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I 100 anni di Nino Manfredi. Cinema ritrovato offre l'occasione di (ri)vedere Pane e cioccolata

In streaming su MYmovies il capolavoro di Franco Brusati nella versione restaurata. ACQUISTA UN ACCREDITO. 
di Giancarlo Zappoli

Nino Manfredi (Saturnino Manfredi) 22 marzo 1921, Castro del Volsci (Italia) - 4 Giugno 2004, Roma (Italia). Interpreta Giovanni o Nino Garofoli nel film di Franco Brusati Pane e cioccolata.
venerdì 9 aprile 2021 - mymovieslive

Il film Pane e cioccolata - disponibile in streaming sulla piattaforma di Cinema ritrovato - Fuori sala - diretto (e in parte scritto come vedremo) da Franco Brusati, all’epoca ottenne uno straordinario successo in particolare in un ambito di non facile accesso per il cinema italiano come gli Stati Uniti dove gli venne assegnato, quattro anni dopo la sua uscita in Italia, il New York Film Critics Circle Award come miglior film straniero prevalendo anche su un film di Ingmar Bergman. Ma ciò che più colpi il regista fu il fatto che negli States il film venne apprezzato da chi poté vederlo nella comunità afroamericana. Evidentemente vi si trovarono elementi che accomunavano realtà e condizioni esistenziali così distanti.

Va detto, come necessaria premessa, che Brusati non nutriva particolari risentimenti nei confronti della Svizzera. Anzi aveva motivi di riconoscenza essendovi stato accolto e internato dopo essere stato condannato a morte dai nazifascisti perché aveva aiutato alcuni amici ebrei a fuggire proprio nella Confederazione Elvetica. Semmai era una nazione che conosceva bene e che era accomunabile, nel rapporto con gli immigrati, con molte altre realtà nord europee e non solo (si pensi alla battuta su come venivano trattati i meridionali nelle regioni settentrionali dell’Italia).

Già dal mix di collaboratori alla stesura della sceneggiatura si può comprendere come il tema dell’emigrazione fosse sentito con sensibilità diverse che hanno però finito con il convergere nell’esito più che positivo del film. Manfredi conosceva da vicino l’argomento avendo un nonno che aveva vissuto negli Stati Uniti per più di vent’anni e una madre che vi aveva trascorso l’infanzia. JaJa Fiastri avvertiva la necessità di spingere sul pedale della comicità se non del grottesco a differenza di Brusati che propendeva per l’aspetto drammatico. Forse poi non tutti sanno che, non accreditati su richiesta esplicita della produzione, misero mano alla sceneggiatura anche Leo Benvenuti e Piero De Bernardi a cui si deve, in particolare, il significativo mutamento del finale ad una settimana dall’inizio delle riprese. Il film si sarebbe dovuto concludere con Manfredi che, per la seconda volta, pisciava in pubblico come atto di ribellione facendosi espellere definitivamente ma riconquistando una propria consapevolezza. Invece si chiude con un ritorno che apre lo spazio ad una molteplicità di letture, ivi compresa una coazione a ripetere priva di una concreta speranza di riscatto.

Perché Pane e cioccolata è un film che legge l’emigrazione utilizzando una lente molto particolare e per questo molto più coinvolgente su un piano razionale di altri film pamphlet o strappalacrime sul tema. “Ho raccontato la storia di uno che non sta bene nella sua pelle, che vorrebbe stare in una pelle altrui e che in fondo non sa nemmeno bene se, pensando questo, è sincero o no” così si esprimeva Brusati a proposito del suo Giovanni ‘Nino’ Garofoli.

Fin dalle sequenze iniziali il film si presenta nelle due linee di struttura narrativa che ne sottenderanno lo sviluppo. Da un lato la freddezza, quando non l’ostilità, degli svizzeri (di lingua tedesca) nei confronti degli immigrati con il bambino e la giovane donna al parco che non hanno la benché minima intenzione di socializzare con l’”italiano”. Dall’altra, subito dopo la scoperta del cadavere e del fermo, la sconfinata ammirazione per la Polizei e il suo commissario che lo rilasciano in tempi più che rapidi. Nino è convinto del fatto che abbiano creduto alle sue affermazioni di innocenza (cosa che in Italia secondo lui non sarebbe mai accaduta) mentre lo spettatore viene messo a conoscenza del fatto che il colpevole è già stato arrestato. Si proseguirà così, da qui in poi, con l’ulteriore l’inserimento del rapporto tra compagni di emigrazione che vedrà da un lato la rivalità (e la convivenza forzata) con ‘il turco e dall’altro la possibilità di comprensione con un’emigrata che è di fatto un’esule dalla Grecia dei colonnelli.

La sceneggiatura non risparmia strali a chi disprezza l’immigrato (vedi la scena della partita di calcio in tv) ma non è tenera neppure con chi rifiuta di integrarsi e, soprattutto, con chi invece ritiene l’integrazione un’adeguarsi supinamente ai dettami altrui in ogni ambito. La straordinaria sequenza del pollaio, con il massimo del degrado a cui fa seguito lo sguardo estasiato dinanzi alle bellezze nude degli autoctoni, costituisce il vertice di un accumulo di elementi che Brusati avverte come da evitare assolutamente. Non ci sarà mai integrazione né affermando reiteratamente la propria identità culturale (vedi la scena nella baracca degli operai) né, al contrario, cercando di mimetizzarsi in un contesto sociale profondamente diverso da quello di provenienza. Nino Garofoli/Manfredi con i capelli tinti di biondo diventa un’icona/manifesto di questa seconda opzione difficile da dimenticare.


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