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ArteKino Festival 2020, gratis in streaming 10 imperdibili film d'autore europei

10 film, 10 lingue, 10 sguardi nuovi e pertinenti. Disponibili dal 1° al 31 dicembre 10 racconti della nostra epoca, che adottano una forma ibrida e dinamica, combinando finzione e documentario, collettivo e intimo, passione e riflessione. ACCEDI | GUARDA GRATIS I FILM »
di Marzia Gandolfi

martedì 1 dicembre 2020 - Festival

L’avvenire dei festival del cinema si gioca online. Davanti all’emergenza sanitaria e all’incertezza sulla riapertura delle sale, l’industria cinematografica cerca alternative e trova ‘nuove forme’ festivaliere. Tra rese e rinvii, la conversione digitale è la migliore carta da giocare, spostando in rete le manifestazioni culturali e facendone un luogo virtuale (ma vivo) di incontri e di dibattiti. Ma l’ArteKino Festival in rete c’è sempre stato e mai come quest’anno conferma la sua vocazione digitale e il desiderio di presentare nuove opere selezionate dal panorama del giovane cinema europeo.

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10 film, 10 lingue, 10 sguardi nuovi e pertinenti su tematiche contemporanee sullo sfondo di un paesaggio in piena mutazione. Dal primo al 1° al 31 dicembre si potrà assistere facilmente e gratuitamente a dieci racconti della nostra epoca, che adottano una forma ibrida e dinamica, combinando finzione e documentario, collettivo e intimo, passione e riflessione.

Tra storie creative e inchieste immersive, esilio e solitudine, sensi di colpa e ossessioni, sfide e riscatti, la quarta edizione del cinema europeo online, creato da ARTE e Festival Scope, promette un viaggio ideale attraverso l’Europa. Privati dell’intensità di un incontro umano, gli spettatori potranno accedere a morsi di cinema in rete. Bottiglie in mare verso le nostre camere confinate.

Buone visioni e buone evasioni.


CAT IN THE WALL di Mina Mileva
Dopo due documentari sul quello che resta della Bulgaria comunista, Mina Mileva e Vesela Kazakova si convertono alla fiction. Al cuore del loro film c’è il gatto del titolo, oggetto di discordia tra nuovi e vecchi vicini, e una madre bulgara single alla ricerca di un futuro migliore a Londra. Sullo sfondo della Brexit, Cat in the Wall descrive la violenza ordinaria della gentrificazione e il quotidiano difficile dei marginali, installando una tensione che minaccia di esplodere. Ritrovato e perduto, l’adorabile gatto rosso è il sintomo di un malessere dentro un Paese democratico che ha dissolto progressivamente la solidarietà tra gli uomini e le utopie collettive.

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FULL CONTACT di David Verbeek
Se l’American sniper di Clint Eastwood era capace di abbattere un bersaglio a centinaia di metri di distanza, il soldato americano di David Verbeek può farlo a migliaia di chilometri, colpendo per errore una scuola in Pakistan. Affascinato dalle mutazioni dell’umanità, l’autore si concentra sulla messa in scena della guerra contemporanea, la cui asimmetria riposa sulla sparizione fisica di una delle due parti, rimpiazzata dalle macchine. Il film mostra allora l’alienazione davanti a uno schermo che offre immagini di una piattezza quasi insopportabile. Al furore guerriero che ama tanto il cinema, Full Contact oppone l’intimità del soldato. Se Good Kill di Andrew Niccol poneva domande sui cambiamenti dell’arte della guerra, Full Contact si interroga su un pilota che uccide a distanza e un mondo da cui l’uomo ha escluso la propria umanità.

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IVANA THE TERRIBLE di Ivana Mladenovic
Film personale di Ivana Mladenovic, autrice serba sull’orlo di una crisi di nervi, Ivana The Terrible risale il tempo e ruba il ‘titolo’ al celebre zar. Perché Ivana ha un carattere altrettanto tremendo, ne sanno qualcosa gli amici e i familiari che ritrova rientrando in patria dove gira una sorta di mockumentary, mescolando vicende private e provocazioni. Zarina dei Balcani, la regista nata a Belgrado e traslocata a Bucarest, esplora i confini geografici e umani tra due Paesi, tra lucidità e follia, disegnando una biografia instabile e ricostruendo un momento di crisi. Disposta a tornare su un vecchio conflitto interiore, Ivana Mladenovic realizza un film terapeutico e torna a respirare. 

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LESSON OF LOVE di Chiara Campara
È la ricerca dell’amore a muovere il protagonista di Chiara Campara oltre i confini del suo mondo. Un mondo crudo e rurale sordo ai suoi bisogni. Ma come nel capolavoro di Luigi Tenco (“Ciao amore ciao”), salta cent’anni in un giorno solo e non ci capisce più niente. Perché là fuori è davvero un altro mondo. Chiara Campara descrive la violenza della solitudine seguendo un destino individuale tra città e campagna. Una solitudine esistenziale, implacabile, soprattutto quando si lascia un presunto luogo di isolamento (la campagna) per raggiungere il luogo convenuto degli incontri (la giungla urbana).

