Crainquebille

Un film di Jacques Feyder. Con Maurice de Féraudy, Félix Oudart, Jean Forest, Marguerite Carré, Jeanne Cheirel, René Worms, Charles Mosnier, Armand Numès, Françoise Rosay Drammatico, b/n durata 77' min. - Francia 1922.
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Maurice de Féraudy
Maurice de Féraudy   Interpreta Jérôme Crainquebille
Félix Oudart
Félix Oudart   Interpreta L'agente 64
Jean Forest
Marguerite Carré
Marguerite Carré   Interpreta La signora Laure
Jeanne Cheirel
Jeanne Cheirel   Interpreta La signora Bayard
René Worms
René Worms   Interpreta M. Lemerle
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Le giornate del cinema muto

Come tutti i film di Feyder anche Crainquebille possiede un ritmo infallibile che si coglie altrettanto infallibilmente già alla terza scena. Una volta indovinato il ritmo del film la musica scorre dentro i fotogrammi così come scorre nei versi di un ottimo libretto d’opera dove il compito del compositore è quello di “scoprirla” più che “crearla” e metterla sulla carta. Con Crainquebille questa scoperta con la conseguente “trascrittura” è stata un piacere davvero immenso che spero di aver trasmesso al pubblico in tutta la sua purezza. Il restauro pressoché perfetto della copia a cura della Lobster Films mi ha reso tutto più facile e piacevole confermandomi ancora una volta di aver scelto uno dei mestieri più belli del mondo. Buona visione e buon ascolto. – ANTONIO COPPOLADopo aver fatto in tempo di guerra un modesto apprendistato alla regia presso gli studi Gaumont, Jacques Feyder (1885-1948) salì alla ribalta commerciale con il suo primo film rilevante, L’Atlantide (Atlantide; 1921), ma fu il titolo successivo, Crainquebille, che gli permise di dispiegare al meglio le sue credenziali artistiche – gusto, ingegno, finezza psicologica ed una potente immaginazione visiva – e di venire annoverato tra i più innovativi e raffinati nuovi talenti del cinema francese ed europeo.L’Atlantide era stato – sia fisicamente che logisticamente – un’impresa ardua da realizzare, con cui Feyder aveva legittimato le riprese in esterni, nella fattispecie nel deserto del Nordafrica (dando vita anche ad un nuovo sottogenere francese: il melodramma coloniale). Crainquebille invece non andava oltre i quartieri operai ed i mercati rionali della Parigi del primo dopoguerra, ma seppe a suo modo audacemente esplorare una città ed una società con un senso del dettaglio tale da essere retrospettivamente considerato come il precursore del “realismo poetico” francese ed anche del neorealismo italiano Il successo di L’Atlantide era stato un fenomeno a doppio taglio. Benché il film avesse fatto incassare soldi a palate al suo distributore, Louis Aubert, i profitti effettivi furono ridimensionati dagli astronomici costi di produzione: un milioni e ottocentomila franchi, tre volte il budget di partenza. Per quanto celebrato dalla stampa specialistica e da quella popolare come “l’uomo che osava”, ai produttori e ai finanziatori Feyder, questo giovane cineasta di origine belga, non ispirava molta fiducia. La nomea di regista dispendioso risale proprio a questo periodo e gli sarebbe rimasta addosso sino alla fine di una carriera cosmopolita e zigzagante che lo avrebbe portato ad accettare inviti a dirigere negli studi di Vienna, Berlino, Monaco, Hollywood, Londra, quando i tentativi per far decollare i progetti parigini si rivelavano infruttuosi.Dopo l’uscita di L’Atlantide, Feyder dovette attendere un anno prima di poter iniziare un nuovo film. Per fortuna trovò due intraprendenti produttori indipendenti di Parigi, André Legrand e Gabriel Trarieux, disposti ad investire 300.000 franchi in un adattamento per lo schermo di Crainquebille, il cui autore era il celebre Anatole France. Scritto come racconto breve e come atto unico, Crainquebille è un’amara