Tra due donne [3]

Consigliato assolutamente no!
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Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
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Alessandra Casella
Alessandra Casella (56 anni) 16 Agosto 1963 Interpreta Radegonda Salmoiraghi
Gianmarco Piacentini
Gianmarco Piacentini   Interpreta Maurizio della Morte
Francesca Giovannetti
Francesca Giovannetti   Interpreta Almerinda Ruglia
Classico e moderno, verosimile e grottesco, teatral-operistico eppure cinematografico: un'opera prima personalissima. Italiana, non italianistica
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primo piano
Un bel film italiano a-classificabile, fuori dalla storia e dalla fantasia.
Marco Lombardi     * * * * -
Locandina Tra due donne [3]

Un film anomalo, atemporale, difficilmente classificabile. Né classico, né moderno. Tratto dal romanzo di Vittorio Imbriani Dio ne scampi dagli Orsenigo. Il montaggio è serrato, le musiche non invadenti, l'atmosfera per certi versi "aliena", cioè avulsa da qualsiasi genere di contesto real-verosimile, e persino inventato. Un film che sta sospeso nel vuoto, proprio come le esistenze dei tre protagonisti: un (inetto) capitano di cavalleria che s'innamora (inettamente) di una donna giovane (frivola e immatura) che è sposata con un uomo anziano, con l'amica di lei che riesce a riportarla razionalmente all'interno dei propri "binari scritti". Per poi pentirsene: finché - quando il nostro antieroe tornerà ferito dal fronte della prima guerra mondiale - lei s'innamorerà dell'idea dell'amore, di quel capitano che aveva amato oltre le convenzioni l'amica. La quale non aveva saputo coraggiosamente capire, sfidare la vita. Ma il capitano si rivelerà ben diverso, con lei: ed infatti tutto il film è il racconto in prima persona di un ipotetico (vero?) omicidio familiare per opera del capitano... Interessanti le recitazioni: apparentemente approssimative, a cavallo fra il teatro (sono costantemente sopra le righe) e l'opera (i dialoghi sono molto musicali) e il cinema (i pensieri del capitano, ironicamente filmici). Il sapore finale è un grottesco che sfiora il melò ma pure il surreale, con diversi inserti di commedia. Un buon ritmo narrativo e "visivo" per un film diretto da un esordiente che proviene dal teatro.

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di Lietta Tornabuoni La Stampa

Prigionia e possessione amorosa. Tra due donne di Alberto Ferrari si rifà al romanzo Dio ne scampi dagli Orsenigo, pubblicato nel 1876 da Vittorio Imbriani, lo scrittore napoletano, nipote di Alessandro Poerio, tanto conservatore da creare un “Inno al cànape”, ossia all'impiccagione che egli invocava per tutti quelli che non fossero di destra. La trasposizione e le varianti cinematografiche non intaccano la sostanza della vicenda: il ritratto di un uomo fatuo, di un bell'ufficiale leggero e debole, vanesio, donnaiolo; e il ritratto d'una donna terribilmente forte che lo conquista, lo avvolge, lo incarcera, lo possiede con la violenza del suo amore, sfruttando il timore di lui delle brutte figure, aggravando col proprio dominio la personalità viziosa e irresponsabile di lui, celebrando la propria vittoria attraverso un figlio troppo simile al padre. »

Tra due donne [3] | Indice

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