Medianeras - Innamorarsi a Buenos Aires

Un film di Gustavo Taretto. Con Pilar López de Ayala, Javier Drolas, Inés Efron, Carla Peterson, Rafael Ferro.
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Titolo originale Medianeras. Commedia sentimentale, durata 95 min. - Argentina, Spagna, Germania 2011. - Bolero uscita giovedì 2 ottobre 2014. MYMONETRO Medianeras - Innamorarsi a Buenos Aires * * * - - valutazione media: 3,18 su 11 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato sì!
3,18/5
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Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * * - -
 critica * * * - -
 pubblico * * * 1/2 -
   
   
   
Un dramma di due vicini che si incrociano ma non si incontrano mai.
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L'amore ai tempi di internet
Roberta Montella     * * * - -

Come possono due persone vivere in case adiacenti eppure non accorgersi minimamente della presenza l'uno dell'altra?
Con la sua opera prima, l'esordiente Gustavo Taretto coglie le contraddizioni del mondo post-moderno contemporaneo con uno stile ironico e originale. Quella che, per alcune soluzioni visive, ha ricordato la commedia indie 500 giorni insieme, è una storia che parla di alienazione, di disagio e della disperata solitudine che interessa migliaia di persone, soprattutto in città popolose come la Buenos Aires del film.
La voce fuori campo di Martin e di Mariana serve a presentare, in modo schietto, le manie e le depressioni di cui sono affetti i due protagonisti. Entrambi accomunati da mille fobie, che spesso rasentano il ridicolo e provocano una risata di compassione nello spettatore.
Martin è un web designer. Internet gli ha cambiato la vita, nel senso che gliel'ha tolta completamente, poiché il ragazzo resta davanti al computer 24 ore al giorno: crea i suoi siti, gioca ai videogames, ordina il cibo, fa sesso virtualmente, compra oggetti per la casa. Esce di rado, ma scoppia dal desiderio di vivere davvero. Peccato che, ogni volta che ci prova, finisca per tornare indietro e rinchiudersi nel suo claustrofobico monolocale. Mariana è un architetto. Potenzialmente, perché non hai mai veramente progettato neanche un bagno. Si guadagna da vivere allestendo vetrine, finendo per sentirsi fredda e vuota come i manichini che veste.
Continuamente paragonata alla cultura dell'inquilino, che a Buenos Aires va per la maggiore, la vita di Martin e Mariana è totalmente vittima di un mondo dove ogni individuo è sempre connesso e, paradossalmente, sempre solo. I loro appartamenti, chiamati "scatole da scarpe", riflettono la prigionia fisica e mentale con cui ogni giorno devono fare i conti e che porta entrambi ad imboccare strade sbagliate, dalle quali finiscono per ritrovarsi sempre al punto di partenza. In quanto l'irregolarità etica ed estetica delle costruzioni viene praticata senza alcun piano predefinito, i due si ritrovano a pensare che una finestra (abusiva, ovviamente) sulla parete dell'edificio chiamata medianeras, (quella, per intenderci, che non è la posteriore né la principale, ma la parete cieca che lascia intravedere il vero decadimento nascosto in cui versano le costruzioni), possa donare loro quel raggio di luce di cui hanno tremendamente bisogno. Martin e Mariana si incrociano continuamente, vivendo in contemporanea incontri fortuiti e imbarazzanti. Ascoltano la stessa musica, piangono davanti ai classici di Woody Allen, soffrono degli stessi disturbi depressivi. Si trovano addirittura quasi l'uno accanto all'altra nell'episodio emblematico in cui un cane si suicida, lanciandosi da un terrazzo, probabilmente stanco e frustrato come tutti di vivere in pochi metri quadri e desideroso di libertà.
Taretto riesce a costruire la narrazione attraverso i sentimenti e le angosce provate dai protagonisti e direttamente connessi con il cemento urbano che li avvolge come in una trappola senza via d'uscita. I due ragazzi appaiono entrambi sensibili e perfettamente consapevoli della atmosfera claustrofobica che li soffoca. Però, Martin e Mariana vogliono trovare una soluzione a quel caos di grattacieli e volti sconosciuti. Nessuno dei due pensa ad una situazione diversa dal vivere in città, ma entrambi credono che davanti a mille possibilità una, almeno una, faccia per loro. La ricerca, sempre deludente, di un approccio diverso e genuino che possa dare un senso alla vita alienante, trova il suo sbocco in un finale romantico e liberatorio.
Taretto racconta l'amore ai nostri giorni senza giudicare, ma con uno sguardo che mostra qualcosa in più rispetto alla banalità delle apparenze. Con l'ironia di due personaggi che si rincorrono a perdifiato e alla fine aprono la finestra e lasciano entrare la luce, l'amore, che ancora oggi dà senso ad esistenze perdute.

