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Captivity: non aprite quella porta!

Esce venerdì il film che segna l'esordio al thriller del regista di Urla del silenzio.
di Tirza Bonifazi Tognazzi

Il film

giovedì 23 agosto 2007 - Incontri

Il film
La modella più richiesta del momento è stata rapita da un sadico serial killer e segregata in una casa dove il maniaco esegue una serie di aberranti torture sulle sue vittime. La cella dove è confinata è però adiacente a quella di un altro ragazzo che si dimostra presto la sua unica fonte di speranza. I due, uniti dalla paura e da una crescente attrazione fisica, finiranno per contrastare l'omicida. Accolto con diffidenza dal pubblico americano - in seguito a una campagna di marketing ambigua e fuorviante che ha spinto gruppi femministi a fare pressioni sulla stampa per boicottarlo - Captivity arriva in Italia venerdì e segna l'esordio al genere thriller del regista di Urla del silenzio. "Stranamente, quando infine è uscito in sala negli Stati Uniti" ha spiegato il produttore Mark Damon durante la conferenza stampa che si è tenuta questa mattina a Roma, "è piaciuto più alle donne che agli uomini. Hanno capito, vedendolo, che il film non conteneva violenza sulle donne, ma che anzi la protagonista fa un cambiamento, trova il modo per esercitare il potere sul suo aguzzino e che alla fine si migliora, come donna e come essere umano. Ammiro molto Aurelio De Laurentiis che ha deciso di distribuirlo nonostante il flop ai botteghini americani. Quando ha visto i risultati mi ha detto che avrebbe fatto in modo che l'Italia fosse stato il paese in cui il film avrebbe avuto il maggior successo". E De Laurentiis, presente all'incontro, ha sbottato: "Questi (americani) hanno toppato, punto e basta. Quindi sono bocciati!".

Come mai ha sentito l'esigenza di fare un thriller dalle tinte così forti e c'è un limite alla violenza?
Mi interessava esplorare il modo in cui la paura manovra l'essere umano. Il 99,9% delle nostre azioni è guidato dalla paura. In Captivity ci si chiede anche chi sia realmente il prigioniero, se la persona celebre - in quanto ossessionata dal mantenere un certo tipo di aspetto - o il fan che è ossessionato dalla persona celebre. Il film affronta diversi argomenti, come la sessualità, la sottomissione e la manipolazione psicologica. A mio avviso nessuno è in grado di ottenere un tipo di sottomissione totale, ma c'è anche una contraddizione nella sottomissione totale, che è il raggiungimento della libertà. Se ti dai completamente a un'altra persona, fisicamente e psicologicamente, ti liberi da te stesso, dalle tue restrizioni, dai tuoi limiti, dalle tue paure. Per rispondere alla seconda domanda, in verità credo che nel cinema non ci sia nessuna scena che non sia filmabile. Sono contrario a qualsiasi forma di censura. Il cinema è una forma d'arte e in quanto tale deve affrontare la verità.

Quali sono state le difficoltà sul set e quali indicazioni ha dato agli attori?
Visto che gran parte delle scene sono ambientate in spazi molto piccoli, la sfida maggiore era data dal rendere sempre interessante, di volta in volta, l'azione che si svolge in questi spazi limitati, escogitare un modo per cui le stesse quattro mura che imprigionano i protagonisti apparissero sempre in maniera diversa. Quanto agli attori, volevo che si creasse fra loro un'alchimia privata. Non mi piace dare indicazioni, preferisco sorprenderli, magari non spiegando nel minimo dettaglio come si svolgerà un scena ma lasciando che la vivano al momento. Tra il regista e l'attore si sviluppa una sorta di linguaggio segreto. Se una scena è stata impostata nella maniera giusta, l'attore darà il meglio di sé.

Lei manca dal cinema da tanti anni, ma nel frattempo ha lavorato in tv. È un caso che abbia scelto un'attrice famosa soprattutto per essere la figlia di Jack Bauer nella serie di successo 24?
È vero, per quattro anni ho prodotto 270 episodi di una serie intitolata Undressed. Mi sono divertito molto, anche se non lo rifarei. Ma non ho scelto Elisha Cuthbert per la sua popolarità. Il fatto che un personaggio sia celebre per il pubblico televisivo non vuol dire automaticamente che attiri gente al cinema. Elisha ha un talento enorme e una capacità innata di comunicare con il pubblico. Purtroppo però il mondo cambia in maniera vertiginosa, lo vedo con mia figlia, che un giorno ama alla follia una cantante e il giorno dopo se n'è già dimenticata.

