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Mel Gibson girerà il remake de Il mucchio selvaggio

Non c'è dubbio che a Gibson non manchino le intuizioni e che anche in questo lavoro ci metterà del suo.
di Pino Farinotti

mercoledì 3 ottobre 2018 - Focus

Non c'è dubbio che a Gibson non manchino le intuizioni. Diciamo che nelle sue scelte che ci ha messo del suo con un linguaggio non convenzionale, sconcertante, magari estremo, basta un richiamo a film come La Passione, o Apocalypto, e a Braveheart, titoli capaci di accordare, al massimo livello, il giudizio critico col botteghino. Gibson sta lavorando al remake de Il mucchio selvaggio, il classico western di Sam Peckinpah. Ha già scritto la sceneggiatura e sarà produttore del film per la Warner. The Wild Bunch merita un racconto, diciamo una retrospettiva. Non è improprio dire che nel 1969, quando uscì, rappresentava una sorta di chiusura di una parabola del genere.

Il western è una cosa seria. È il genere più completo, possiede, meglio, possedeva, tutti i codici felici del cinema: scenari secondo il contesto, i fiumi e le praterie, i boschi e il deserto.
Pino Farinotti

Era il segnale di una nazione che si stava formando, grande nazione, in prospettiva la più grande. E poi, l'eroe: colui che individualmente portava giustizia nella collettività. Il bandito che rapinava la banca veniva catturato. E c'è di più, il popolo del cinema stava dalla parte dell'eroe. Infine gli indiani che erano gli antagonisti, erano i cattivi. Tutto questo era il western, che niente aveva a che fare con il west, quello vero, che era un collettore delle peggiori emigrazioni del mondo. L'uomo del west non era Gary Cooper, o John Wayne, o James Stewart, era un disperato, magari un criminale in fuga o un avventuriero senza un destino.

Le donne del west erano davvero poco avvenenti, basta un dagherrotipo della famosa Calamity Jane, che non era la Doris Day dei film, era un mostro. Alla fine degli anni sessanta, con la generale riforma culturale, chiamiamola così, il cinema decise che il western doveva evolversi, diventare "west", e così cambiarono i modelli. Per cominciare occorreva rendere giustizia agli indiani, una razza di fatto annientata. E così il generale Custer, da eroe diventava genocida, il selvaggio e crudele Geronimo, diventava simbolo di ribellione e libertà. Il concetto di eroe senza macchia veniva derubricato ad avventuriero con un trascorso sporco, magari ex galeotto, con un piccola intenzione di redenzione finale, per forza.


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