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Caravaggio - La potenza della luce, un documentario sull'artista che continua a stupire

Disponibile in streaming su VatiVision il film sul controverso tema della luce e sulla predilezione del pittore nei confronti del reale quotidiano. GUARDALO ORA »
di Rossella Farinotti

martedì 4 maggio 2021 - Focus

Un racconto lineare e dalla forte sintesi che tratta Caravaggio tra immagini accuratamente approfondite dall’obiettivo del regista e le chiare, seppur poetiche, parole del narratore: il documentario Caravaggio. La potenza della luce - disponibile in streaming su VatiVision - è mosso da questo equilibrio. Come si può trovare una chiave inedita per raccontare Caravaggio? Come scovare un nuovo argomento sulle opere e le azioni di questo personaggio complesso, dopo più di quattrocento anni di storia? I dubbi crollano perché in Caravaggio c’è sempre qualcosa di nuovo da indagare, un punto di vista da scandagliare, una visione da scoprire.

Questo documentario – breve, ma denso di contenuti – crea un percorso piacevole che si concentra su dettagliate nozioni legate alla pittura caravaggesca, focalizzando l’attenzione sul controverso tema della luce e sulla predilezione di Caravaggio nei confronti del reale quotidiano. Vengono analizzati diversi capolavori rivisti nella loro dimensione teatrale. La voce narrante tratta l’artista lombardo raccontando i dettagli delle sue figure e della loro resa pittorica attraverso quegli elementi che hanno reso Caravaggio unico e riconoscibile ancora oggi: dalle figure espressive, vivide e reali, a quella luce densa, coinvolgente e drammatica che sottolinea in maniera scenografica il volume dei corpi; dalla resa della composizione affidata a luce e ombra, fino alla descrizione dettagliata di gesti, movimenti, atteggiamenti a indicare la drammaticità della vita quotidiana, del reale. Ed era questo il soggetto che più interessava a Caravaggio: il reale nella sua crudezza e verità. Una scelta stilistica coraggiosa per i tempi, poiché usciva dalle regole di un sistema rigoroso nel quale Caravaggio ha deciso di stupire attraverso la raffigurazione di un’umanità volgare e lontana dal divino.

Al maestro interessava raccontare il vivente e non l’extraumano, per questo le sue scene dipinte raffigurano il mondo reale e semplice “fatto di carne e di muscoli, di piedi sporchi e di frutta bacata, di volti doloranti e contratti”.  La luce “è sempre stata la sua alleata” ed è ancora la principale fonte da cui partire per fruire i dipinti e gli affreschi del pittore, dove la perfezione estetica e la dimensione spirituale si equivalgono. Lo dimostra l’analisi di opere come “Ragazzo che monda un frutto” (1592-93), “Davide e Golia” (1597-98), la “Conversione della Maddalena” (1598), le tre scene del “Martirio di san Matteo” (1600-1601) conservato nella Cappella Contarelli della chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma, l’“Incredulità di san Tommaso” (1601) o, ancora, la “Cena in Emmaus” (1601-1602), di cui realizzò due versioni: la prima, più nota internazionalmente, custodita alla National Gallery di Londra, l’altra presso la Pinacoteca di Brera a Milano.

In questa “ultima cena” Caravaggio attua una rottura innovativa: Gesù ha un atteggiamento inclusivo, sembra quasi invitare lo spettatore a sedersi in quel posto frontale lasciato vuoto. E anche qui il passaggio della luce non è graduale, ma netto, violento, impattante, a sottolineare ancora di più la forza espressiva di queste creazioni.


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