato ai livelli d'invenzione e di passione di Rosso Sangue, non a caso un altro film fatto di fantasmi di celluloide, noir e pop, e un altro viaggio verso la morte. Perché Oscar è tutti e nessuno, condannato alla solitudine così come alla presenza in scena, un clown sofferente e un vampiro: un (grande) attore, insomma. Come Denis Lavant, che gli presta volto e corpo: un punto fermo per il regista, che non per niente è stato condiviso anche da Harmony Korine, che ci ha visto Chaplin.
"Intello" sì, ma comunque sempre più viscerale che cerebrale, Holy Motors va salutato come un film evento, perché se il cinema è morto questa è la prova che il suo culto è più vivo che mai e che possiamo ancora essere sorpresi e illuminati.
Notturno e tristissimo, anche nelle ore diurne, il film non è un monologo interiore, nonostante il regista viva di cinema, ma, al contrario, cerca disperatamente di instaurare un dialogo col pubblico della sala e di scuoterlo dall'apatia (la platea evocata all'inizio è immobile, semidormiente), senza prediche, con le sole armi del pensiero e della dissacrazione. Meglio dadaisti che paranoici, urla in silenzio Carax, meglio primitivi che digitalizzati.
Straordinari anche i luoghi delle riprese (la villa-nave dell'uomo d'affari, l'orto sul tetto della Samaritaine e l'interno "storico") e la disponibilità che il regista ha ottenuto da Eva Mendes.
Se un film, passato a Cannes, esce in Italia dopo più di un anno dalla presentazione festivaliera, e se il film è di quelli che hanno fatto parlare e discutere, un film d'autore complesso e misterioso, un film atteso da cinefili e cine-figli (come amava definire Daney, se stesso e la sua compagnia di giro), qualcosa potrebbe essersi perso, se non altro la gioia stessa dell'attesa, diventata tormento e frustrazione. Il film di cui parliamo è l'ormai mitico HolyMotors dell'altrettanto mitico - per i suoi sostenitori - regista francese Leo Carax, che non faceva film da anni, dopo la crisi conseguita da Pola X. Carax lo si ama o lo si odia, ma non si può rimanere certo indifferenti innanzi alle sue visioni e ai suoi sconfinamenti. Esordisce con Boys meet Girls a solo 24 anni, per poi scandire il tempo del suo cinema con poche opere potenti e disperse, compreso Les amants du Pont-Neuf.
A Cannes dell'anno scorso arriva con Holy Motors, clamoroso sconfinamento del cinema nel cinema, permeato dal gesto biografico di un autore rimasto nel suo sarcofago per molto tempo. Dalla «tomba» (Carax stesso apre il film in un prologo che dichiara) escono i vampiri del suo cinema. Una limousine attraversa Parigi, dentro un uomo che usa quello spazio come fosse un camerino. Si veste di personaggi diversi: un banchiere, una mendicante, uno stunt-man performer da body art elettronica, un sicario cinese, l'amante di un melodramma, il padre di un'adolescente in crisi. Luoghi, tempi e personaggi del cinema, attraversati e impersonati da un attore cangiante che scende e sale dalla macchina reinventando il mito del cinema.
Da L'Unità, 6 giugno 2013
Molto interessante questa ultima opera di Carax, un omaggio alle capacità mimetiche e alle performance realizzative degli attori nell'ambito di una concezione del cinema come pura rappresentazione, come dispositivo che crea ruoli, archetipi, gestalt, metamorfosi. Oscar, interpretato da uno straordinario Denis Lavant, è inizialmente un finanziere che si aggira per Parigi a bordo di una gigantesca limousine [...] Vai alla recensione »
Anche Holy Motors (concorso) di Léos Carax, l’ex-ragazzo prodigio di Rosso sangue e Gli amanti del Pont-Neuf, inattivo da1 l999, comincia in un vecchio cinema dove si aggira ectoplasmatico proprio il regista. Ma ne esce subito per tuffarci nel trip più esaltante del festival seguendo le metamorfosi del protagonista Denis Lavant. Che nel prologo è un capitano d’industria chiuso con segretaria-autista [...] Vai alla recensione »