satira sociale, anche se non mancano momenti spassosi, incentrata su un umile verduraio di Parigi, ingiustamente accusato di aver insultato un gendarme, processato e condannato ad un breve periodo di detenzione. Egli ritorna poi al suo lavoro, ma snobbato dai suoi clienti, perde la sua fonte di reddito ed insieme il rispetto di sé, diventando un vagabondo.Anatole France, che era allora al culmine della fama (e che Proust aveva preso a modello per lo scrittore Bergotte in À la recherche du temps perdu) non aveva mai ispirato i produttori del genere Film d’Art degli anni Dieci: il suo ricco stile letterario ed i temi spesso allegorici mal si prestavano a semplicistiche traduzioni cinematografiche. Ma nel dicembre del 1921, egli ricevette un tardivo omaggio dalla comunità internazionale: il premio Nobel per la letteratura.Quando nel 1919 era uscito L’Atlantide di Pierre Benoît, Feyder ne aveva subito colto le possibilità filmiche e commerciali. Ora colse quello stesso potenziale, benché su scala minore, nel racconto di France, che volle adattare per lo schermo egli stesso. Nell’estate del 1922, con l’ispirata collaborazione del cameraman Léonce-Henri Burel, che aveva appena lavorato con Gance a La roue (La rosa sulle rotaie) e con André Antoine a L’Arlésienne, Feyder portò i suoi attori nelle stesse strade in cui l’autore aveva ambientato il suo racconto, proprio come aveva fatto Antoine per Le coupable (1917). Il realismo documentaristico di queste scene di strada, compreso il rullo iniziale girato interamente di notte, pare ancor più incredibile se si pensa che fu ottenuto con le macchine da presa nascoste (le riprese in movimento vennero effettuate dal retro di un furgone). La curiosità e il divertimento di questi veri passanti e insieme ignare comparse in scene come il fatidico alterco di Crainquebille con un ottuso gendarme, sono tra elementi più memorabili del film.Anche il senso narrativo e la struttura drammatica erano poco convenzionali. Il protagonista, Crainquebille, non compare prima del secondo rullo, e solo dopo che ci è stata presentata una serie di tipi sociali secondari – un medico, un avvocato, una prostituta, un monello di strada – i cui ruoli nell’azione diventeranno evidenti solo in seguito. Per stabilire un collegamento fra loro, Feyder adotta una brillante soluzione: un susseguirsi di carrette di contadini che per raggiungere il mercato centrale attraversano i diversi ambienti sociali in cui vivono i suddetti personaggi. Sono figure che il regista mutua dall’allestimento teatrale del 1903 del testo di France, intessendole però nella trama drammatica del film così magistralmente da conferire alla tragicommedia di base un maggior spessore sociale e psicologico. Lo stesso scrittore rimase colpito dalla caratterizzazione psicologica del film, gradendo in particolare la scena in cui Crainquebille prova i moderni comfort (!) della sua cella carceraria.Tra gli appassionati dell’avanguardia, Crainquebille è ricordato soprattutto per la satirica scena del processo. Qui Feyder rompe con il modo di rappresentazione realistico, oggettivo, per visualizzare l’azione attraverso la mente confusa del suo eroe ingenuo e spaventato. Utilizzando trucchi fotografici (doppie esposizioni, distorsioni, riprese in soggettiva con la macchina da presa a mano) ed effetti speciali (il busto della Marianna, simbolo della repubblica francese, che si gira per guardare giù il povero imputato), il regista eleva una banale scena di tribunale in una fantasmagoria, amaramente divertita, della giustizia distorta.Nonostante i pregi del naturalistico ritratto di quella che era la Parigi popolare all’incirca nel 1922 e dell’avanguardistico uso della macchina da presa, Crainquebille fu (ed è tutt’oggi) apprezzato soprattutto l’interpretazione mirabilmente sottile, umoristica e toccante, di Maurice