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giovedì 20 giugno 2019

Roberto Rossellini

Data nascita: 8 Maggio 1906 (Toro), Roma (Italia)
Data morte: 3 Giugno 1977 (71 anni), Roma (Italia)

a cura della redazione

Regista italiano, insieme con Visconti e De Sica il maggiore dell'epoca neorealista, autore di due capolavori come Roma città aperta e Paisà (1945-46). Ai suoi esordi realizzatore di documentari (Prélude à l'aprés-midi d'un faune, Fantasia sottomanina, li ruscello di Ripasottile), divenne regista con La nave bianca, 1941, in collaborazione con Francesco De Robertis; Un pilota ritorna, 1942, su soggetto di Tito Silvio Mursino ovvero Vittorio Mussolini, e sceneggiatura di Michelangelo Antonioni; e L'uomo della croce, 1943, un film di propaganda. Uomo del tutto alieno da affermazioni di fedeltà verso le ideologie, dotato di una personalità affascinante quanto instabile, Rossellini rivelò nel biennio immediatamente successivo alla fine della guerra il proprio autentico talento di regista creatore. [...] »

Il Sole-24 Ore

Roberto Escobar

"Continuerò a passare per un pazzo, ma mi rifiuto di sapere come finirà il mio film il giorno in cui comincio le riprese (...) Di sicuro c’è questo, che quando inizio un nuovo film, parto da un idea senza sapere dove mi porterà (...)". Così, nel ‘48, Roberto Rossellini parla del suo modo di girare, senza una sceneggiatura chiusa, affidandosi alle suggestioni del set. Il suo cinema nasceva lì, nella concretezza del fare, nel diretto contatto con i luoghi e le persone (Rossellini era "curioso" delle persone, dell’individualità degli attori), e con una inesauribile volontà di sperimentare, provare, mutare. E proprio questa volontà appare come la costante delle sua opera in Roberto Rossellini, biografia critica dedicata da Gianni Rondolino al nostro maggiore autore (un autore così grande, che Francois Truffaut lo considerava uno degli spiriti più illuminati del nostro secolo). [...] »

Il Tempo

Gian Luigi Rondi

Dopo aver firmato alcune tra le opere più gloriose del cinema italiano neorealista, Roberto Rossellini torna, nel 1959, al tema della resistenza con Il Generale della Rovere, un film in cui rifacendosi a un fatto vero, traccia un sicuro quadro psicologico di un personaggio ambiguo nobilitato dal dramma della lotta contro i nazisti. Ouesto dramma Rossellini lo ha condotto avanti con l'impegno, il fuoco, la decisione dei suoi momenti migliori, senza disdegnare però (nota nuovissima) un felicissimo senso dell'humour che, almeno agli inizi, tratteggia con ironia sottilissima la figura spesso laida, ma sempre un po' caricaturale dell'avventuriero.
Ogni cosa, nel racconto, è svolta con logica rigorosa, con fertilità di trovate, con ricchezza di personaggi secondari, di dialoghi lucidissimi e con una tecnica insolitamente esemplare. [...] »

The New York Times

Dave Kehr

There is no figure in film history quite like Roberto Rossellini (1906-77), the Italian director who never stopped questioning the relationship between moving images and the world. As a result of his restless curiosity and capacity for change, he created masterworks in at least four different styles, reinventing himself — and to a significant degree, the movies themselves — each time.
Rossellini remains best known for “Open City” (1945), a story of anti-Nazi resistance set in the last days of the war in Europe and partly filmed in the streets of Rome. Rossellini was one of a diverse group of filmmakers, including Luchino Visconti and Vittorio De Sica, who became known as neorealists for their determination to get out of the studio and rediscover a sense of gritty, working-class authenticity. [...] »

The New York Times

Dave Kehr

IN the immediate aftermath of World War II, Roberto Rossellini made three films that helped to lay the foundations of modern cinema: “Rome Open City” (1945), “Paisan” (1946) and “Germany Year Zero” (1948). It’s almost impossible to underestimate the importance of these movies, both for the impact that their startling realism had on the audiences and filmmakers of the time and for the influence they continue to exert on directors.
Andrea Arnold’s current “Fish Tank” is only the latest example of work that continues to draw on Rossellini’s open, observational approach, which mixed location filming with studio sets, professional actors with amateurs asked to play variations on themselves, and screenplays that were not set in stone, Hollywood style, but roughed out in advance and improvised on the spot. [...] »

Cinema Nuovo

Adelio Ferrero

È un peccato che gli organizzatori del Premio Fiesole ai "maestri del cinema italiano", assegnato quest'anno a Roberto Rossellini, abbiano deciso, per varie ragioni, di contenere il dibattito sul regista e sulla sua opera in limiti troppo angusti. Il riconoscimento a Rossellini, sul quale non abbiamo nulla da obiettare quando venga storicamente circoscritto agli anni 1945-48, allorché il contributo di questo autore alla nascita del nostro cinema fu certo determinante, per il contesto in cui oggi si colloca avrebbe richiesto un più ampio confronto di analisi e di idee. È noto infatti che la presunta "rinascita" rosselliniana è passata, in anni recenti, attraverso due fasi, fino a un certo punto distinte: il ritrovamento, da parte di certa critica di sinistra incline ai tatticismi più deleteri, del Rossellini di Roma città aperta e di Paisà in quello "neoresistenziale" e commemorativo de Il generale Della Rovere e di Era notte a Roma; la riscoperta, da parte francese (ma anche italiana da un po' di tempo), del cosiddetto secondo tempo rosselliniano, da Francesco giullare di Dio a Viaggio in Italia. [...] »

Panorama

Laura Delli Colli

Amava sposarsi ma detestava i rituali delle nozze. Sul set aveva i pantaloni sformati e le scarpe impolverate ma dava del lei a tutti: agli attori come ai macchinisti. Però resta un genio a lungo incompreso e un grande seduttore, tra amori trasgressivi e grandi affetti, film straordinari e titoli da dimenticare, momenti di eccezionale benessere economico e montagne di cambiali... E le donne, tante, belle, importanti. Comunque appassionate.
Scandali e segreti che hanno costellato pubblico e privato del regista di Roma città aperta e Paisà. Seguirne il filo, tra una tappa e l’altra della sua carriera cinematografica, è leggere la vita di Rossellini da un punto di vista più intimo e a tratti inedito. [...] »

François Truffaut

Roberto Rossellini preferisce la vita
Quando lo ho conosciuto, a Parigi nel 1955, Rossellini era completamente scoraggiato: aveva appena terminato in Germania La paura (o Non credo più all’amore, 1954) da Stefan Zweig e pensava seriamente di abbandonare il cinema; tutti i suoi film da L’amore (1948) in poi erano stati dei fallimenti commerciali e fallimenti agli occhi della critica italiana.
L’ammirazione che i giovani critici francesi riservavano ai suoi ultimi film – e precisamente ai più “maledetti”: Francesco, giullare di Dio (1950), Stromboli, terra di Dio (1 949), Viaggio in Italia (1953) – fu per lui un conforto. Che un gruppo di giovani giornalisti con ambizioni di regia lo avessero scelto, proprio lui, come maestro, spezzò la sua solitudine e risvegliò il suo immenso entusiasmo. [...] »



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