Der Farmer Aus Texas

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Le giornate del cinema muto

Trovare un film tedesco della metà degli anni ’20 intitolato Der Farmer aus Texas non rappresenta certo una sorpresa. L’America, per un verso o per l’altro, occupava i pensieri di molti. Il potente conglomerato della Ufa rischiò di inflazionare i costi di produzione elevando di proposito i propri livelli di spettacolarità per attirare il mercato americano. Contemporaneamente, le coproduzioni europee tendevano a rafforzare il mercato interno europeo e a porre un freno all’importazione di film americani. E mentre davanti ai cinema, nei teatri e negli alberghi il jazz, la danza e la musica americana eccitavano le folle; per gli scrittori di sinistra come Brecht, l’America rappresentava a un tempo un pericoloso monito e un’attrazione fatale. Schizofrenia pura.Questa produzione Ufa di Joe May, adattamento cinematografico di una delle più popolari pièces teatrali berlinesi del 1924, Kolportage (“romanzo d’appendice”) di Georg Kaiser, rispecchia perfettamente la grande confusione del periodo. Il titolo, il soggetto, gli interni abilmente ricostruiti in studio, gli esterni pittoreschi, il cast di attori americani ed inglesi, tutto lasciava presagire l’auspicato grande successo internazionale. (Che però non arrivò). Nel film non c’è peraltro il minimo atteggiamento reverenziale nei confronti dell’America: il Nuovo Mondo viene canzonato al pari del Vecchio Continente. Il Georg Kaiser di Kolportage aveva mutato registro rispetto ai drammi espressionisti scritti durante la Grande Guerra; e in Kolportage aveva cinicamente assemblato clichés teatrali e parodia dei generi più popolari. Gli elementi chiave della trama sono quanto di più stantio si possa immaginare: oltre all’abusato contrasto tra Vecchio e Nuovo Mondo, tra vecchie fortune e nouveaux riches, non mancano una famiglia aristocratica divisa in opposte fazioni, una spruzzata di violento conflitto dinastico, e una variazione sul vetusto tema delle culle scambiate (il pargolo del conte Stjernenhoe viene scambiato con il figlio di una povera vedova, Frau Appelboom).Ma quello che era piaciuto alle platee teatrali non riscosse altrettanto successo nei cinema tedeschi: anzi, i pesanti costi di produzione di Der Farmer aus Texas nel 1926 spinsero la Ufa a un passo dalla bancarotta. Forse il pubblico cinematografico non seppe cogliere il tono ironico di questo ‘romanzo d’appendice’. Forse non fu in grado di apprezzare gli attori d’importazione che si muovevano nei suggestivi set del castello ricreati in studio da Paul Leni o, in esterni, sulle bellissime coste svedesi. Attori quali l’aitante americano Edward Burns (qui nel ruolo del vero figlio del conte, che dà anche il titolo al film); o le inglesi Lilian Hall-Davis (Alice, suo giovanile sogno d’amore) e Clare Greet (la povera vedova Appelboom). Il pubblico, naturalmente, apprezzò Willy Fritsch, l’amabile ed energico “falso” virgulto Akke: il cui ruolo crebbe di spessore per favorire lo status di star dell’attore. E sicuramente a nessuno riuscì sgradita Mady Christians, nel ruolo di Mabel, la figlia del ricco agricoltore americano, il cui matrimonio con Christian Bummersted (il conte di Stjernenhoe) dà inizio alla vicenda.Le difficoltà personali di Joe May probabilmente influirono sulla produzione: nello stesso mese in cui ebbero inizio le riprese del film, agosto 1925, Eva May, la figlia attrice del regista, si tolse la vita con un colpo di pistola. Ma questo, oggi, non può certo incupire la nostra visione. Ambizioso, elegante e molto legato al suo tempo, Der Farmer aus Texas è esattamente il tipo di affascinante film commerciale ingiustamente oscurato dalle “ombre premonitrici” di Kracauer e della Eisner. – GEOFF BROWNJoe May (Julius Otto Mandl; Vienna, 1880–1954, Hollywood). Figlio di un ricco industriale, May scialacquò le fortune familiari vivendo nel bel mondo di Berlino. Nel 1902 sposò la cantante Hermine Pfleger; e quando la moglie adottò il nom d’art ‘Mia May’, Mandl divenne Joe May. Realizzò il suo primo lungometraggio per la Continental-Kunstfilm dirigendo Mia, al suo primo ruolo cinematografico, nel dramma sentimentale In der Tiefe des Schachtes (1912). Dopo aver inaugurato, nel 1913, con la serie poliziesca del detective Stuart Webbs, la Continental, nel 1915 fondò la May-Film lanciando una serie concorrenziale con il detective “Joe Deebs”. Nello stesso tempo, dette la possibilità di emergere a intraprendenti giovani di talento quali Fritz Lang e E.A. Dupont, e incoraggiò la carriera di tragédienne melodrammatica di Mia azzardando imprese rischiose quali Die Herrin der Welt (1919), un’avventura esotica in otto parti.Affiliato alla Ufa durante tutti questi anni, nel 1921 May cambiò partner legandosi alla EFA, una casa di produzione con capitale americano. Con le due parti di Das Indische Grabmal (Il sepolcro indiano, 1921) e il melodramma ambientato nell’alta società Tragödie der Liebe (1923), May divenne il nome di maggior prestigio dello studio dopo Lubitsch. Seguì un periodo abbastanza difficile: la rampante inflazione tedesca costrinse gli studios a una drastica riorganizzazione; Mia si ritirò in seguito al suicidio della figlia attrice della coppia, Eva May; e Der Farmer aus Texas, un tentativo di successo internazionale, si rivelò un disastro finanziario. La sua buona fortuna risorse sotto gli auspici dell’unità produttiva Ufa di Erich Pommer, per il quale realizzò i suoi ultimi due drammi muti Heimkehr (Il canto del prigioniero, 1928) e Asphalt (Asfalto, 1929). Il felice debutto sonoro di May, la commedia Ihre Majestät die Liebe, provò la sua attitudine anche nell’ambito della commedia.Dopo la première del musical di Jan Kiepura Ein Lied für Dich (1933), May emigrò – via Parigi e Londra – a Hollywood, dove Pommer, allora alla Fox, gli affidò la regia di Music in the Air (Musica nell’aria, 1934). Prima produzione hollywoodiana il cui cast artistico e tecnico era interamente composto da émigrés dalla Germania nazista, il film fu un sonoro flop, come anche il successivo elegante dramma giudiziario Confession (1937), realizzato per la Warner Brothers.In seguito, May diresse alcune produzioni di serie B per la Universal, che gli procurarono la nomea di regista poco affidabile – gli fu tolta la regia del film antinazista The Strange Death of Adolf Hitler (1943). Il suo ultimo film fu la commedia di guerra Johnny Doesn’t Live Here Any More (Sette settimane di guai, 1944). Cinque anni dopo, grazie al finanziamento di alcuni amici, Joe e Mia May aprirono un ristorante viennese a Los Angeles; chiuse i battenti dopo poche settimane.(Estratto da Concise CineGraph)

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