La febbre dell'oro

Un film di Charles Chaplin. Con Charles Chaplin, Mack Swain, Tom Murray, Henry Bergman, Georgia Hale.
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Titolo originale The Gold Rush. Comico, b/n durata 82 min. - USA 1925. - Cineteca di Bologna uscita lunedì 3 febbraio 2014. MYMONETRO La febbre dell'oro * * * * 1/2 valutazione media: 4,90 su 27 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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Il film, girato nel '25, era originalmente muto. Nel '42 ne venne realizzata un'edizione con commento parlato.
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Un caposaldo della storia del cinema
Giancarlo Zappoli     * * * * *
Showtime:
lunedì 26 settembre 2016 alle ore 6,00 in TV su DISCOVERYCHANNEL
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Un omino, cercatore d'oro solitario, affronta i rischi e i pericoli dell'algido Klondike per trovare la ricchezza. Incontra prima il temibile Black Larsen per poi instaurare un sodalizio con il robusto Giacomone in cui si imbatte accidentalmente cercando un rifugio in una baracca di legno. I due dovranno cercare di sopravvivere insieme alla fame e al freddo. Quando l'omino si recherà nel paese vicino ci troverà l'amore.
Chaplin realizza questo film dopo l'insuccesso commerciale de La donna di Parigi. Il suo affezionato pubblico non ha gradito che smettesse i panni del Vagabondo così il regista, favorevolmente impressionato da alcune foto scattate a fine Ottocento ai cercatori d'oro, ritiene di poter far tornare sullo schermo il personaggio di Charlot. Il che accadrà dopo 15 mesi dall'avvio del progetto e dopo ben 170 giorni di lavorazione. Come spesso gli accadeva la sua vita privata finì anche in questo caso con l'interferire con il film. L'attrice Lita Grey, scelta per il ruolo femminile, rimase incinta (il matrimonio riparatore in Messico lontano dai riflettori durerà due anni) e venne sostituita con Georgia Hale.
Portato sullo schermo nel 1925 il film verrà rieditato nel 1942 con un cambiamento delle musiche e la sostituzione dei cartelli con un commento sonoro dello stesso Chaplin. Ancora oggi La febbre dell'oro si presenta come un'opera assolutamente moderna, una di quelle che si imprimono in maniera indelebile nella storia del cinema. La casa in bilico sul precipizio e la stessa passeggiata iniziale sull'orlo del burrone, con tanto di orso minaccioso, sono brani da antologia. Così come la trasformazione del Vagabondo in una enorme gallina inseguita da un Giacomone affamato. Chaplin nell'infanzia aveva conosciuto per esperienza diretta i morsi della fame ed è anche per questo che riesce a mettere in gioco un'ironia che non si trasforma mai in irrisione dei diseredati ma conserva con loro un forte senso di vicinanza. Al vertice delle numerose gag sta però, ancora oggi, la scena della danza dei panini. Di per sé non si trattava di un'idea originale: già Fatty Arbuckle in Rough House ne aveva abbozzato gli elementi di base. Chaplin però eleva il potenziale di questa scena alla massima potenza.
Le cronache dell'epoca ci tramandano che alla prima al cinema Capitol di Berlino si verifico il caso, più unico che raro, di un bis nel corso di un film. Dinanzi alla danza dei panini il pubblico andò in visibilio e il direttore di sala si recò in cabina di proiezione dando ordine di riavvolgere la pellicola per riproporre la scena che venne accolta con un entusiasmo ancora maggiore.

Premi e nomination La febbre dell'oro MYmovies
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Il miglior film della storia del cinema

mercoledì 9 luglio 2008 di Gianmarco

Charlot, cercatore d'oro in Alaska ai tempi del Klondyke (1896) soffre di fame e di stenti, e si innammora della chanteuse del saloon. Il più bel film di Charles Chaplin, il miglior film del cinema muto e della storia del cinema, un immortale pietra miliare del cinema, una grandissima parabola di comicità, dramma, avventura e sentimento. Sorprendente perché mescola il dramma sociale e la solitudine della corsa all'oro con la comicità che rimedia alle atmosfere angoscianti, sopratutto quelle iniziali, continua »

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Un film di grande valore

lunedì 27 aprile 2009 di natasha rostova

E' il secondo film di Chaplin che vedo, dopo "Tempi moderni". Avrei voluto scoprire da prima questo artista, ma ahimè oggi il suo è quasi cinema di nicchia, e reperirlo non è proprio semplicissimo, anche impiegando i peer-to-peer. Andiamo alle impressioni sortite: 4 stelle a parte, spendo due paroline su quello che per me sono i veri talenti di Chaplin: la sintesi e la sinestesia. La sintesi ha un sapore acre, discende dal fitto mescolamento di bello e brutto. Non uso i termini "comico" e "tragico" continua »

