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Addio a Burt Reynolds

Era stato scritturato da Tarantino per il suo ultimo film Once Upon a Time in Hollywood.
di Pino Farinotti

Burt Reynolds (Burton Leon Reynolds Jr.) 11 febbraio 1936, Lansing (Michigan - USA) - 6 Settembre 2018, Jupiter (Florida - USA). Interpreta Paul Crewe nel film di Robert Aldrich Quella sporca ultima meta.
venerdì 7 settembre 2018 - Celebrities

Era certo una presenza forte. Atletico, faccia da villain, con un mix di espressione subito visibile, interessante, da indiano, perché il padre era di origini cherokee e sua madre era irlandese. Una "differenza" che gli servì, perché lo distingueva dai colleghi della sua generazione, fra le più ricche e complete, della quale facevano parte personaggi come Robert Redford, classe 1936, come Reynolds, e poi Dustin Hoffman, Jack Nicholson, Warren Beatty, tutti di un anno più giovani. I modelli e i ruoli erano dunque coperti, non era facile inserirsi, ma Reynolds ci riuscì proprio in virtù di quel tratto selvaggio. I nomi citati rappresentavano, e rappresentano, la fascia più alta del cinema, con premi Oscar caduti a pioggia. Anche in quel senso Burt ebbe in piccolo riscontro, almeno un segnale, una nomination come attore non protagonista in Boogie Nights - L'altra Hollywood di Paul Thomas Anderson. Ma c'era un altro tratto che all'inizio gli fu utile, assomigliava, vagamente, a Marlon Brando. Come quasi sempre accade nelle carriere, i primi ruoli furono sul piccolo schermo e il primo successo che gli diede popolarità fu Hawk l'indiano, era il 1966. Era la stagione degli spaghetti western. Reynolds venne notato da Sergio Corbucci, che gli diede il ruolo di protagonista in Navajo Joe. L'attore ricambiò il... favore dichiarando sempre che quel film era il peggiore al quale avesse mai partecipato.

Negli anni affinò i suoi registri e divenne attore completo, per tutti i ruoli: poliziotto, atleta, e seppe dire la sua anche nella commedia.
Pino Farinotti

Mel Brooks lo volle nella sua celebre Ultima follia, ma Burt stupì tutti, persino se stesso, come disse, quando, chiamato da Peter Bogdanovich in At Long Last Love cantava e ballava le canzoni di Cole Porter. Ma il titolo che meglio lo identifica è Un tranquillo week-end di paura, di John Boorman, del 1972. Contrastare le rapide di un fiume, affrontare pericoli mortali, sopravvivere in condizioni estreme era davvero lo scenario perfetto per uno come lui. Un altro titolo, nella memoria del cinema e del suo popolo è Quella sporca ultima meta, del 1974, altra performance efficace nel ruolo di atleta. A seguire tanti titoli di buona qualità. Ma la grande occasione a Burt è arrivata in ritardo. In questo 2018 Quentin Tarantino lo ha scritturato per il cast di Once Upon a Time in Hollywood . A Burt è mancato il tempo. Che peccato.


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