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L'uomo del treno
Un film di Patrice Leconte.
Con Jean Rochefort, Johnny Hallyday, Jean-François Stévenin, Charlie Nelson, Pascal Parmentier.
continua»
Titolo originale L'homme du train.
Drammatico,
durata 90 min.
- Francia 2002.
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![]() Un film raffinato che racconta due tipi di uomini: quelli che prendono i treni e quelli che li guardano passare
Marzia Gandolfi
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Una qualsiasi provincia francese. Un uomo scende da un treno mentre un altro uomo, dentro una farmacia, non sembra attendere che quell'arrivo. Il caso li incoraggia e Milan, disincantato cascatore di circo con l'hobby delle rapine in banca, incrocia e attraversa irrimediabilmente la vita di Manesquier, anziano professore di letteratura francese. Manesquier indossa il chiodo frangiato di Milan e Milan calza le pantofole di lana di Manesquier, immaginando un improbabile ma anelato scambio di identità. Tre giorni per mettere in scena ciascuno l'esistenza dell'altro, tre giorni per scegliere di essere o non essere quell'altro… Parafrasando il pensiero di Manesquier, esistono due tipi di uomini: quelli che i treni li prendono e quelli che i treni li guardano passare, ossia i "giocatori" e i "previdenti". E il treno del titolo è quello che guarda l'uomo di Simenon, e poco importa se la storia di Leconte non è quella del romanziere francese. Un treno che in entrambi i casi conduce al gesto definitivo e radicale. Un treno che è "luogo" di passaggio, fisico e dell'anima, tra cultura e natura, tra come ci vogliono e come siamo. E Leconte, con la grazia sapiente che lo contraddistingue, suggerisce allo spettatore i movimenti dei personaggi, gli incroci e le separazioni, anticipando la tragedia umana, la stazione di arrivo… |
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Dialoghi strepitosi!
lunedì 13 gennaio 2003
di Giovanni Ciampaglia
Una colonna sonora da film western contrastano con immagini che mostrano una anonima cittadina della provincia francese. Un uomo dal volto duro e segnato, barba incolta e giubotto nero, sempre sulle stesse note, scende, portando con se una msteriosa borsa. Il caso lo porta a incontrare un goffo professore di francese in pensione. Ecco che sono dentro a una storia, ancora, sul CASO: l'incontro è insolito quanto sorprendente; un professore di francese in pensione e un ladro professionista. Il professore continua » |
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| Milan (Johnny Halliday) e l’ex insegnante di liceo (Jean Rochefort) | |
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Milan: Era un buon professore? Manesquier: In trent’anni d’insegnamento non sono mai incorso in molestie sessuali. |
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| L’anziano professore (Jean Rochefort) a Milan, il bandito. | |
| Arrivati ad una certa età si comincia a dar più importanza al tempo che fa che al tempo che passa. | |
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| L'anziano professore(Jean Rochefort) | |
| Fai attenzione alla dolcezza perché potresti perderne il gusto… | |
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Altre frasi celebri del film L'uomo del treno
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di Roberto Escobar Il Sole-24 Ore
"Passeremo, come i secoli e le colombe". Così dice l’autista della banda di Milan (Johnny Halliday). Non parla molto, questo personaggio di L’uomo del treno ( L’homme du train, Francia, 2002, 90’). Anzi, rompe il silenzio solo una volta al giorno, alle dieci della mattina. Prima - riferisce un suo complice -, pensa. Dopo, si riposa. Lo si direbbe un buon filosofo, se non fosse un rapinatore. D’altra parte, perché un rapinatore non potrebbe esser filosofo, e perché un filosofo non potrebbe esser rapinatore? Per sua e nostra fortuna, Patrice Leconte non teme queste contaminazioni di ruolo. » |
di Mauro Gervasini Film TV
Tutti i giorni feriscono, l’ultimo uccide. E aspettando un sabato di fuoco, due personaggi (anzi: due uomini) mettono a repentaglio le proprie esistenze, sognando di potersele scambiare. Un bandito che sta per rapinare una banca, un anziano professore che deve affrontare un intervento chirurgico. Uno ha invidia della condizione dell’altro, e sotto il filtro di una sceneggiatura da incorniciare (di Claude Klotz, alias Patrick Cauvin, scrittore che nel paese delle Tamaro e dei Baricco non conosce nessuno) passa il desiderio di un domani se non migliore, diverso. » |
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di Luigi Paini Il Sole-24 Ore
La vita non è un film. Gli eroi del grande schermo si possono permettere tutto; noi, travolti dal quotidiano, ci accontentiamo di seguirli nelle loro mirabolanti avventure e nei loro fantastici amori. Così fa e ha sempre fatto l’anziano ex professore (Jean Rochefort) protagonista di L’uomo del treno, di Patrice Leconte. Una brava persona, solo un po’asociale, che abita in una bella casa piena di oggetti del passato. Libri, dischi, un pianoforte, la tranquilla routine della pensione rotta solo da qualche lezione di francese a ragazzini alquanto restii a imparare la lingua di Racine. » |
Il bandito e il professore: due uomini «in panne»
di Tullio Kezich Il Corriere della Sera
Rochefort e Hallyday in «L’uomo del treno». Scende dal treno in una innominata cittadina invernale della Francia (le riprese si sono svolte nell’insolita cornice di Annonay, nell’Ardèche) un tipo che sembra piuttosto un tipaccio; e infatti attende i complici che devono affiancarlo in una rapina. Per una serie di casi, Milan viene ospitato nella fatiscente dimora a vita del malinconico e sentenzioso Manesquier, professore in pensione, vedovo di madre (per così dire) e scapolo solitario. Nel rapporto che laboriosamente si intreccia tra il garrulo padrone di casa e l’ospite guardingo, veniamo poco a poco scoprendo che i due tenderebbero paradossalmente allo scambio di ruoli perché l’uomo d’azione sogna una vita tranquilla e il sedentario volentieri si concederebbe all' avventura. » |
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