Se si chiede oggi, anche a un giovane cinefilo, chi sia Marcel Carné, questo probabilmente ammetterà di averne sentito solo parlare e farà fatica ad attribuire un solo titolo al regista francese. Ma proprio un solo titolo sarebbe sufficiente: Les Enfants du Paradis. Distribuito da noi con il nome di Amanti perduti, accorciato in modo piuttosto insensibile (e insensato), può adesso essere finalmente rivisto nella sua integrità – ovvero lungo oltre tre ore. Si tratta di uno dei film più struggenti e complessi della storia del cinema europeo. Pur ambientato nell’800, Les Enfants du Paradis (che viene presentato in versione restaurata nel nuovo programma in streaming di Cinema Ritrovato - Fuori Sala, disponibile fino al 21 aprile) non poteva che impregnarsi degli umori di una Francia ancora occupata dai nazisti durante la sua realizzazione, ma finalmente liberata durante la distribuzione della pellicola. Il capolavoro senza tempo di Carné divenne così un inno alla libertà e al desiderio, all’emozione e all’arte (con un intreccio tra cinema e teatro così coinvolgente da evitare ogni tipo di accademismo). Non a caso, François Truffaut disse: “Darei tutti i miei film per poter dire di aver girato questo”. La lunghezza non spaventi. Del resto, anche chi è abituato a prodotti più contemporanei, magari dedito a frequenti maratone di binge watching di serie televisive, non potrà staccarsi da questa storia di amore, arte e passione una volta cominciata.
Titolo di punta di un programma mensile vastissimo, Les Enfants du Paradis guida una pattuglia di grandi film del passato. Per festeggiare il centenario della nascita di Nino Manfredi si vedrà l’immortale Pane e cioccolata di Franco Brusati. Nel 1973 l’emigrazione italiana era massiccia e la storia del protagonista, lavoratore in Svizzera, squarciò il velo sulle contraddizioni dell’identità italiana all’estero, con uno sguardo al tempo stesso comico e amaro che garantì al film un Orso d’Argento a Berlino e due David di Donatello per il miglior film e il migliore attore (appunto l’eccezionale Manfredi).
Oreste Del Buono scrisse che gli ricordava Charlie Chaplin: “Un Chaplin che si concede meno illusioni, perché italiano e conosce da generazioni e generazioni l’andamento della Storia… Manfredi in Pane e cioccolata è all’altezza di Chaplin in Tempi moderni”.