1. Un omaggio in forma cinematografica da parte di Gastón Solnicki al suo amico Hans Hurch, leggendario direttore della Viennale prematuramente scomparso nel 2017. Solnicki, regista argentino ormai habitué dei più importanti festival europei (da Locarno a Venezia), mette in scena la ricostruzione delicatamente personale di un'amicizia, attraverso supporti e frammenti comunicativi (cartoline, registrazioni, oggetti) che diventano simboli di un vuoto impossibile da colmare. Nella sua doppia valenza, privata e universale, Introduzione all'oscuro è anche un obliquo e originale ritratto di Vienna, malinconico e profondamente aperto alla vita.
2. Una collezione di storie slegate e disperate che si intrecciano nella località il cui nome dà il titolo a Sophia Antipolis, un hub bio-tecnologico francese sorto qualche decennio fa tra i paradisi assolati di Nizza e Cannes. Il contrasto tra i valori originari di innovazione, ricerca e modernità del luogo e l'abbandono criminale e sociale che lo popola al giorno d'oggi viene usato dal regista Virgil Vernier (non nuovo a simili esplorazioni geo-antropologiche) per tracciare la storia di una ragazza uccisa in macabre circostanze, celando una struttura narrativa altamente concettualizzata sotto le spoglie di uno stile documentaristico con attori non professionisti.
3. Opera corale in cui il regista canadese Kaveh Nabatian, con l'aiuto di sei altri autori suoi connazionali, raggruppa vari segmenti al servizio di un'immagine: quella della sofferenza di Gesù Cristo sulla croce. Sette corti diversi tra loro, che spaziano tra i generi e i toni del racconto cinematografico, dal documentario al saggio sperimentale, dal simbolico all'intimista. The Seven Last Words prende ispirazione dalla composizione per orchestra "Le sette ultime parole del nostro Redentore in croce" di Joseph Haydn, che ne è parte integrante in una commistione filmico-musicale di alto livello.
4. Un affascinante studio di come la memoria e la celebrazione storica vengano percepite attraverso opposte lenti di interpretazione. Con Heroes, il videoartista Köken Ergun si reca a Gallipoli per intervistare turisti e per documentare l'annuale ricorrenza del sanguinoso assedio alla penisola turca durante la Prima Guerra Mondiale, la cui valenza storica assume connotati nazionalisti e quasi religiosi.