Voci fuori del coro. Di Pino Farinotti.
di Pino Farinotti
A Torino, la settimana scorsa, nell'ambito della manifestazione del gruppo Veltroni, chiamiamolo così, l'imprenditore Giacomo Portas, leader della lista dei "moderati" alleato del sindaco Sergio Chiamparino ha dichiarato che Checco Zalone, in testa agli incassi col suo Che bella giornata, è la prova del degrado a cui siamo arrivati. La platea non ha applaudito. Il primo rilievo è dunque preciso, e magnificamente positivo: la gente non la pensa come i politici. Il secondo è di carattere più generale e mi vede in prima linea da molto tempo. È l'unica situazione in cui io sono un militante, nel difendere le discipline dalla politica, a cominciare dal cinema. Non conosco il signor Portas, probabilmente è un buon imprenditore, ma per il cinema e per i giudizi relativi, io sono certo di saperne più di lui. Sul film interpretato da Zalone e diretto da Nunziante mi sono già espresso: è qualcosa di nuovo, sa rappresentare cose importanti col sorriso, presenta molti strati di lettura, anche profondi, non è un contenitore di battute a basso costo. Titolo da numero molto alto di stellette.
Nunziante&Zalone dissacrano, divertendo, i gay, la Chiesa, l'islam, tutta roba intoccabile, "normalmente". Per normalmente intendo ciò che viene ritenuto artisticamente corretto dalla corrente prevalente del cinema e non solo.
Zalone è un liberale-anarchico, una voce fuori dal coro comune, per questo non viene capito da quelli del coro.
Medaglia
La faccia opposta della stessa medaglia è Roberto Saviano. Io ho capito e condiviso Gomorra. Sul piano dello stile e del linguaggio ho apprezzato il film più del libro, la qualità letteraria non era davvero la cosa più importante, mi aveva colpito il coraggio di Saviano, ha colpito tutti. Adesso Saviano mi ha deluso, profondamente. Mi ha deluso la sua evoluzione, da artista a soggetto politico. Lo scrittore ha dedicato la sua laurea honoris causa ai magistrati milanesi, sappiamo. Non entro davvero nel giudizio di parte o di quello morale. Scriverei le stesse cose se Saviano avesse dedicato la sua laurea al ministro Alfano. Il concetto vale anche per l'ultima azione politica (senza virgolette) di Saviano che ha addirittura indicato un proprio candidato, Raffaele Cantone, per le primarie del Pd a Napoli. Uno scrittore, conosciuto nel mondo, che diventa non solo militante, ma militante con la divisa, che tristezza. Abbiamo da noi, un Eco, un Camilleri, un Cerami, grandi intelligenze di sinistra, che certo non le mandano a dire, ma sono intelligenze, e "azioni" non plateali. Non fanno i capipopolo o i conduttori su un set spettacolare-angosciante. Non hanno quell'intenzione e quella vanità. E voglio citare altri del passato, combattenti di idee, coraggiosi per l'epoca, come Pavese, o troppo "avanti" in altre epoche, come Saba e Pasolini. E poi quei cineasti umanamente di sinistra, come De Sica, Risi, Monicelli. Tutta gente che non stava nella politica, ci stava sopra. Per cominciare non riesco davvero a capire come uno scrittore, che per definizione è uno che dice la verità, voglia fare il politico che per definizione è uno che mente.
Veniale
Poi c'è la prevedibilità. Per uno che scrive non è un peccato veniale. Io, come molti credo, quando in un telegiornale sento fare una domanda a Bersani o a Bonaiuti, so già cosa diranno, potrei anticipare non solo i concetti, ma anche le parole e le espressioni. Uno dice che il Paese è allo sfascio, l'altro che il Paese prospera. C'è poco da fare, uno dei due mente. O probabilmente entrambi.
Adesso anche Saviano è diventato prevedibile e questo davvero non va bene. È un altro motivo di tristezza. Poi c'è il "mestiere" della politica. Intendo dire che ormai il disegno è preciso. Suppongo che il Pd abbia già promosso dei sondaggi, che ci siano ipotesi, proiezioni, sul numero di voti che può portare Saviano con le sue azioni.
Ho seguito Saviano nel suo nuovo mestiere nella performance con Fazio "Vieni a vivere con me": non aveva la qualità del suo libro. Era impacciato e triste. Saviano non è un Baricco, non ha quell'appeal e neppure quel talento. Ma ha voluto mettere all'incasso il successo e la fama da eroe popolare.
Percorso
Credo proprio che si stia preparando un percorso politico ufficiale per lui. La piattaforma politica lo ha adottato, lo sta trasformando in prodotto, sicura di venderlo a un prezzo alto. In voti. Che la politica cerchi strumenti è legittimo, che uno scrittore diventi strumento è un'altra tristezza, ancora più grande. Anche perché la nostra storia recente insegna che gli italiani non sono facili a questa suggestione. In campagna elettorale americana John Wayne entrava a cavallo al congresso del partito e il candidato repubblicano diventava Presidente. Da noi non è così. In pochi delegano le proprie idee politiche agli artisti. Che non sono ritenuti affidabili ... per definizione. Inoltre la sovraesposizione non giova. E Saviano ha ormai invaso tutto. L'auspicio, mio e di molti, è che scriva un altro libro. E chissà che scrivendo ne abbia anche un ... promemoria.