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Sangre del Toro, un viaggio nel labirinto del regista Guillermo Del Toro, un grande collezionista di ricordi, di emozioni, di suggestioni

Ricordi d'infanzia, miti culturali e mostri che svelano le origini dei suoi film visionari. Al cinema.
di Roberto Manassero

giovedì 15 gennaio 2026 - Recensioni

Nella città dov'è nato, Guadalajara, in Messico, in occasione di una mostra che riunisce la sua collezione di memorabilia dell'orrore, chiamata "En casa con mis monstruos", cioè "A casa coi miei mostri", il regista Guillermo del Toro illustra le origini e le ragioni della sua poetica. I film sono solo una parte del suo vasto immaginario legato al mondo del sogno e dell'incubo, al surrealismo di Buñuel e al cinema dell'orrore, dalle sue origini nel muto a Terence Fisher, Tod Browning, George Romero e David Cronenberg. Un viaggio nel labirinto del regista messicano, accompagnati da oscuri e splendidi tesori e dalle immagini dei suoi film.

«Un labirinto», dice Del Toro, «è un luogo dove ci si scopre, una specie di pellegrinaggio. Invece di andare da punto A a un punto B, in un labirinto cammino, penso, prego. È un enigma spirituale, un modo per riconnettersi con sé stessi». Guillermo del Toro appare come un collezionista di ricordi, di emozioni, di suggestioni, a cui da una vita intera cerca di dare forma, colore, movimento, corpo.

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