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LOVE ME TENDER di Klaudia Reynicke
Un film sulla ‘follia’ come motore di ribellione per Klaudia Reynicke, regista svizzera-peruviana che sfida le convenzioni sociali a colpi di blu. La sua protagonista soffre di agorafobia ed è incapace a uscire di casa. I genitori provvedono ai suoi bisogni ma la morte della madre e la fuga del padre, la costringeranno a fare un passo fuori e prendere in mano la sua vita. Imperfetta, complessa e perfettamente cosciente delle sue ossessioni, la sua protagonista affronterà il mondo a testa alta, volgendo le sue fragilità in un’arma contro il patriarcato e i ruoli prestabiliti. Con forza claustrofobica, Love Me Tender esplora uno spirito unico e malato che imparerà a convivere con la sua natura profonda. Natura che va oltre i limiti della ‘normalità’, trovando a suo modo una liberazione.

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MOTHERLAND di Tomas Vengris
Motherland è la storia di un ritorno in patria dopo un’assenza lunga vent’anni. Visto attraverso gli occhi di un adolescente, il film di Tomas Vengris si muove dentro una cornice fiabesca, disegnando un percorso interiore e geografico tra vecchio e nuovo mondo. Dagli USA alla Lituania, terra natale della protagonista, Motherland gioca con la nostalgia e indaga la vita di una donna che ha bisogno di gestire come il suo Paese la propria storia. A immagine della sua protagonista, Vengris è cresciuto come figlio di immigrati lituani in America. Il film è il tentativo evidente di riconnettersi con le radici e l’identità di un Paese che trent’anni fa riconquistava la sua con l’indipendenza.

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NEGATIVE NUMBERS di Uta Beria
Negative Numbers è la storia di una sfida, quella di due giocatori professionisti di rugby che hanno portato la loro passione sportiva e la loro speranza in un centro di detenzione minorile. Ispirato a eventi reali, il film di Uta Beria entra in un carcere georgiano e accende i riflettori su un gruppo di giovani detenuti in cerca di redenzione o forse soltanto di una vittoria in campo. Cronaca ordinaria della vita in carcere, Negative Numbers oppone la vocazione democrazia del gioco alla gerarchia carceraria, spingendo verso un riscatto non privo di rischi.

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SÉBASTIEN TELLIER: MANY LIVES di François Valenza
Sébastien Tellier, cantautore pop irsuto, si è inventato un nuovo personaggio a ogni album, allargando progressivamente il suo spettro musicale. Colpo di stato artistico permanente, è il soggetto abbagliante del documentario di François Valenza. Il regista disegna il ritratto cinematografico di un artista tormentato che ha preso in contropiede il french touch con un primo disco ‘senza batteria’. Venti anni di carriera in 78 minuti che condensano una personalità carismatica che dopo due soli album aveva già affermato una libertà formale e fisica senza limiti. Politica, sesso, famiglia, religione sono alcuni dei temi esplorati da Tellier, che vi sedurrà tra ballate cosmiche, folgoranze celesti e song pop solari. Basta schiacciare ‘play’.

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SON OF SOFIA di Elina Psikou
Racconto di formazione sullo sfondo delle Olimpidi del 2004 in Grecia per Elina Psikou, che smonta i miti della cultura greca, abusati durante i giochi olimpici, e rintraccia i segni di una crisi a venire. Prima che il sogno olimpico volga in incubo quotidiano, Son of Sofia osserva da un appartamento il mondo sull’orlo dell’abisso. Fuori intanto, l’identità nazionale si misura coi risultati sportivi, adattandosi al sogno per non finire espulsi. Ancora una volta il cinema greco dimostra il suo legame diretto con la realtà sociopolitica del Paese che passa per la favola (nera) e l’astrazione.

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THF: CENTRAIL AIRPORT di Karim Aïnouz
A Berlino, l’aeroporto in disuso di Tempelhof, un tempo fulcro del programma di riarmo di Hitler, serve oggi come alloggio di emergenza per i richiedenti asilo. Gli hangar disegnano una città in miniatura dove si decide il destino di Ibrahim, studente siriano, tra nostalgia di casa e paura di essere espulso. (Non) luogo di arrivi e di (ri)partenze, l’aeroporto tedesco è un limbo monumentale, l’ultima porta prima del sospirato accesso all’Europa, che risuona dietro le pareti di camere improvvisate. Regista brasiliano, Karim Aïnouz guarda il Vecchio Mondo e dona voce agli esiliati di paesi allo stremo o oramai inesistenti, dentro un documentario che abbraccia l’attesa e dilata il tempo.

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