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Charlot miliardario...

venerdì 20 agosto 2010 di chriss

Charlot era una proiezione mentale della complessa personalità di Charlie Chaplin. Negli anni ruggenti (seconda rivoluzione industriale), il suo vagabondo, goffo, impacciato e visibilmente grottesco, faceva ridere e piangere la popolazione americana e quella di tutto il mondo. Tuttora lo fa: i risultati non sono poi così tanto diversi da quel periodo. Charlot era un imbranato ed uno sfigato che viveva la vita giorno per giorno, cercando di arraffare da continua »

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L'origine di una cultura

mercoledì 13 aprile 2011 di mondolariano

Poche parole per definire il capolavoro di Chaplin dopo “Luci della ribalta”. Bisogna solo vederlo. Come certe cose che più invecchiano e più diventano belle, così la comicità spontanea di Giacomone e il trucco ingenuo del pollo gigante sono l’emblema di un’origine. Il cinema ha avuto origine qui, come il film stesso narra l’avventura dei pionieri agli albori di una nazione. Memorabile e commovente. Non meno straordinario è il Charles Chaplin musicista, che in questa “febbre” ha donato al mondo continua »

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di Georges Sadoul

(1942: versione sonorizzata e commentata da Chaplin, in cui sono state soppresse due brevi scene e le didascalie). Nel 1898, nel Klondyke, Charlot, cercatore d’oro, viene salvato dal grosso Jim (Mack Swain) dalle persecuzioni del malvagio Larsen (Tom Murray); poi s’innamora di Georgia (Georgia Hale), che però lo sdegna. I due amici per poco non periscono in una capanna isolata, scoprono una miniera d’oro e Charlot, diventato ricco, ritrova Georgia. Sequenze diventate classiche: i cercatori d’oro che s’inerpicano su per un colle scosceso e coperto di neve; l’incontro con Georgia in un saloon; la festa preparata per lei; la danza dei panini infilati sulle forchette; la fame nella capanna, l’allucinazione dei due amici, che si vedono reciprocamente in forma di volatili; Charlot che mangia le scarpe bollite, assaporandone e gustandone i legacci come se fossero spaghetti; il cercatore d’oro miliardario in cilindro e pelliccia, che incontra Georgia sulla nave nel viaggio di ritorno e ridiventa lo Charlot sentimentale e maldestro di sempre. »

di Eugenio Montale

Ho visto anch'io La febbre dell'oro e condivido l'ammirazione del Gerbi, che è quella dei migliori scrittori stranieri. Debbo però esporre un dubbio in proposito: Charlot pare a me un artista difficile, il fondo ebraico della sua arte e della sua tristezza indubitabile, la natura del suo humour a doppia e tripla faccia poco accessibile al pubblico. Intende adunque il pubblico quello che per i teorici di Charlot ne costituisce la specifica arte? (Arte cinematografica, non d'attore). O si vede in lui, dai più, soltanto un clown da circo, proiettato sullo schermo? […] Il tempo deciderà; e dirà se lo scroscio di risa che accompagna oggi il corpo di Charlie Chaplin sporgente sull'abisso sia lo stesso che sollevano le cadute di Ridolini; o se abbia in sé alcunché di più doloroso e consapevole, come pensano taluni, come penso io stesso talvolta. »

di Bertolt Brecht

Non condivido il punto di vista secondo cui ciò che è stato fatto in questo film non potrebbe essere realizzato oggi in teatro perché il teatro non ne sarebbe capace. Credo che non sarebbe realizzabile altrove, né a teatro, né in uno spettacolo di varietà e nemmeno in un film, senza Charlie Chaplin. Questo artista è un documento che agisce da oggi con la forza degli avvenimenti storici. Ma quanto al contenuto, ciò che è realizzato ne La febbre dell'oro sarebbe insufficiente per qualsiasi scena e pubblico. »

di Charles Chaplin

Credo che ora si verificherà nel cinema una svolta verso il genere narrativo, lo studio dei caratteri, così come io faccio nel film La febbre dell'oro. […] Guardandomi indietro, non so che dire di quest'ultimo film; ma penso ch'esso sia troppo lungo. Credo che una commedia possa anche essere lunga; ma questo è sempre pericoloso, in quanto è tisicamente impossibile far ridere ininterrottamente il pubblico per due ore di seguito. Il tempo è un grande fattore psicologico. Ogni episodio può durare soltanto un determinato lasso di tempo. »

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