Le regole dell'attrazione

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Un film di Roger Avary. Con James Van Der Beek, Ian Somerhalder, Shannyn Sossamon, Jessica Biel, Faye Dunaway.
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Titolo originale The Rules of Attraction. Sentimentale, durata 110 min. - USA 2002. MYMONETRO Le regole dell'attrazione * * 1/2 - - valutazione media: 2,94 su 33 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato sì!
2,94/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (Usa)
 dizionari * * 1/2 - -
 critican.d.
 pubblico * * 1/2 - -
   
   
   
A una festa universitaria, Lauren perde la verginità come mai avrebbe voluto. Tratto dall'omonimo romanzo cult dell'americano Bret Easton Ellis.
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primo piano
Un film disperato e adulto in cui si muovono giovani impossibilitati a trovarsi
Marco Chiani     * * * 1/2 -

Studenti di un prestigioso college americano, alcuni personaggi intrecciano le loro vite durante l'anno accademico fino alla festa di fine corso, pomposamente battezzata "End of the World Party". Conosciamo così Sean Bateman, spacciatore invaghitosi di Lauren Hynde, vergine dichiarata che finisce col perdere l'illibatezza nel modo peggiore possibile, Paul Denton, innamorato del primo, ma mal ricambiato, Lara Holleran, cocainomane e dedita al sesso libero, e Victor Johnson, di ritorno da un viaggio colmo di eccessi in giro per l'Europa. Alla vuotezza dei giovani si affiancano professori dediti alla caccia di servizietti dalle studentesse e genitori irresponsabili.
Ispirandosi all'omonimo romanzo di culto dell'americano Bret Easton Ellis, Le regole dell'attrazione è la scanzonata quanto violenta discesa nella vita di un college americano, mostrata in tutta la sua vacuità. Un film apparentemente amorale quello diretto da Roger Avary, alla moda e eccessivo, accattivante per quel linguaggio che usa le figure della ripetizione e della reversibilità al fine di andare più a fondo in una diffusa voglia di distruzione. Diversamente da chi ha utilizzato la riproposizione di una medesima sequenza da un diverso punto di vista, dal Kubrick di Rapina a mano armata fino al Tarantino di Pulp Fiction (di cui Avary è stato co-sceneggiatore), qui si punta a una visione più legata all'estetica del videoclip, a un movimento continuo in cui non conta tanto il senso drammaturgico, ma l'effetto che può provocare con i suoi loop, i flashback e gli split-screen. Una struttura lineare avrebbe sicuramente tolto mordente a un lavoro che, in definitiva, germoglia intorno alla forsennata ricerca di un piacere autodistruttivo, proprio non solo di un personaggio, ma di tutti. Come nella letteratura dello stesso Ellis, l'accavallarsi di più linee narrative restituisce una coralità stravagante e pervasiva con caratteri migranti da un titolo ad un altro: non a caso, Sean Bateman è il fratello di quel Patrick Bateman - fuori scena, ma esplicitamente citato - che mostrerà la sua natura di terribile assassino nel successivo romanzo American Psycho, ma già portato sullo schermo da Mary Harron.
Sotto la sua veste postmoderna, dietro alle sequenze ad effetto, impossibile non citare il suicidio della giovane ragazza invisibile sulle note di Without You di Harry Nilsson, si nasconde un film disperato e adulto, un teatrino grottesco in cui si muovono giovani impossibilitati a trovarsi: «Nessuno conosce nessuno, mai» è la frase che, in certo modo, equilibra ogni rapporto in scena. Tra i film tratti da Bret Easton Ellis è quello più vicino allo spirito del romanziere.

Premi e nomination Le regole dell'attrazione MYmovies
il MORANDINI
Primo Weekend Usa: $ 2.532.000
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Rock n roll!

venerdì 11 agosto 2006 di Vittorio

Romantico, spiazzante, ironico, scorretto, questo film di Roger Avary, tratto dall'omonimo romanzo di Bret Easton Ellis, è un cupo ritratto generazionale. Azzeccata la scelta degli attori, su tutti un ottimo James Van Der Beek, nella parte del violento e cinico Sean, e Shannyn Sossamon che interpeta benissimo la dolce e sensibile Lauren. Siamo al Camden college, New Hampshire, Stati Uniti, all'inizio degli anni novanta. Gli studenti del Camden sono tutti ricchi figli di papà, annoiati ed apparentemente continua »

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Un brutto film? no, qualcosa di peggio

sabato 28 aprile 2012 di Francesco2

Non è solo un film presuntuosamente (Almeno in apparenza) sgangherato. Dove Avary dovrebbe capire che non ha senso rifare "Trainspotting", già magari sopravvalutato, se non sei Boyle, e sai quindi scherzare (E drammatizzare( sul trash, senza (s)cadere nel kitzch. Di sigarette fumate do e non si dovrebbe, ralenti, spiace dirlo, a dir poco imbarazzanti, e la pretesa (Magari ereditata dallos tesso "£Trainspotting?"), di infilare musiche allegre nelle scene tristi. Come continua »

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Non è poi così terribile...

