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domenica 9 maggio 2021

Bing Crosby

Nome: Harry Lillis Crosby
Data nascita: 2 Maggio 1904 (Toro), Tacoma (Washington - USA)

Data morte: 14 Ottobre 1977 (73 anni), Madrid (Spagna)
occhiello
... che si comporti naturale
dal film Alta società (1956) Bing Crosby  C.K. Dexter-Haven
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Bing Crosby
Premio Oscar 1955
Nomination miglior attore per il film La ragazza di campagna di George Seaton

Premio Oscar 1946
Nomination miglior attore per il film Le campane di Santa Maria di Leo McCarey

Premio Oscar 1945
Premio miglior attore per il film La mia via di Leo McCarey

Premio Oscar 1945
Nomination miglior attore per il film La mia via di Leo McCarey



venerdì 26 marzo 2021 - Fino al 21 aprile in streaming su MYmovies corti e grandi classici di uno dei più importanti autori di tutti i tempi. ACQUISTA UN ACCREDITO. 

L'artista che tutti conoscono: Cinema ritrovato - Fuori Sala omaggia Charlie Chaplin

Pino Farinotti cinemanews

L'artista che tutti conoscono: Cinema ritrovato - Fuori Sala omaggia Charlie Chaplin Dici Chaplin, e non serve altro. Tutti, di ogni età, cultura e paese lo conoscono, in termini diversi certo, ma la percezione immediata è quella di qualcuno che se non fosse esistito, il cinema non sarebbe stato lo stesso. Diciamo che quelli come lui, grandi come lui, per popolarità e portata, potrebbero essere contati con le dita di una mano.

La proposta di Cinema ritrovato – Fuori sala, in streaming su MYmovies fino al 21 aprile, è selettiva ma ben articolata. Offre titoli di “corti”, o “cortissimi”, e classici fondamentali. Kid auto races at Venice (Charlot ingombrante) del 1914, dura 6 minuti ma assume un’enorme importanza storica; è la prima volta che appare Charlot. The Rounders (Charlot si diverte) (14’ 1914) racconta le gag di Charlot e del suo antagonista Roscoe (Fatty) Arbukle, comico già noto allora, che stazionano sullo stesso pianerottolo. I due non apparvero più insieme. Chaplin non intendeva dividere con nessuno la sua leadership.
Charlot usuraio del 1916, in 32 minuti racconta una storia compiuta. Charlot gestisce un banco dei pegni e litiga in continuazione col collega Henry Bergman, l’attore che gli sarà da spalla per decenni. Anche A woman (Charlot signorina) (32’ 1916) assume un significato non banale. Chaplin fa la donna. L’idea non fu bene accolta, a indossare panni femminili ci provò altre due volte, poi dovette rinunciare. L’America di allora era... bigotta.

La musica
I classici. Sono titoli ultrapopolari, raccontati in tutti i registri. Intendo privilegiare quello della musica.
Bing Crosby, Frank Sinatra, Dean Martin, Elvis Presley, Nat King Cole, Julio Iglesias, Michael Jackson, Michael Bublé, Robert Downey, Judy Garland, Dalida, Barbra Streisand, Diana Ross, Céline Dion: sono solo alcuni, fra i mille, degli artisti che hanno cantato "Smile", la canzone di Charlie Chaplin, il genio che rientra in tutte le categorie del cinema, compresa la musica.
Chaplin (1889-1977) compose il brano, strumentale, nel 1936 per Tempi moderni, un film dove ancora il grande mimo non parlava.
"Smile" identificava dunque Tempi moderni, come colonna, con grande suggestione, e divenne, seppure solo strumentale, un tema di enorme successo. Anche perché l’autore aveva fatto le cose in grande, aveva affittato gli studi di registrazione della Fox con 64 elementi dell’orchestra. Assumendo come direttore Alfred Newman, il primatista assoluto di Oscar delle colonne sonore, con 11 statuette. Tuttavia, in quel film, Charlot fece sentire, per la prima volta la sua voce, cantando la famosa Titina, con parole inventate all’istante
Poi, nel 1954, arrivò Nat King Cole che ottenne di poter cantare "Smile". Dopo di lui... tutti quelli detti sopra. È notorio che in assenza della parola, la musica assumesse in quegli anni un ruolo decisivo e Chaplin era il primo a saperlo e intervenne personalmente in quel senso, e da quel genio completo che era compose melodie che fanno parte dell’antologia più preziosa del cinema.
Nel 1931, sempre in Charlot-muto, scrisse, produsse e diresse, tutto come suo costume, Luci della città. Considerato uno dei suoi titoli di vertice. Protagonista è una fioraia cieca che Charlot, nel suo piccolo, cerca di aiutare. Chaplin adottò la celebre Violetera di José Padilla ma creò un suo adattamento, tale da accreditarsi la paternità della musica quasi come l’autore.
 
Il Circo, del 1928 è un altro “muto” ma musicalmente importante. Chaplin compose il tema che accompagna tutto il film. Molti anni dopo, quasi ottantenne, scrisse le parole e inserì la canzone nei titoli di testa. È lui a cantare, con una voce che non è quella di Sinatra, ma con una passione e un sentimento da pelle d’oca.
 
Il cinema muto era superato da nove anni, grazie a Il cantante di Jazz, ma Chaplin legato all’immagine pura e alle pure espressioni, rimase in silenzio ancora per quattro anni, fino a quando, nel 1940 si decise a parlare ne Il grande dittatore, nella parte di un barbiere che si trova a impersonare Hitler, che invece della sua invettiva da psicopatico fa un pronunciamento di libertà, solidarietà e amore per un futuro migliore che arriverà. Chaplin scrisse parole appassionate ma cariche di enfasi, che la critica non apprezzò. Certo: il film è “comunque” un capolavoro. 

Contenitore
Luci della ribalta (Limelight), del 1952 è uno straordinario contenitore di musiche. Chaplin non era più Charlot. Parlava come tutti gli attori. Il tema portante, Limelight Opening – Terry’s Thema, è una delle più belle musiche del Novecento. Ma l’autore, ancora una volta... ancora legato al suo grande amore “muto”, non volle che fosse contaminata da parole. Invece canta molte canzoni del repertorio di Calvero, il personaggio protagonista. Charlie ha così modo di riproporre certe performance che facevano parte del suo antico repertorio, prima di diventare il massimo del cinema. È la storia di un grande artista in declino che sogna di avere un’ultima occasione. Ce l’ha in una irresistibile sequenza con Buster Keaton. Cade malamente alla fine del numero, ha un infarto. Morente, chiede di vedere la sua protetta Terry, danzatrice, che sta incantando il pubblico.    
Monsieur Verdoux, del 1947, racconta di quest’uomo, bancario licenziato, che per mettere al riparo dalla rovina economica la moglie e il figlio, corteggia ricche vedove, le sposa e poi le uccide intascandone l’eredità. Lo stratagemma dura per anni, finché, quando la moglie e il figlio muoiono, Verdoux si costituisce. Viene condannato a morte. Chaplin non rinuncia ai grandi annunci che tanto gli stavano a cuore e alla fine fa notare che, a confronto delle spaventose stragi di cui è capace la guerra moderna, il suo delitto è ben poca cosa. Chaplin non gradiva quando gli chiedevano quali delle sue opere privilegiasse. Non rispondeva in termini di assoluti, ma lasciava intendere che “Verdoux” era un personaggio nel quale si identificava e che amava molto.  

   

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