Come è nata la collaborazione con la Russia, che co-produce il film?
Una società cinematografica russa mi ha contattato perché era interessata a iniziare un rapporto con l'Occidente per istruire i russi sul modus operandi anglosassone. La sfida non era solo di fare un film in Russia, dove ovviamente lavorano in una maniera completamente diversa dalla nostra (ci sono volute almeno tre settimane di tempo solo per capirci), ma di convincere Roland a girare un thriller. Quando gliel'ho proposto mi ha risposto che non sapeva se era all'altezza. Nei successivi tre mesi gli ho fatto vedere diversi film di genere e alla fine mi ha detto di sentirsi pronto.

Quali sono stati i film che ha visto per prepararsi a Captivity?
Ne ho visto almeno un centinaio, alcuni persino due volte. Quello che mi interessava capire, da "principiante" del genere, era il linguaggio filmico, il modo in cui si costruisce una situazione di paura. Il collezionista, di Gary Fleder, mi ha molto affascinato, e per alcuni versi è simile a Captivity. L'ho guardato cercando anche di capire cosa funzionasse e cosa no. Poi ho amato molto Non aprite quella porta (è rimasto così impressionato dal film che per Captivity ha ingaggiato il cameraman che aveva realizzato il film di Tobe Hooper, Daniel Pearl, NdR). Mi ha colpito soprattutto per la sega circolare, un oggetto efficiente ed estremamente brutale e violento. È il simbolo della società moderna: nelle mani sbagliate può provocare cose terribili.

Come si è trovato a lavorare in Russia?
È stato come scalare l'Everest, una volta in cima ti può sembrare che sia stato facile, ma la scalata è stata un vero incubo! Tuttavia la Russia è un paese davvero interessante da esplorare cinematograficamente, tant'è vero che ho appena finito di girarvi un altro film, Finding t.A.T.u. (un'espressione che in russo forma un gioco di parole che sta per "lei ama lei", NdR). È la storia di due ragazze - una americana e l'altra russa - che si conoscono attraverso internet e che condividono uno strano sogno. È un film sulla scoperta di sé stessi e della Russia come paese. Le t.A.T.u. sono anche un duo di cantanti russe formato da Lena Katina e Julia Volkova, che sono divenute famose per aver giocato sul loro presunto rapporto saffico. Abbiamo giocato con questo aspetto anche nel film.

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Roland Joffé (75 anni) 17 novembre 1945, Londra (Gran Bretagna) - Scorpione. Regista del film Captivity.
Come mai ha sentito l'esigenza di fare un thriller dalle tinte così forti e c'è un limite alla violenza?
Roland Joffé (75 anni) 17 novembre 1945, Londra (Gran Bretagna) - Scorpione. Regista del film Captivity.
Quali sono state le difficoltà sul set e quali indicazioni ha dato agli attori?
Roland Joffé (75 anni) 17 novembre 1945, Londra (Gran Bretagna) - Scorpione. Regista del film Captivity.
Lei manca dal cinema da tanti anni, ma nel frattempo ha lavorato in tv. È un caso che abbia scelto un'attrice famosa soprattutto per essere la figlia di Jack Bauer nella serie di successo 24?
Mark Damon (Alan Harris) (88 anni) 22 aprile 1933, Chicago (Illinois - USA) - Toro. Produttore nel film di Roland Joffé Captivity.
Come è nata la collaborazione con la Russia, che co-produce il film?
Roland Joffé (75 anni) 17 novembre 1945, Londra (Gran Bretagna) - Scorpione. Regista del film Captivity.
Quali sono stati i film che ha visto per prepararsi a Captivity?
Roland Joffé (75 anni) 17 novembre 1945, Londra (Gran Bretagna) - Scorpione. Regista del film Captivity.
Come si è trovato a lavorare in Russia?
Il trailer
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