Mastandrea è anche uno degli interpreti di Fiore, il film di Claudio Giovannesi. Il suo ruolo è quello del padre da poco uscito di galera di Dafne, la vera protagonista, che dietro le sbarre di un centro di detenzione minorile conosce un nuovo amore.
Habituè del Festival di Roma, Giovannesi non è sconosciuto ai festival internazionali, che hanno accolto i suoi film dopo i primi passaggi romani, ma per la prima volta esordisce in uno di questi, anzi nel più importante di tutti e con un film che, fin dalle prime immagini, sembra perfettamente in linea con lo stile e i gusti dei film selezionati dalla Quinzaine. Sulla carta il film che promette di sorprendere.
A chiudere il terzetto c'è ovviamente Paolo Virzì, il cineasta più noto in patria e di maggiore incasso, che però con i festival non ha mai avuto un rapporto troppo stretto e, se proprio deve, fin da La bella vita e Ovosodo ha dimostrato di preferire Venezia.
È la prima volta per Paolo Virzì a Cannes, dove si presenta con un film scritto in coppia con Francesca Archibugi e non, come di consueto gli capita, con lo sceneggiatore suo sodale Francesco Bruni.
Come dice il titolo stesso la storia ha a che fare con la follia di due donne interpretate da Micaela Ramazzotti e da un volto noto per il cinema francese come Valeria Bruni Tedeschi. Paradossalmente, questo sarà un debutto e il film sembra il meno convenzionale per Cannes.
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Micaela Ramazzotti e Valeria Bruni Tedeschi in una scena del film La pazza gioia.

Valeria Bruni Tedeschi in una scena del film La pazza gioia.

Micaela Ramazzotti in una scena del film La pazza gioia.
Esaurita la Quinzaine l'unico italiano ad essere proiettato in una delle sale del Palais du festival sarà Stefano Mordini, documentarista e regista di cinema di finzione, già andato in concorso a Berlino anni fa con Provincia meccanica ma poi passato anche a Venezia con Acciaio in tempi più recenti.
È la prima volta per Mordini a Cannes e sarà la sezione Un certain regard ad accogliere il suo film in cui Riccardo Scamarcio interpreta un ex attore porno impiegato dalla mala come uomo di violenza, la cui vita sarà sconvolta da una serie di circostanze che lo spingeranno all'estero, in fuga per l'Europa.
Dopo l'avventura di Miele, Valeria Golino assieme allo stesso Scamarcio e ai fratelli Dardenne ha messo in piedi questa produzione intorno alla quale c'è grandissima curiosità, soprattutto se pensiamo al periodo di grande felicità narrativa che il genere criminale sta vivendo in Italia.
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Riccardo Scamarcio in una scena del film Pericle il nero.

In foto Stefano Mordini, regista di Pericle il nero.

Riccardo Scamarcio in una scena del film Pericle il nero.
Infine c'è Alessandro Comodin nella Semaine de la critique, la sezione che solo pochi anni fa aveva ospitato il successo di Salvo (di Piazza e Grassadonia) e che quest'anno vedrà il nuovo film del regista che con L'estate di Giacomo nel 2011 aveva vinto il Pardo d'Oro al festival di Locarno nella sezione "cineasti del presente".
I tempi felici verranno presto, tra tutti gli italiani di Cannes, è il più difficile da inquadrare a partire dalle poche righe di sinossi, una storia tra passato e presente, in cui il bosco, gli animali e i segreti sono importanti tanto quanto le superstizioni. Pare.
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In foto una scena del film I tempi felici verranno presto.

In foto una scena del film I tempi felici verranno presto.

In foto una scena del film I tempi felici verranno presto.