I romanzi principali di John Grisham sono distribuiti dal magazine Gente. Grisham, è notorio, è un maestro, un “unicum” nel senso che è padrone assoluto del suo genere, il cosiddetto legal thriller. Lo scrittore offre un segnale non banale: 300 milioni di copie vendute. Ma c’è di più, molti dei suoi titoli sono diventati film, alcuni dei quali fanno parte della memoria cinefila popolare, come Il momento di uccidere, La giuria, Il cliente, Il rapporto Pelican, Il socio, L’uomo della pioggia. Grisham fa parte di quel cartello di scrittori da cinema, il suo stile connette perfettamente le due discipline, presenta la comunicazione diretta e senza fronzoli che appartiene al cinema, ma anche momenti di letteratura vera.
Scrittori da cinema: val la pena di citare alcuni dei “colleghi” di Grisham, quelli contemporanei. Autori che scrivono, appunto, secondo il doppio stile. Comanda
Stephen King che ha ben 34 adattamenti per il cinema. Nicholas Sparks, dalla riconoscibile attitudine sentimentale conta 11 adattamenti. Dieci toccano a Ian McEwan, l’intellettuale inglese che fa testo, e a John Le Carré maestro indiscusso delle spy story. Hanno dato molte loro storie al cinema Philip Roth, testimone della cultura ebraica, Nick Hornby, molto amato dai giovani. Tom Clancy, altro maestro di spie, l’inventore del genere techno-thriller. E naturalmente J.K. Rowling, la creatrice di Harry Potter. Fra gli altri.
John Grisham è Nato a Jonesboro, Arkansas, nel 1955. E’ un “avvocato del sud” e quella laurea l’ha messa a partito, e come. La cultura della giurisprudenza occupa tutte le sue opere. Dopo un’esperienza politica coi democratici della Camera dei Rappresentanti del Mississippi, decide di seguire la sua vocazione di scrittore. Il suo primo romanzo, Il momento di uccidere, lo impegna per tre anni. Ma quando è dato alle stampe, nel 1988, quel libro contiene tutta la cultura, il sentimento, l’onestà, la competenza di Grisham. E’ la storia di un padre, di colore, che decide di assassinare gli stupratori della sua bambina. Tema forte e largo, al quale, con evoluzioni e invenzioni sempre brillanti e sconcertanti, resterà fedele in tutta la sua opera. Ma secondo una mia discrezione personale, se devo indicare un titolo squisitamente e profondamente “grishano”, scelgo L’uomo della pioggia, un altro contenitore necessario/sufficiente. Assunto da un grande regista, Coppola, che non ha tradito nessuno dei temi della carta. Come (quasi) sempre è la storia di un avvocato.