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Buenos Aires 1977: fuga dalla casa degli orrori

Dal libro autobiografico di Claudio Tamburrini, "Pase Libre - La fuga de la Mansiòn Seré", il regista Israel Adrian Caetano tramuta una prigionia di 120 giorni in un film per riflettere e non dimenticare.
di Tirza Bonifazi Tognazzi

Quanto è realistico il film rispetto alla sua prigionia?

venerdì 4 maggio 2007 - News

Quanto è realistico il film rispetto alla sua prigionia?
Abbiamo incontrato Claudio Tamburrini, autore di "Pase Libre - La fuga de la Mansiòn Seré", il libro dal quale è tratto il film di Israel Adrian Caetano, Cronaca di una fuga - Buenos Aires 1977, in uscita oggi in 20 sale italiane. Un film che andrebbe proiettato nelle scuole perché non si dimentichi cosa è successo, e che purtroppo è stato vietato ai minori di quattordici anni per "violenza psicologica".
«Quando l'ho visto mi ha colpito molto ritrovare il dolore e la sofferenza di quei giorni di venticinque anni fa. Israel è stato bravissimo a ricostruire l'atmosfera e le scenografie della casa dove siamo stati torturati. Non ho mai incontrato i miei aguzzini, anche se avrei voluto, per capire cosa li avesse spinti a tanto. Circa cinque o sei anni fa sono stato molto vicino a farlo. Ero in una scuola per promuovere il mio libro e una delle insegnanti era l'ex moglie di uno dei miei carcerieri. Le ho detto che avrei voluto incontrarlo, parlarci, ma evidentemente lui non era interessato».

È passato tanto tempo da quei fatti. Quanto è importante continuare a parlarne?
«La gente in Argentina non vuole dimenticare quello che è successo. Ci sono delle persone che ancora cercano i propri cari dopo venticinque anni. Ci sono bambini che sono spariti e non sono mai più tornati alle loro famiglie. È necessario punire chi ha compiuto questi atti, ma è anche importante conoscere la verità. Non sono contrario ai processi contro i militari che hanno partecipato all'arresto di quelle persone ma credo che si possano utilizzare anche per far luce su quanto è accaduto e sono preoccupato perché il tempo passa ed è facile che il mondo dimentichi».

Subito dopo la sua fuga cosa ha fatto?
«Mi sono rifugiato a casa di amici dove sono rimasto per tre mesi, senza mai uscire per la paura che mi catturassero. Solo il 30 giugno, il giorno in cui l'Argentina vinse i mondiali del '78, sono riusciti a convincermi a uscire in strada per festeggiare insieme alle migliaia di persone che urlavano "Argentina" per le strade di Buenos Aires. Non so perché sia rimasto così a lungo nel mio paese prima di fuggire in Svezia, dove vivo tuttora. Ma il 24 marzo, il giorno della mia fuga, continuo a festeggiarlo perché lo considero il successo più grande della mia vita. Mi piacerebbe tornare indietro nel tempo per rivivere tutto quel periodo, fuga compresa - ovviamente - perché ha cambiato la mia vita in maniera positiva e giorno per giorno continuo a costruire la mia vita su quella base, a partire dalla fuga».

La cronaca di una fuga vista dal regista.
L'uruguayano Israel Adrian Caetano dice di aver sempre i sopravvissuti, quelli che non mollano anche di fronte all'impossibile, gli antieroi, quelli che agiscono spontaneamente. «In Argentina, nel 1977, si è verificato un evento storico che è stato a mala pena notato e ignorato da un punto di vista penale» spiega il regista, «la fuga di quattro giovani che, a causa di presunte idee o simpatie di sinistra, per il fatto di conoscere qualcuno che aveva quelle idee o anche per nessuna ragione chiara, furono rapiti e torturati, costretti a fornire informazioni relative alla propria vita o a quella di altri. Furono rinchiusi in un centro di detenzione dove molti erano detenuti illegalmente e dal quale molti desaparecidos non uscirono più. Ciò che mi ha attirato maggiormente, a parte la storia stessa, è stata l'immagine di quattro giovani uomini nudi, ammanettati, che correvano all'alba durante una furiosa tempesta, per sfuggire dall'inferno che avrebbe per sempre segnato la loro vita. L'essenza del film era tutta lì: quattro giovani, nudi in tutti i sensi, travolti dalla tempesta, feriti, terrorizzati, che correvano senza sapere dove sarebbero finiti».

Centoventi giorni, quattro prigionieri, una sola possibilità di farcela.
La bravura di Israel Adrian Caetano è stata quella di non mostrare mai la violenza, ma di lasciare che il terrore si impossessasse dello spettatore attraverso riprese della casa, la Mansiòn Seré, eseguite come se Cronaca di una fuga - Buenos Aires 1977 fosse un horror. E un horror lo è, nel senso che quello che accade ai quattro protagonisti - le minacce, le accuse, gli abusi - fa orrore. Rodrigo De la Serna, che interpreta Claudio Tamburrini, Nazareno Casero (Guillermo), Lautaro Delgado (Gallego) e Matìas Mormorato (El Vasco) riescono a trasmettere con i loro occhi pieni di terrore, i capi chini, il movimento dei loro corpi, tutta la brutalità della vicenda. Gli ambienti spogli e claustrofobici, i volti dei prigionieri che man mano si spengono insieme alla speranza, i passi degli aguzzini che si avvicinano alla loro stanza lasciando presagire l'imminente tortura da parte degli agenti al servizio del governo militare alimentano il ritmo serrato del film.

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Subito dopo la sua fuga cosa ha fatto?
La cronaca di una fuga vista dal regista.
Centoventi giorni, quattro prigionieri, una sola possibilità di farcela.
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