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Franca Valeri, il destino ha messo lo zampino in una vita imprevedibile

L’attrice è vissuta fino a vedere se stessa celebrata per il suo secolo. Il ricordo di un’artista e di una donna completa.
di Pino Farinotti

domenica 9 agosto 2020 - Focus

Le righe che seguono fanno parte di un mio editoriale di qualche giorno fa. Riguardava anche Franca Valeri, ancora in vita. Poi… tutto è cambiato, Franca non c’è più. È vissuta fino a vedere se stessa celebrata per il suo secolo. Non era semplice, ci voleva lo zampino del destino, della sua vita dove niente è stato convenzionale e previsto.  

“In queste settimane si sono celebrati i “cento”. Gianrico Tedeschi aveva superato quel confine di un centinaio di giorni. È stato grande attore e personaggio. Franca Valeri è stata celebrata per giorni su quasi tutte le reti rispetto a tutte le azioni e i suoi registri, il cinema, la televisione e il teatro. I promemoria ci hanno (ri)dato una donna e un’artista completa, intelligente, sottile. Non è stata diva o simbolo sessuale, Hollywood non ce l’ha richiesta, dunque, a maggior ragione tutta l’attenzione che le è stata dedicata è benemerita. Due anni fa le avevo dedicato un editoriale, recensendo il suo “piccolo poema” La stanza dei gatti. La scrittrice parla del teatro e gli si rivolge come a un uomo, a un amore: interessante in questo senso la dedica del libro ‘a Vittorio e a Maurizio, gli altri miei due amori.’ Ma sembra proprio che al primo posto ci sia il teatro. Il bello, il “fenomeno” è che Franca... era, è presente. Si è vista e si è ricordata. Donna intelligente per pubblico intelligente.”
 

Segue una parte del testo che le avevo dedicato sul suo libro La stanza dei gatti

“È scritto in prosa il piccolo libro sul teatro di Franca Valeri, ma in realtà presenta la struttura e l’estetica di un piccolo poema. Ogni pagina contiene un pensiero/poesia, secondo le sintesi che sono della poesia, appunto. In 90 anni di azione –sì, bambina già recitava – la Valeri ha assunto tutti i codici della parola e della scrittura e può permettersi di impostare un pensiero nella sua prima sintesi, sapendo che poi non le sarà necessario, per forza, concluderlo, ci penserà il lettore, perché gli capita di conoscerla la Valeri, perché l’ha vista, sentita e letta dovunque, e tante volte, in tutti gli scenari, piccolo e grande schermo, pagine e “Tre pareti”. Nella Stanza dei gatti la scrittrice parla del teatro e gli si rivolge come a un uomo, a un amore, ma non c’è dubbio che a prevalere sia il teatro.”

Sarebbe bello, e curioso, immaginare una battuta di Franca, appena passata dall’altra parte. Sarebbe senz’altro all’altezza della sua ironia e del giudizio sulla vita vista da quella prospettiva. 
 


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