Un posto sicuro

Un film di Francesco Ghiaccio. Con Marco D'Amore, Giorgio Colangeli, Matilde Gioli Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 102 min. - Italia 2015. - Parthénos uscita giovedì 3 dicembre 2015. MYMONETRO Un posto sicuro * * 1/2 - - valutazione media: 2,92 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato sì!
2,92/5
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Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * * - -
 critica * * 1/2 - -
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Una storia che parla di rinascita, di vite che si rimettono in moto e danno un senso al proprio esistere, sullo sfondo di una città che cerca giustizia.
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Un film di nebbia, di polvere d'amianto, di freddo nordico, di strade ghiacciate. Raccontato con grande sobrietà narrativa, è un film di esordio che va incoraggiato
Paola Casella     * * * - -

2011, Casale Monferrato. Luca e suo padre Eduardo non si frequentano da anni. Eduardo era operaio all'Eternit e il lavoro l'ha tenuto lontano dalla moglie e dal figlio. Luca voleva fare l'attore ma è finito a fare il pagliaccio alle feste. Ad una di queste incontra Raffaella, con cui il feeling è immediato. Ma Luca scopre che il padre sta morendo per aver contratto in fabbrica il mesotelioma, un tumore causato dall'esposizione alle fibre di amianto. E la loro vita diventa una battaglia per riavvicinarsi e ottenere un risarcimento almeno morale per l'ingiustizia subìta, mentre Raffaella viene allontanata senza spiegazioni.
Un posto sicuro è il film di esordio di Francesco Ghiaccio, che dirige e firma la sceneggiatura insieme a Marco D'Amore, anche interprete nel ruolo di Luca. Ghiaccio è cresciuto vicino a Casale Monferrato e conosce bene gli ambienti che racconta: questa storia lo tocca da vicino, imponendogli un'urgenza e allo stesso tempo una grande sobrietà narrativa. Un posto sicuro è un film di nebbia, di polvere d'amianto, di freddo nordico, di strade ghiacciate, un paesaggio scarno attraverso cui Luca si muove come un'ombra, un fantasma di poche parole e molti sguardi disperati, cui D'Amore regala la sua intensità di attore senza mai sconfinare sopra le righe. Ma la parte del leone, dal punto di vista della recitazione, spetta a Giorgio Colangeli nei panni del padre Eduardo, un meridionale semplice che si è comprato il sogno di un benessere al nord e lo sta pagando con la vita.
Un posto sicuro è al suo meglio nei quadri muti e nell'intimità fisica fra gli attori, perde invece potenza cinematografica in alcuni dialoghi troppo letterari e in un paio di eccessi sentimentali, poiché questa storia non appartiene al genere melodrammatico, ma all'horror: Ghiaccio e D'Amore lo intuiscono in un paio di scene, ad esempio il collage di filmati d'archivio in cui si vedono gli operai affastellare alacremente le fibre d'amianto completamente ignari del danno che stanno arrecando alla loro salute. Alla radice della tragedia c'è infatti l'inconsapevolezza che ha riguardato quasi tutti, e la responsabilità che grava sulle spalle di quei pochi che, invece, conoscevano i pericoli insiti nell'esposizione continuata all'amianto non solo per chi lo lavorava ma anche per chi ne ha respirato le polveri sottili, anno dopo anno.
Questa storia di ordinaria incuria è raccontata con grande cura, innanzitutto dell'immagine, allestendo la messinscena fra teatri vuoti e chiese deserte, nella camera da letto all'antica di un uomo perbene come nello scantinato di un precario contemporaneo che cerca di reagire all'orrore con l'unica arma che possiede: la rappresentazione teatrale all'interno della rappresentazione filmica. Fuori dal contesto della storia di Luca ed Eduardo un'altra rappresentazione si consuma nelle aule dei tribunali, ed è il processo che ha condannato i responsabili ma non ha applicato la sentenza, perché se il danno che per le vittime è infinito (non a caso il materiale che l'ha causato si chiama Eternit) per i colpevoli può cadere in prescrizione.
Anche il film sconta un eccesso di lunghezza: un quarto d'ora in meno lo avrebbe reso più asciutto e più emotivamente compatto. Ma il debutto di Ghiaccio (e di D'Amore alla sceneggiatura) resta efficace, e ha l'essenzialità dolente di un altro primo film che aveva per coprotagonista Giorgio Colangeli, L'aria salata. Esordi come questi, anche se imperfetti, vanno incoraggiati perché cercano un nuovo linguaggio cinematografico sfuggendo ai codici televisivi, e meritano l'attenzione del pubblico.

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Povertà di budget ricchezza di qualità

martedì 2 febbraio 2016 di LBavassano

C'é una splendida scena nell'opera prima di Francesco Ghiaccio, quando il padre racconta al figlio cos'é stata l'Eternit, cos'é stata la fabbrica. La speranza, la certezza di una vita migliore, il prezzo altissimo che si è dovuto pagare. Un sogno ed un dramma che ha coinvolto tutta l'Italia, non solo l'Italia, che continua a coinvolgerci, ma che a Casale Monferrato ha tragicamente assunto una dimensione esemplare. L'impostazione teatrale continua »

Luca (figlio)
"...io di questo disastro non ne sapevo niente, adesso ci sono talmente dentro che ho paura di non uscirne più, ho paura che non ci sia più posto per altro, per qualcosa di bello, per cui valga la pena vivere..."
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Troppo mesto il caso amianto

di Massimo Bertarelli Il Giornale

Passabile dramma, che rievoca, con il pedale troppo schiacciato sul patetico, uno dei più recenti disastri ambientali italiani. Casale Monferrato, novembre 2011. Il depresso ex attore teatrale, ora clown alle feste, Luca ha rotto con papà Eduardo, operaio in pensione. Una telefonata e il ragazzo accorre dal padre morente. Colpa dell'amianto dell'Eternit, l'azienda dove ha lavorato anni. Meglio il tossicchiante Giorgio Colangeli del malrasato Marco D'Amore, affetto da tremendo torcicollo. Da Il »

Dramma Eternit Tutto il pathos del cinema civile

di Fulvia Caprara La Stampa

Appena arrivato in fabbrica, durante il primo giorno di lavoro, un ragazzo aveva incontrato un vecchio operaio che gli aveva chiesto: «Sei venuto a morire anche tu?». A partire da questo e da tanti altri racconti, il regista Francesco Ghiaccio, nato a Torino e poi andato a vivere con la famiglia a Casale Monferrato, ha scritto, assieme al protagonista Marco D'Amore, la storia di Un posto sicuro, cronaca di un figlio che ritrova il legame con il padre e di una città che rinasce e cerca giustizia, nonostante le ferite, le morti, le tragedie: «Appena impari a conoscere l'amianto - dice il regista - ti accorgi che è ovunque. »

Da Gomorra all'Eternit Marco D'Amore non demorde

di Fabio Ferzetti Il Messaggero

Benché vivano entrambi a Casale Monferrato, padre (Colangeli) e figlio (D'Amore) non si parlano da anni. La malattia del primo colpirà e contagerà il secondo: il cancro del genitore deriva dalla polvere d'amianto respirata, da operaio, nella fabbrica Eternit. Il figlio smetterà i panni del clown nelle feste per fare teatro civile e denunciare lo scandalo (il film cita il processo di primo grado ai manager Eternit del 2012). Malgrado semplicismi (perché i due si parlano solo ora?) e solennità, Un posto sicuro convince quando Colangeli e D'Amore si guardano negli occhi. »

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