Uno dei più grandi romanzieri d'America, autore di libri trasposti con successo al cinema come Non è un paese per vecchi e La strada.
di Fabio Secchi Frau
Se n'è andato Cormac McCarthy. Considerato uno dei più grandi romanzieri d'America, Cormac McCarthy ebbe un pubblico ampio e variegato, che continuò ad apprezzare le sue opere anche quando furono adattate in importanti film.
Anche autore di saggi e pièce teatrali, esplorò il potere, l'umiltà, l'umorismo nero e la poesia della realtà americana, calandosi fin da subito nella profondità dei suoi nodi più drammatici.
I suoi romanzi furono tra i più simbolici del secolo scorso, perché caratterizzati da temi di violenza, moralità e condizione umana, soppesati ed equilibrati in uno stile di scrittura scarno, ma lirico. Evitò spesso la punteggiatura e la grammatica tradizionale a favore di una prosa più fluida, capace di enfatizzare il ritmo e il suono della lingua inglese, alla ricerca di una musicalità che difficilmente venne mantenuta nelle numerose lingue in cui venne tradotto.
Nonostante i contenuti spesso cupi e truculenti, McCarthy fu celebrato anche per i messaggi di bellezza, onestà e profondità emotiva degli "spazi americani", terre narrative all'interno delle quali testò le sue idee sulla contemporaneità, sullo sfondo della disciplina emergente della critica ambientale e indagando sul modo in cui lo spazio venne costruito anche da altri autori americani. Ereditò così i due concetti di spazio diametralmente opposti della narrativa Made in Usa: da una parte lo "spazio americano" abbracciato dai cittadini come straordinariamente positivo e rinvigorente, dall'altra lo "spazio americano" negativo e minaccioso. Una binarietà che spinse e spinge tuttora i lettori a ripensare ai modi tradizionali di percepire ciò che hanno intorno e che ha permesso loro di aprire nuovi orizzonti su come i paesaggi naturali e costruiti e gli spazi letterari vengano descritti.