Molti anni fa Franco Nero raccontò a chi scrive quanto segue. Sul set di Tristana, in cui Nero, insieme a Deneuve e Rey era un protagonista, un giorno Buñuel scomparve durante la lavorazione. Lo si cercò dappertutto ma non si trovava. Fu Nero a scoprire dove fosse. Lo trovò in un luogo appartato mentre sta mangiando un panino. Il nutrirsi, nella realtà come nei suoi film, doveva essere un atto intimo da vivere da solo o con persone ritenute vicine.
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I protagonisti de Il fascino discreto della borghesia vedono continuamente come rinviata la possibilità di potersi sedere a tavola per consumare un pasto. A differenza di quelli del successivo Il fantasma della libertà che sono seduti attorno ad un tavolo ma le sedie sono dei water.
Dopo aver girato Tristana Buñuel aveva giurato di non dirigere più nessun film. Invece dopo due anni è di nuovo sul set avendo di nuovo al suo fianco lo sceneggiatore di fiducia Jean-Claude Carrière.
Il titolo nasce giustappunto da una conversazione a tavola tra il regista e lo sceneggiatore. Così la borghesia viene esplicitata come soggetto degli strali di Buñuel che non ne ama i tre cardini di potere (Esercito, Polizia e Chiesa). Famosa è la frase con cui il regista definì la propria posizione in campo teologico: “Sono ateo, grazie a Dio”. Volendo con ciò significare al contempo la propria estraneità ad un credo religioso ma anche la ricerca di una spiritualità ben distinta dalle istituzioni.