giovedì 26 marzo 2009 di Frankie86

Film che fa di tutto per essere eccessivo, volgare, squallido e ci riesce perfettamente, non risparmiando anche un paio di scene del tutto demenziali...bisogna dire che tutto questo eccesso risulta quasi poco verosimile ma in fondo è più realistico questo film di uno dei tanti di Moccia o delle commedie adolescenziali americane (tipo "Kiss me")...il cast non recita male e se James Van Der Beek risulta un po' troppo sopra le righe (e un po ridicolo quando fa la faccia da duro), la Sossamon e Somerhalder continua »

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Duro ma freddino ritratto generazionale

mercoledì 22 febbraio 2006 di alberto86

E'davvero anomalo e spiazzante questo film-scandalo di Roger Avary,il rinomato sceneggiatore del cult PULP FICTION! Un film azzardatissimo,forse non del tutto riuscito e un po'troppo scandalistico,ma che non lascia di sicuro indifferenti. E'anzi un film amarissimo e crudele che mette alla berlina una gioventù bruciata,ricca e schiava dei suoi vizi,delle sue incomprensioni,della sua superficialità e della sua totale assenza di valori.I personaggi del film,infatti,non riescono a comunicare tra loro:è continua »

Oscar Wilde
Le cose belle o sono proibite o fanno male.
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Paul
Credo che la mia vita manchi di slancio positivo, sapete? È come se tutto si muovesse talmente in fretta che il tempo sembra fermarsi.
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Sean
L'ho fatto con lei perché sono innamorato di te!
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di Lietta Tornabuoni La Stampa

Gioventù perduta, gioventù drogata, gioventù viziosa e oziosa, gioventù ricca e bella: dal romanzo di Breat Easton Ellis pubblicato nel 1987 dopo Meno di zero» il regista Roger Avary, trentottenne canadese cresciuto in Arizona, ha scritto e diretto «Le regole dell'attrazione», un film ambientato nell'oggi che si ispira a un classico, La regola del gioco di Jean Renoir,1939. Come in un'interminabile giornata sempre uguale, tra gli studenti privilegiati del Camden College nel New England si susseguono senza sosta: alcool, chitarra, droghe, discoteca, sonni comatosi eppure inquieti, coiti, vomito, masturbazione (anche davanti al computer), turpiloquio, iniezioni tra le dita dei piedi, risate inconsulte, suicidi nella vasca da bagno, amori gay, compagni di stanza che si sentono male, oscurità notturna, servizi sessuali orali resi ai professori, dementi con la pistola, viaggi in Europa (sintetizzati in pochi secondi), musica, contemplazione del manifesto dei Chiapas attaccato alla parete. »

di Francesco Alò Il Messaggero

È “resuscitato” Roger Avary, cosceneggiatore di Pulp Fiction che ha litigato con Tarantino e ha cercato per anni di filmare un biopic su Jean Vigo dopo la prima regia Killing Zoe . Adesso ha stretto un forte sodalizio artistico con lo scrittore Bret Easton Ellis ( American Psycho ) il cantore della video generation affermatosi imberbe con Meno di zero , diventato film nel 1987. Anno in cui Ellis pubblicò Le regole dell'attrazione , che Avary ha tradotto per lo schermo con perfida ironia kubrickiana, incastri temporali perfetti, utilizzo geniale dello split-screen e grande capacità narrativa (c’è un viaggio in Europa raccontato in pochi secondi che vale da solo il film). »

di Mauro Gervasini Film TV

Dopo un’attesa di due anni, Le regole dell’attrazione esce in Italia conciato malissimo, come neppure un film di quart’ordine visto a ferragosto. Già i titoli di testa tradotti” in italiano sono una vergogna: Roger Avary, regista del cult movie Killing Zoe e co-sceneggiatore di Pulp Fiction premiato con ‘Oscar, è stato trasformato in Roqer Avery, che non sappiamo chi sia Poi, andando avanti, le cose se è possibile peggiorano, perché scopriamo tagli grossolani come quello nella scena in cui Sean Bateman (James Van Der Beek) si masturba Anche nelle edizioni distribuite in altri paesi, come nel Regno Unito, qualche taglio comunque criticabile è stato fatto (per esempio nella sequenza del suicidio in vasca da bagno), ma si trattava di situazioni molto dure (quindi ‘censurabili”) scelte con cognizione di causa. »

di Roberto Nepoti La Repubblica

Tra gli studenti del Camden College, piccola università del New England, c'è Sean, che non va a lezione, è pieno di debiti e si ricicla in pusher per rimediare soldi. C'è Lauren, che non ha mai fatto sesso (salvo i rapporti orali col professore: ma quello, come ci ha insegnato il caso Lewinsky, "non è sesso") e cerca l'amore vero. C'è Paul, giovane gay cinico e libertino. Tutto intorno: ragazze che si fanno da sole un'intera squadra di football, tossici, ubriaconi. Nell'introdurre i personaggi principali delle Regole dell'attrazione Roger Avary, collaboratore di Quentin Tarantino e fin qui regista di un solo film (il cult Killing Zoe), scopre il principio della reversione filmica, che i fratelli Lumière conoscevano già nel 1895: la pellicola scorre all'indietro e si ricomincia da capo. »

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