de Féraudy (1859-1932). Membro della Comédie-Française dagli anni Ottanta del Ottocento, Féraudy era apparso in vari film prima e durante la guerra, ma i critici lo avevano bollato come attore irrimediabilmente teatrale. Sotto la regia di Feyder, però, egli divenne tutt’uno con il suo personaggio. Durante le riprese, neanche i veri venditori di ortaggi né gli altri ambulanti sospettarono che dietro quella figura brizzolata e baffuta ci fosse l’éminence grise di una delle più chiuse istituzioni culturali francesi (Feyder aveva sottoposto Féraudy alla prova del fuoco tenendo una speciale proiezione mattutina per un pubblico formato da autentici ambulanti!).Il regista ebbe fortuna anche con il resto del cast, ottenendo un’interpretazione particolarmente valida dalla diva dell’opera francese Marguerite Carré (1880-1947), qui nella sua unica apparizione sullo schermo nei panni di Madame Laure, la prostituta che sogna di finire i suoi giorni da borghese. Un esordio ancora più importante fu quello del decenne Jean Forest (1912-1980), nato a Montmartre, per cui Feyder avrebbe scritto il suo film successivo, il capolavoro Visages d’enfants (Le due madri), presentato alle Giornate nel 2003.Crainquebille è stato uno dei film francesi di più alto profilo dei primi anni Venti, quando l’industria cinematografica nazionale stava ancora lottando per uscire dal suo torpore estetico e commerciale, e fu venduto in tutto il mondo, persino negli Stati Uniti dove, sia pure in un’edizione di soli 50 minuti intitolata Bill, si fece notare dalla critica (il New York Times lo definì uno dei migliori film dell’anno e Variety, in genere poco indulgente con i film francesi degli anni Venti, parlò di “arte con la A maiuscola”). In Francia i critici furono in genere favorevolmente colpiti, pur disapprovando l’ottimismo del finale, quando il disperato Crainquebille viene dissuaso dal suicidio dall’intrepido monello interpretato da Forest. In effetti, era così che terminava la pièce teatrale, con una differenza che era tutta nel tono: l’ambulante di Anatole France scompare da solo nella notte, incapace di riconciliarsi con il suo destino, mentre l’eroe di Feyder ritrova la speranza nell’amicizia del ragazzino.Non c’è da sorprendersi se le lodi più sentite per il film giunsero a Feyder dagli altri cineasti. Abel Gance scrisse al giovane collega: “Mi permetta di esprimerle le più vive felicitazioni per Crainquebille. Non si sarebbe potuto fare niente di meglio con questo soggetto e non mi sembra un complimento da poco. Tutto è ordinato, misurato, con un’arte sicura e, stranamente, il patetico nasce con inattesa semplicità.” Benché uscito negli Stati Uniti in un’edizione accorciata, il film colpì D.W. Griffith per la sua umanità: “Ho visto un film che per me simboleggia Parigi. Quell’uomo con la carretta carica di verdure – che immagine notevole ed intensa! E Féraudy – che grande, potente recitazione! Un lavoro eccellente, splendido, irresistibile, audace!” – Lenny Borger

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Premi e nomination Crainquebille Giornate del cinema muto
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di Georges Sadoul

Un venditore d'ortaggi (Maurice de Féraudy) ingiustamente accusato dall'agente 64 (Félix Oudart) d'aver gridato "Morte agli sbirri", vien messo in prigione. Liberato si dà alla vita del vagabondo e stringe amicizia con un ragazzetto (Jean Forest). "Non ricordo davvero che ci fossero tante cose nel mio racconto" dichiarò Anatole France dopo aver visto il film. Il regista vi aveva infatti introdotto, insieme a certi effetti un po' impressionistici (la scena del tribunale in cui un giudice enorme sembra schiacciare il minuscolo Crainquebille) una visione personale di Parigi e dei suoi quartieri popolari. »

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