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Paese che vai, Joker che trovi

Quali sono veramente gli esempi da seguire?
di Rossella Farinotti

In foto Heath Ledger nei panni del Joker.
Heath Ledger (Heath Andrew Ledger) 4 aprile 1979, Perth (Australia) - 22 Gennaio 2008, New York City (New York - USA).

lunedì 23 luglio 2012 - News

L'orribile vicenda di Denver, di James Holmes che all'anteprima di "Batman" irrompe nella sala e fa una strage, ha scatenato, com'è legittimo, un sisma mediatico, molto largo: la violenza, l'emulazione, i giovani, i modelli, l'America eccetera. Uno dei nodi sta, appunto, nell'emulazione. Naturalmente un autore ha tutto il diritto di raccontare come meglio crede, non ha il dovere di porsi il problema dell'eventuale cattivo esempio. E poi Il cavaliere oscuro - Il ritorno è certo un film di qualità. Ma è un fatto che quel film, "quei film", quella saga, sia connotata da episodi inquietanti, e violenti. Basti ricordarne uno, la fine, tragica, di Heath Ledger, il Joker, quello più "vero". I media hanno analizzato in tutte le chiavi, i personaggi del film, e del fumetto. Quasi tutti sembrano portatori di inquietudini e paure, di suggestioni e di violenza, di segnali con un brutto destino. La scheda del dizionario "Farinotti", firmata da Pino Farinotti, quei segnali, li rilevava, ecco uno stralcio:

"Il Cavaliere oscuro è un film di metafore, di scontri estetici, di astrazioni, di parabole compresse, di episodi intrecciati uno nell'altro, di accelerazioni e di decibel in eccesso, sempre a indicare quella lotta disperata fra il bene e il male che non avrà soluzione. In questa chiave non è mai stato tanto importante il ruolo del Joker, il criminale assoluto, invincibile perché ama il male per il male e il dolore per il dolore... è più concentrato a vendere la sua filosofia della vendetta e suscita l'istinto peggiore."

Dunque Batman sarebbe il buono, ma il cattivo, nella nostra epoca ha troppi vantaggi, è troppo più affascinante. È lui da emulare. Non è più l'antagonista, l'antagonista è Batman, il "buono". E così Joker "suscita l'istinto peggiore", appunto. Ma fa parte del gioco, perché poi, uscito dalla sala rielabori la suggestione, torni nella realtà. Lo fanno tutti. Tutti meno il James Holmes di turno.
La vicenda di Denver appartiene all'America, Paese che sa essere violento, dove puoi entrare in un negozio e comprare una pistola solo mostrando la carta di identità. Lo spiega molto bene il film La giuria, dove un funzionario licenziato fa strage di suoi colleghi con una mitraglietta comprata, appunto, in un'armeria, che la pubblicità definisce "a prova di impronte digitali". Dunque un'arma, ufficialmente, per criminali.

Da noi, la violenza ha altre forme. Gli esempi dettati sono diversi, ma certo tristi e deprimenti. E pericolosi, anche se le armi sono altre. Da noi il piccolo schermo, e le testate cartacee propongono una ragazza senza qualità, messa in politica, messa dovunque, che viene attesa fuori dal tribunale da decine di telecamere e microfoni. Che otterrà contratti milionari per ciò che è e rappresenta. Che non sarà fermata, che trionferà, e avrà una vita che lei crederà felice, dunque... felice.
Un paio di anni fa al festival di Venezia, scendeva da una scala, trionfante, una signora che aveva ripreso col telefonino le proprie performance nel letto di un potente, anzi... potentissimo. Poco prima dalla stessa scala era scesa Meryl Streep. Per la "signora" non c'era nessuna differenza fra la grande artista e la grande escort. Valeva solo la visibilità, la popolarità, da dovunque venisse. Per fortuna quella volta telecamere e i microfoni avevano seguito la Streep. E la escort si concedeva ... a nessuno.
C'è quella bellissima argentina dai molti fidanzati, con una filmografia dove spicca un "corto" hard, che ha fatto il giro del mondo, dove l'"attrice" mostra grande talento e consumata esperienza, a diciassette anni. Ebbene l'argentina trionfa: pubblicità, piccolo e grande schermo, i soliti microfoni e telecamere, e soldi a palate. È imbattibile la ragazza, è il sogno. E un'altra definita showgirl, incinta (forse) del calciatore mediatico-di-colore. Le hanno offerto un milione e 300mila per un servizio sul pancione. Altro modello trionfante, con conferenze stampa e i soliti "microfoni&telecamere" a centinaia.
E poi, scendendo... in qualità, le veline. Anzi, le aspiranti veline. Partecipano alla selezione, con Greggio, espongono il loro prodotto, sgambettano, magari maldestre, sotto gli occhi, febbrili d'oro, dei genitori. Solo due saranno le elette, ma le altre cento potranno dire "io c'ero" e mostrare il dvd con orgoglio. E se le elette avranno nel book la voce "veline", le altre saranno comunque sempre "aspiranti veline", con quel veloce passaggio in tivù. Come la medaglia conquistata alle olimpiadi: rimani "olimpico" per tutta la vita, e rimani "aspirante velina" tutta la vita. Una visibilità "parziale" ma che potrà essere utile, un aiutino alla bella ragazza che sei, e la vita ti sorriderà, ti inviteranno a cene importanti, e a dopocena, verranno a prenderti in Mercedes, e forse, se sarai fortunata, ti fidanzerai con un calciatore e finirai sulla copertina dei magazine.
Eccolo, il piccolo schermo. Ed eccoli gli esempi da seguire. Ma queste ragazze, dopotutto realizzano se stesse secondo attitudine, perché dovrebbero rinunciare. Sono quelli con le telecamere e i microfoni i personaggi più tristi e deprimenti.
Non ho fatto nessuno dei nomi, comunque facili da indovinare, per non portare altra acqua a quei mulini.

E adesso una speranza, purtroppo un sogno. C'è una ragazza, facciamole fare l'avvocato, chiamiamola Camilla. Ha studiato tanto, ha anche superato l'esame di procuratore, lavora in uno studio, ha un ragazzo, si sposeranno appena avranno i soldi. Esce le sera dal suo ufficio. Il sogno è che una volta almeno venga accolta da telecamere e microfoni, che le facciano domande sulla sua vita e sui progetti. Insomma, che l'attenzione, i riflettori siano, per una volta, su una ragazza che vive e lotta, e quando sarà incinta la vicenda sarà interna alla famiglia. Una magnifica ragazza normale e perbene. Migliore.

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