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ShorTS 2020, un viaggio verso i cortometraggi dall’Estonia

La sezione Little Retro AnimEST raccoglie le migliori opere d’animazione estoni dell’ultimo decennio.
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di Tommaso Tocci

venerdì 10 luglio 2020 - Festival

Oltre all’attenzione riservata al panorama dei cortometraggi italiani e internazionali, lo ShorTS International Film Festival da anni prevede una sezione dedicata a un paese specifico, per approfondirne la cultura e la produzione del momento. Nel 2020, per la ventunesima edizione del festival, il viaggio è verso l’Estonia, luogo del ventunesimo secolo per eccellenza, e paese in fermento soprattutto nella cultura digitale.

Attraverso i nove cortometraggi della sezione Little Retro AnimEST, il pubblico potrà scoprire una selezione di opere d’animazione estoni che abbraccia l’ultimo decennio, con in più una breve “puntata” nel ventesimo secolo. Come per il resto del programma di ShorTS IFF, tutti i film saranno visibili in streaming gratuito sulla piattaforma MYmovies.


Si parte da lontano, con un film del 1995 che ha per titolo 1895, e che proprio a quell’intervallo temporale guarda per celebrare cento anni di cinema attraverso l’animazione barocca della vita dei fratelli Lumière, Auguste e Louis. La regia è di Priit Pärn e Janno Põldma. E se dai Lumière ci arriva l’eredità del cinema come incantesimo di illusione e di movimento, The triangle affair, per la regia di Andres Tenusaar, è il miglior collegamento al secolo successivo: questo breve ma immaginifico film del 2012 è una reinvenzione di forme e corpi nel fare quotidiano, rappresentato come astratta e assurda routine umana.

Sempre ai corpi e alla memoria guarda con inquietudine Body memory, di Ülo Pikkov, nei cui volti “di corda” si cerca traccia dei traumi degli antenati. Il corpo come mappa del dolore e della testimonianza. Manivald, di Chintis Lundgren, è poi lo studio di una volpe dalle preoccupazioni molto umane, intrappolata nella casa della mamma, con poche prospettive e qualche turbamento esistenziale. Tutto cambierà con un incontro, ovviamente. In questo caso, un idraulico lupo che irrompe nella noia del quotidiano.

Diversissime le atmosfere dipinte da Priit Tender in Orpheus, una versione pop e allucinogena del mito di Orfeo come non si è mai visto prima. La condanna dello sguardo, però, è immutabile: per salvare l’amata Euridice e condurla in salvo dagli inferi, Orfeo non dovrà mai voltarsi a guardarla.

Più piccoli e casalinghi, ma non meno profondi, sono i dilemmi di due film che studiano l’individuo in relazione alle sue paure e aspirazioni. Il primo, Small house, è diretto da Kristjan Holm come un bozzetto in bianco e nero. È la parabola di un uomo in una casa sulla spiaggia, tormentato da dimenticanze che non gli danno pace. Il secondo è Mary and 7 dwarfs, ad opera di Riho Unt, e racconta di una suora che ha vissuto tutta la vita all’interno del suo convento, e finalmente è libera di inseguire un sogno. Ma se la memoria tradisce, come capire cos’è giusto e cos'è sbagliato?

Infine, due film sulle imprese eccezionali, o quantomeno sull’importanza di provarci. In Piano di Kaspar Jancis, Marta si trascina dietro un pianoforte, cercando di portarlo dal negozio fino a casa. In Velodrool, di Sander Joon, un ciclista si trascina dietro la dipendenza dal fumo, e per ottenere le sigarette che gli mancano si trova a partecipare a una gara osservato da strani spettatori.


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