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Buenos aires diventa cool

martedì 28 ottobre 2014 di veritasxxx

Gustavo Taretto, alla sua prima prova registica e da sceneggiatore, sviluppa in formato esteso il soggetto di un cortometraggio da lui realizzato nel 2005 e ci racconta la storia di due solitudini in una Buenos Aires dalla crescita incontrollata e disordinata come le vite dei protagonisti. Lui programmatore web depresso e agorafobico (Javier Drolas, già visto nel corto originale), lei vetrinista per sopravvivenza con la fobia degli ascensori. La storia della cinematografia degli esordi è continua »

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La solitudine e le nevrosi in una grande città

lunedì 6 ottobre 2014 di Flyanto

Film che racconta lo stanco trascinarsi delle giornate di due giovani, un uomo ed una donna, peraltro nevrotici, i quali vivono in solitudine dopo essere stati entrambi abbandonati sentimentalmente. Dopo tanto smarrimento essi riusciranno finalmente a reagire ed a trovare se stessi, pronti per una nuova storia d'amore. Quest'opera prima di Gustavo Taretto, a noi oggi finalmente e fortunatamente giunta, è stata girata nel 2011 ed ha giustamente vinto il premio come miglior film al continua »

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VIDEO | Il trailer italiano del film di Gustavo Taretto.

martedì 9 settembre 2014 - a cura della redazione

Medianeras - Innamorarsi a Buenos Aires Martin è fobico, benché sia in via di guarigione. Poco alla volta, prova ad uscire dall'isolamento del suo monolocale e soprattutto dalla sua realtà virtuale. È un web designer. Mariana è appena uscita da una lunga storia d'amore. La sua vita è una totale confusione, proprio come l'appartamento in cui si rifugia. Martin e Mariana vivono in edifici opposti sulla stessa strada, ma non si sono mai incontrati. Percorrono gli stessi luoghi, ma non si sono mai accorti l'uno dell'altra. Come potrebbero del resto incontrarsi in una città di tre milioni di abitanti? Medianeras, di cui vediamo il trailer italiano in esclusiva, è stato presentato nel 2011 al Festival internazionale del cinema di Berlino e ha vinto il premio come miglior film al Gramado Film Festival (sempre nel 2011).

   

L'amore a Buenos Aires la metropoli non-luogo dove regna la solitudine

di Roberto Nepoti La Repubblica

Dovrebbe piacere soprattutto a un pubblico di venti-trentenni Medianeras, primo lungometraggio dell'argentino Gustavo Taretto a suo tempo ospite di vari festival importanti, da Berlino a Karlovy-Vary. Anche tra i registi c'è chi acquista le idee già pronte al supermercato e chi se le confeziona da sé, artigianalmente; attività più faticosa, ma spesso più redditizia. Taretto appartiene alla seconda categoria. Nato a Buenos Aires, sa che il nome della sua città è un bluff bello e buono: nonluogo per eccellenza, la metropoli è un concentrato di milioni di solitudini, un habitat asfittico e irrespirabile in cui web, telefonini, fibra ottica e tutte le altre innovazioni non fanno che separare la gente, fingendo di avvicinarla. »

Un gioello targato Argentina

di Massimo Bertarelli Il Giornale

Un film argentino reduce dal Festival di Berlino 2011. Ovvero un'occasione per restare a casa. Sbagliatissimo. La commedia dell'esordiente Gustavo Taretto è un piccolo gioiello di romanticheria e umorismo. Con una fotografia da restare abnagliati. È la storia di due giovani nevrotici (web designer lui, vetrinista lei) che abitano nella stessa via di un'incredibile Buenos Aires e cercano con tutto il cuore l'anima gemella. La troveranno? Sì, ma non proprio subito. Anzi. Da Il Giornale, 2 ottobre »

Com'è limpido e malinconico il cielo sopra Buenos Aires

di Francesco Alò Il Messaggero

Due cuori (solitari) e una città. Lui progetta siti web, ergo vive incollato al pc. Lei sarebbe architetto ma fa la vetrinista. Vivono vicini ma non si conoscono. Si sfiorano ma non si vedono. Intorno a loro Buenos Aires, caotica e affascinante, immensa e indifferente. Dunque i cuori soffrono, la città cresce, e con la città quella vita virtuale, cioè sempre meno vita, che è la ragnatela in cui si avviluppano ogni giorno milioni di persone. Senza saperlo e senza reagire, anche quando come in questo caso lo sanno perfettamente. »

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