Tempi moderni

Un film di Charles Chaplin. Con Charles Chaplin, Paulette Goddard, Henry Bergman, Tiny Sandford, Allan Garcia.
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Titolo originale Modern Times. Comico, b/n durata 80 min. - USA 1936. - Cineteca di Bologna uscita lunedì 8 dicembre 2014. MYMONETRO Tempi moderni * * * * 1/2 valutazione media: 4,77 su 46 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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4,77/5
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Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * * * 1/2
 critican.d.
 pubblico * * * * 1/2
   
   
   
Charlot lavora in fabbrica. Imbullona dadi a un ritmo vertiginoso. Perde un istante e non riesce più a recuperare, finisce negli ingranaggi.
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Capolavoro di Chaplin, l'ultimo film in cui compare il personaggio di Charlot
Giancarlo Zappoli     * * * * *

Charlot lavora in una fabbrica i cui ritmi disumani lo conducono al ricovero in manicomio. Quando esce si trova coinvolto in una manifestazione sindacale e viene arrestato. Dopo aver sventato un'evasione ritorna in libertà e salva una ragazza di strada dall'arresto innamorandosi di lei. La loro vita non sarà facile ma la speranza in un futuro migliore non verrà a mancare.
Chaplin, nonostante l'avvento del sonoro, rimane legato ai tempi e ai ritmi del cinema muto e anche in questo caso si affida all'audio per l'indimenticabile colonna sonora musicale e per i suoni e i rumori ma evita il più possibile le parole (e quando ne fa uso le assemblea con effetti surreali). In un'intervista rilasciata al "New York World" nel febbraio 1931 aveva affermato: "I macchinari che consentono di risparmiare manodopera ed altre invenzioni moderne non sono stati fatti per ricavare profitto ma per assistere l'umanità nella ricerca della felicità. La speranza per il futuro dipende da cambiamenti radicali per far fronte a questa situazione. I benestanti non vogliono che la situazione presente cambi. Non è certo questo il modo di impedire che si affermino idee bolsceviche o comuniste". Cinque anni dopo la luce dei proiettori si accendeva su un operaio vittima dell'automatizzazione e su quel gregge di pecore che si sovrapponeva alle masse.
La catena di montaggio, gli scioperi, la povertà che colpiva chi, in seguito alla Grande Depressione, era finito ai margini del sistema produttivo, tutto questo e molto di più entrava a far parte di uno dei capolavori della storia del cinema. Nessun atteggiamento predicatorio inficia la narrazione. Anzi le gag che si susseguono nella prima parte dedicata alla fabbrica sono perfette nei ritmi e nei tempi di esecuzione (prima tra tutte la scena del pasto 'meccanizzato').
Charlot sta dalla parte degli ultimi sempre, anche quando fa la guardia notturna, e ciò gli procurò accuse di comunismo che ebbero le loro conseguenze anni dopo quando, ai tempi del maccartismo, fu costretto a lasciare gli Stati Uniti. Questo è anche l'ultimo film in cui compare il personaggio di Charlot. Il suo allontanarsi di spalle verso il futuro a fianco della monella è un addio destinato a rimanere per sempre nella memoria.

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Gli schiavi della modernità secondo chaplin

giovedì 3 marzo 2011 di il cinefilo

Charlot è l'operaio di un gigantesco complesso industriale...proprio in funzione di questo ruolo egli,pultroppo,non è che uno schiavo della modernità...vale a dire,in questo caso specifico,di quel sistema teso alla massimizzazione della produzione che obbliga l'essere umano lavoratore a utilizzare fino allo sfinimento le proprie capacità fisiche e in questo il film appare anche come un affresco storico ma umoristico,diversificato nell'epoca,dello sfruttamento continua »

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Chaplin e il dominio delle macchine

sabato 6 novembre 2010 di il cinefilo

Quasi sicuramente,a mio giudizio,si tratta del punto più alto della cinematografia di Charles Chaplin oltre a essere quello,probabilmente,più scopertamente"socialista". Il grande regista attacca la cosiddetta"era delle macchine"sfruttando,al meglio,la sua vena umoristica riuscendo così a fare convivere(magnificamente)il tragico con il comico raggiungendo una"vetta stilistica"praticamente insuperabile. Il film descrive l'universo della grande continua »

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Un film di questi tempi

domenica 4 agosto 2013 di IoSonoSilvia! =D

Alcune persone hanno una sensibilità tale da "prevedere" certi eventi. Charlie Chaplin era una di queste. Sensibile, ironico, stravagante, ci racconta in "Tempi moderni" come sarebbero stati anche i tempi del 2000: masse di gente che si muovono come un gregge e come carne al macello per raggiungere un posto di lavoro che li rende schiavi, ripetitivi, distrugge la fantasia e il senso di umanità. Un tema delicato e quanto mai attuale: la macchina e la routine quotidiana continua »

