| Titolo originale | Ne touchez pas la hache |
| Anno | 2007 |
| Genere | Storico, |
| Produzione | Francia, Italia |
| Durata | 137 minuti |
| Regia di | Jacques Rivette |
| Attori | Jeanne Balibar, Guillaume Depardieu, Bulle Ogier, Michel Piccoli, Anne Cantineau Barbet Schroeder. |
| Uscita | venerdì 13 luglio 2007 |
| Distribuzione | Mikado Film |
| MYmonetro | 2,86 su 17 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 19 gennaio 2017
Un amore passionale e senza speranza nella Francia ipocrita della Restaurazione. In Italia al Box Office La duchessa di Langeais ha incassato 150 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Armand de Montriveau, giovane e attraente generale francese, ritrova nell'isola di Majorca come suora di clausura la duchessa Antoinette de Langeais, di cui si era perdutamente innamorato cinque anni prima. Riviviamo da questo momento le varie fasi di una passione maschile abilmente contrastata da una donna attratta ma non disposta a cedere.
Jacques Rivette si rivolge questa volta a Balzac per continuare l'esplorazione di quei sentimenti contrastanti che sono la passione che acceca e l'attrazione erotica che ha bisogno di tortuosi percorsi per potersi manifestare, ivi compresa la negazione della sessualità esplicita. L'adesione al testo è però questa volta ancor più radicale che nel passato. Rivette ammette che è stato Rohmer a spingerlo a leggere Balzac e Dostoevski fin dagli anni Cinquanta, ma che la resistenza è stata forte. Complice una notte insonne l'incontro è finalmente avvenuto. Ecco allora che il regista ha sentito il bisogno di non 'modernizzare' chi già di per sé era moderno, ma di realizzare una trasposizione che rispettasse il sentire dell'autore.
In quel progressivo avvicinarsi e perdersi che non ha età ed epoca (e che in Balzac riusciva anche a riflettere i mutamenti sociali del periodo storico che descriveva) Rivette inserisce i ritmi della lettura. I cartelli che rimandano all'epoca del muto non sono altro che le interpunzioni linguistiche di un cinema che non rinnega la letteratura per trasformarla, ma cerca in essa una forma comunicativa. Per far questo occorrono però due interpreti all'altezza, e Jeanne Balibar e Guillaume Depardieu lo sono. La prima offre al film una 'non bellezza' estremamente seducente modulata su canoni di un'altra epoca che non diventano mai ridicoli, perché riescono a far comprendere come le parole e le convenzioni mutino ma il gioco dell'amore rimanga eternamente simile a se stesso. Il secondo ripropone la fisicità paterna senza cercare di imitarla. Il suo De Montriveau è ricco di chiaroscuri umorali che segnano un percorso tanto determinato quanto ricco di contraddizioni, che condurranno alla battuta finale che è al contempo metafora di un'epoca ma anche di una condizione umana.
Rilettura molto stendhaliana di un non eccelso racconto di Balzac (dalla Storia dei Tredici), il film di Rivette dimostra splendidamente che per fare un cinema d'ambientazione storica non occorrono rutilanti scenografie, costumi sfarzosi, ingenti risorse economiche: basta un autore originale e innovativo (nonostante i suoi ottant'anni), dotato di una solida cultura letteraria, e capace di trasfonder [...] Vai alla recensione »
Acciaio contro acciaio, così Armand de Montriveau (Guillaume Depardieu) descrive l'amore con Antoinette de Langeais (Jeanne Balibar). È questo uno strano modo di intendere l'amore. O forse ne è solo un modo, uno fra i molti. In ogni caso, scrivendo La duchesse de Langeais ( 1833), Honoré de Balzac sembra averlo sofferto proprio come scontro e conflitto (nel 1832, lo scrittore fu crudelmente beffato [...] Vai alla recensione »