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... chaplin, un'icona del cinema mondiale.

venerdì 11 marzo 2005 di ziogiafo

ziogiafo - TEMPI MODERNI - 1936 - Alla scoperta di ... Chaplin, un'icona del cinema mondiale. Per chi ha solo una vaga idea: ... Sua "maestà" Charles Spencer Chaplin, è tra i più grandi del cinema di tutti i tempi, un artista straordinario ... attore,regista, sceneggiatore, abile acrobata, sensibile musicista ... un vero fenomeno. Noto anche come Charlot, (l'omino vagabondo, dai pantaloni larghi, dalle scarpe lunghe, bombetta e bastone da passeggio) mise a punto uno stile di recitazione derivato continua »

Charlie Chaplin-Paulette Goddard
Lui: Dove abiti.
Lei: Io, un pò ovunque.
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Charlie Chaplin-Paulette Goddard
Lui: Dove abiti.
Lei: Io, un pò ovunque.
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L'operaio Charlot (Charles Chaplin)
Mamma, mamma, ho fame volglio la pappa.
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di Mario Gromo La Stampa

Ritorna Charlot. Per offrirci un'ora di cinema, che è già un dono raro; e di un cinema talvolta irresistibile, ispirato dalla più geniale vis comica sbocciata finora su gli schermi. Bisogna però subito dire che questo, più che un film così come comunemente lo si intende, è un albo, tipicamente chapliniano, unito da un suo saldo filo conduttore. Chi se ne attendesse la felice compattezza de Il pellegrino e de La febbre dell'oro, o la compiuta sentimentale parobola de Il circo e di Luci della città, ne resterebbe forse un po' deluso. »

di Gian Piero dell'Acqua

Charlot lavora in una grande fabbrica moderna, alla catena di montaggio. Il padrone, che vorrebbe ottenere tempi più “stretti» di lavorazione sperimenta su Charlot una macchina che dovrebbe consentire agli operai di mangiare senza sospendere il lavoro: ma la macchina si guasta sottoponendo Charlot a ogni sorta di comiche angherie. Un giorno, estenuato dalla fatica, Charlot viene colto da un attacco di nevrastenia e rivoluziona tutto il reparto, poi se ne va dalla fabbrica ripetendo meccanicamente, a vuoto, i gesti che era abituato dal lavoro alle macchine. »

di Georges Sadoul

Charlot, prima operaio in una grande fabbrica, poi disoccupato. Sequenze principali: Charlot che lavora alla catena di montaggio, disorganizzandola; il padrone che dal suo ufficio sorveglia tutta la fabbricazione attraverso la televisione; la presentazione della "macchina per mangiare"; Charlot che, impazzito per il lavoro a catena, si mette a ballare come un fauno; gli operai in sciopero, Charlot disoccupato che raccoglie per caso una bandierina rossa di segnalazione, si mette alla testa del corteo, è scambiato per uno degli organizzatori e viene arrestato; la prigione, la dama patronessa e gli incongrui borborismi di Charlot; appena uscito di prigione, vara per sbaglio una nave in mare; il suo incontro con la "monella" (Paulette Goddard), inseguita per aver rubato una pagnotta; il lauto pasto che fa al ristorante senz'aver un soldo in tasca; s'installa con la ragazza in una baracca fatta di tavole; di nuovo assunto in una fabbrica, si trova con un altro operaio (Chester Conklin) alle prese con una macchina enorme; il giro sui pattini a rotelle nel grande magazzino di cui è diventato guardiano notturno; la ragazza e Charlot che cantano in un cabaret; e alla fine la loro partenza su una grande strada. »

di Roland Barthes

L'ultima trovata di Charlot è stata quella di aver fatto passare metà del suo premio sovietico nelle casse dell'Abbé Pierre. Ciò viene in fondo a stabilire un'uguaglianza di natura tra il proletario e il povero. Charlot ha sempre visto il proletario sotto le sembianze del povero: da cui la forza umana delle sue rappresentazioni, ma anche la loro ambiguità politica. Tutto ciò è assai evidente in quel mirabile film che è Tempi moderni. Charlot vi sfiora continuamente il tema proletario ma non l'assume mai politicamente; ci fa vedere un proletario ancora cieco e mistificato, definito dalla natura immediata dei suoi bisogni e dalla sua alienazione totale nelle mani dei padroni (poliziotti e principali). »

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